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L'incubo di Maria Teresa Ruta: «Volevano stuprarmi, non denunciai»

Pubblicato da Rosalba Carbutti Sab, 26/11/2011 - 18:02

INTERVISTA PUBBLICATA SU QN IL 26 NOVEMBRE 2011

«Dopo 35 anni quel macigno è ancora lì. Non se ne va. Un’aggressione resta un trauma. Incancellabile». La conduttrice televisiva Maria Teresa Ruta ricorda quella sera da incubo, quando a soli 17 anni due ragazzi tentarono di violentarla a 50 metri da casa. Ieri, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la conduttrice tv ancora trema, leggendo il bollettino di guerra.

Amnesty International denuncia che ogni giorno una donna su cinque in Europa subisce violenza, mentre l’Istat fotografa l’Italia. Nel nostro Paese è una donna su tre, dai 18 ai 70 anni, a fare i conti con la violenza di un uomo almeno una volta nella vita. Dati impressionanti che, per oltre il 90 per cento dei casi, le donne stesse, le vittime, nascondono. Per paura, vergogna, senso di colpa. Maria Teresa Ruta è una di loro. Era il 1977 e venne aggredita. Le dissero: «Ora divertiamoci un po’». Lei, per fortuna, reagì e fece scappare i due giovani. Ma non disse nulla. Neanche ai genitori.

In Italia 6 milioni e 743mila donne hanno subìto violenza fisica e sessuale e ogni anno vengono uccise in media 100 donne da mariti, fidanzati o ex. Perché le donne continuano a non denunciare?

«Era la fine degli anni ’70, ho fatto outing solo nel 1994. Quando accadde provavo vergogna. Parlare di stupro era scandaloso. Mi è mancato il coraggio».

 Non disse niente ai suoi genitori?

«Non volevo dare loro un dispiacere: dissi che mi avevano scippata. Mi sentivo in colpa».

Siamo nel Terzo Millennio, ma le donne in molte situazioni fanno ancora finta di niente.

«In molti casi accettano prima uno schiaffo, poi ogni tipo di sopruso. È un circolo vizioso».

 Lei se tornasse indietro cosa farebbe?

«Parlerei subito, anche se non c’è la certezza della pena. È da dieci anni che uno stalker mi perseguita ed è libero: quell’uomo sa dove abito. E tormenta me e altre colleghe del mondo dello spettacolo».

Quindi la minacciava.

«Per anni ho avuto paura per me, ma soprattutto per mia figlia. Quell’uomo mi telefonava, dicendo: ‘Ti ho appena vista entrare in casa’».

Ora però con la legge sullo stalking qualcosa è cambiato.

«Per fortuna è iniziato il processo e, ora, credo, ci penserà due volte prima di farmi videochiamate porno».

Cosa ricorda, invece, di quei due ragazzi che tentarono di approfittare di lei?

«Non dimenticherò mai le mie urla. Mi difesi come un leone, diedi calci e pugni. Provarono a sfilarmi i jeans, ma non ci riuscirono. Mi strapparono gli orecchini, poi se ne andarono. Avevo abbassato la guardia perché ero vicina a casa e mi sentivo sicura».

Tutti questi episodi tragici sonoanche causati da una mentalità sbagliata.

«Certi uomini pensano di essere legittimati al dominio. E le donne non si ribellano».

L’immagine femminile in tv non aiuta...

«Spesso le donne sono costrette a mostrarsi ‘leggere’ per lavorare. E, spesso, accettano compromessi».

Gli uomini, invece, sono immuni?

«Macché, ora capita anche agli uomini prestanti. Ma nessuno lo sa o lo dice. Nel caso delle donne, invece, quello che succede in camera da letto esce sui giornali».

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