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Genova e l'inferno di via Fereggiano

Pubblicato da Rosalba Carbutti Sab, 05/11/2011 - 17:07

Il mio pezzo pubblicato su QN (Carlino, Nazione e Giorno) il 5.11.2011

«È tutta colpa mia, dovevo fare di più». Jlli Djala in un colpo solo ha perso le due nipotine, Janissa, di un anno, e Gioia di otto, e la loro madre Shpresa. Non ha avuto il tempo di salvarle e loro, annientate dalla furia del torrente Fereggiano, non hanno potuto far altro che arrendersi al peggio. Un bollettino di guerra quello di ieri, a Genova. E una strage al femminile: sei le vittime, tutte in via Fereggiano: nel sottoscala del condominio al numero 2, con la famiglia albanese hanno perso la vita anche Angela Sanfilippo, 40 anni, moglie di un agente penitenziario, e la ventenne Serena Costa, travolta in sella al suo motorino dopo essere andata a prendere a scuola il fratello di 14 anni, che, invece, si è salvato. Non ce l’ha fatta nemmeno Evelina Pietranera, 50 anni, l’edicolante di via Fereggiano: il marito l’ha riconosciuta dalle scarpe.

Lo zio delle due bambine decedute ancora non si capacita di ciò che è successo: «Eravamo tutti e tre insieme in auto. Poi ci siamo fermati nei pressi del magazzino della nostra impresa edile. Volevo salvare qualche attrezzo, Sphresa è tornata dalle bimbe in auto. Ma un attimo dopo se le è portate via. La furia dell’acqua le ha trasportate a 200 metri di distanza. Trascinate fuori, sono finite in uno scantinato dove sono state ritrovate dai soccorritori».

Francesco Plateroti, 45 anni, inquilino del condominio dell’orrore al civico 2/b, stava dormendo, ma sentendo le urla è sceso giù, al piano terra, dietro alla porta di vetro e acciaio del palazzo. «C’era un ragazzino — racconta — che gridava: ‘c’è la mamma, c’è la mamma’, ma io non la vedevo più E non ho potuto fare nient’altro. Poi ho tirato fuori lui, Domenico Sanfilippo, 15 anni, e un anziano, Ranieri, che tra l’altro conosco. La corrente li tirava giù... Non so ancora come sono riuscito a salvarli».

In quel momento era lì anche Rosario Gioia, 38 anni, operaio disoccupato di Genova che ha visto una donna e due bambine scomparire nella piena. «Mi sono gettato nel fango — ha raccontato — ho anche afferrato la bimba di un anno. Ma quando l’ho estratta dal fango, era già morta». Erano da poco passate le 13 e già la vita di sei donne era stata spezzata da un torrente che in quindici minuti era salito di tre metri. Poco dopo il dramma dei familiari, accorsi nell’inferno di fango.

Bernardo Sanfilippo, guardia penitenziaria nel vicino carcere di Marassi, è stato avvertito dal figlio, Domenico, scampato alla tragedia. Con le mani nel fango ha tirato fuori il corpo senza vita della bimba albanese Janissa. Il papà della piccola, Flamur, era lì, atterrito con la sua famiglia sotto l’acqua. «Lui viveva per i suoi bambini», ha raccontato un amico dell’uomo all’obitorio.

 Fuori dal condominio, un inferno d’acqua e fango, di auto e moto. Una macchina accartocciata lì fuori testimoniava il disastro di quella via sventurata. E, mentre la notizia faceva il giro del web, l’emergenza si aggiornava su Facebook e Twitter: «Salite suoi piani alti». «State in casa». «Via tutti da Brignole, è allagata». «Non usate le auto». «Aprite i wi-fi, per comunicare». Consigli e numeri verdi, vademecum e testimonianze. Rabbia e indignazione per chi non ha saputo salvaguardare Genova e i suoi abitanti. A chiudere il cerchio, il video di una ragazza, completamente nel panico, in Corso Sardegna: «L’acqua si sta portando via tutto... Mi viene un infarto».

Matteo Stefanelli, su Twitter, posta la sua testimonianza: «Famiglia (anziana) di amici: lei evacuata in elicottero (Lunigiana), lui ferito da esondazione a Genova sette giorni dopo». La sfortuna riguarda Rosa e Beppe Arfinengo, genovesi: casa in un piccolo paesino della Lunigiana di 50 anime, Parana, e una nel capoluogo ligure. «Una settimana fa la signora Rosa — racconta Matteo — era stata evacuata per problemi di salute in elicottero da Parana, visto che il paese era isolato a causa dell’alluvione. Così, con il marito, erano tornati a Genova, in città. Proprio ieri Beppe è stato travolto da un’onda». Niente di grave, ma ci vorranno giorni per dare una risposta al destino.

Ps: Questioni di cuore è anche su Facebook  

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