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Berlusconi appare saldo in sella, eppure...

A leggere le cronache, la forza del governo si incrementa di giorno in giorno. La maggioranza s’allarga, i finiani litigano tra loro, la strategia movimentista e legalitaria di Bersani scontenta i moderati del Pd e prelude alla nascita di forze centrifughe nel partito siciliano, i partner del Terzo polo battibeccano sulle alleanze per le amministrative. Alla Camera, il processo breve caro al premier è stato votato anche da 6 franchi tiratori delle opposizioni. Eppure, sotto il pelo dell’acqua si intravedono movimenti di segno opposto.

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Il bluff sull'immigrazione e il doppio binario leghista

C’È l’accordo, manca la soluzione. Il ministro dell’Interno Maroni ha siglato un’intesa col suo omologo francese. Tutto risolto? La Francia accoglierà i 21mila tunisini sbarcati in Italia?

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Quando Prodi schierò la Marina contro gli albanesi

Ah, la solidarfietà. I popoli in fuga dalla dittatura, il diritto alla ricerca della felicità (o, quantomeno, della libertà), i doveri dell’ospitalità, la carità cristiana... Le parole sono le stesse, diverso fu il film. Il primo fotogramma risale all’agosto del 1991. L’Albania s’era finalmente scrollata di dosso la cappa comunista, la dittatura dell’erede politico di Enver Hoxha, Ramiz Alia, era finita, nel Paese regnava il caos. A Roma governava Andreotti, in Puglia sbarcarono quasi 20mila albanesi.

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Il vento dell'antiberlusconismo tira da oltreoceano

Le cronache dal campo di Manduria descrivono una situazione forse ingovernabile, certo ingovernata: par di capire che gli immigrati vengano lì raccolti nella speranza che ne scappino al più presto per dirigersi autonomamente verso altri paesi europei. E’ difficile che l’odierna missione di Berlusconi in Tunisia possa rivelarsi decisiva. Come ha osservato il premier, la debolezza del neonato governo di Tripoli mal si adatta alla speranza di una linea dura contro nuove partenze alla volta dell’Italia.

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Tra monetine e nevrosi prevalgono i calcoli di bottega

Mentre Berlusconi tornava ad indossare i panni del signor Ghe Pensi Mi, replicando sul problema degli immigrati a Lampedusa lo schema già applicato a quello dei rifiuti in Campania (compreso l’acquisto di una villa in loco), a Roma il confronto politico si faceva scontro senza quartiere. L’appello del capo dello Stato a soluzioni condivise è caduto nel vuoto, la rottura tra maggioranza e opposizioni appare insanabile, il lancio di monetine davanti a Montecitorio evoca fatalmente il clima del ’93. Difficile, oggi, distinguere tra popolo viola e militanti del Pd.

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Libia, le ragioni dell'insolito silenzio di Berlusconi

Sul piano della politica estera, si direbbe che l’Italia sia diventata una repubblica presidenziale. Non passa infatti giorno senza che il capo dello Stato non commenti l’evoluzione della crisi libica e il connesso problema legato all’immigrazione. Napolitano parla, e sembra dare la linea al governo. Berlusconi tace, e sembra subire l’iniziativa del Quirinale. Ma, per quanto scivolosa, quella del basso profilo è una scelta.

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I partiti non tengono, nuove regole non bastano

L’uscita di Fini dal partito e il successivo travaglio di Fli ci avevano fatto dimenticare i problemi del Pdl. Una recente intervista di Dell’Utri e il recentissimo attivismo di Scajola ci riportano alla realtà di un partito diviso per bande e lontano dal territorio. Fini la denunciò all’inizio della tenzone con Berlusconi: avrebbe potuto mettersi a capo del dissenso trasversale che allignava nel partito; ha preferito capeggiare il fronte antiberlusconiano confidando nella rapida caduta del premier. Un errore di calcolo, che però non rimuove il problema. Ed è un problema generale.

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Il caso Scajola e la gruppocrazia

Dall’inizio della legislatura più di 120 deputati hanno cambiato casacca e in parlamento fioriscono gruppi come margherite nel mese di maggio. Siamo passati dalla partitocrazia alla gruppocrazia. C’erano una volta i partiti forti, che espropriarono le istituzioni accreditandosi come sede del vero potere politico. Oggi siamo all’eccesso opposto perchè i partiti sono deboli. Hanno confini identitari labili e gli uomini forti che li animano non esitano a dar vita a nuove sigle e a gruppi parlamentari autonomi.

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Miracolo ad Annozero, la complessità fa share

Allora si può. Si può, in televisione, fare informazione senza fare spettacolo. Si possono illustrare le prorie tesi senza trasformarle in inutili polemiche. Si può argomentare civilmente senza essere interrotti. Si può, e questa per molti è una novità rivoluzionaria, andare a fondo a questioni complesse e dilungarsi nell’illustrarle senza timore di perdere ascolti. Lo dimostra l’ultima puntata di Annozero, la meno santoriana tra tutte.

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L'Armageddon e la riforma della Giustizia

C’è voluto l’Armageddon, l’idea di essere allo ‘scontro finale’ con la magistratura, per indurre Silvio Berlusconi e il suo governo a varare la riforma delle Giustizia. La politica ne parla da prima che il Cavaliere scendesse in campo. Il Cavaliere ne parla da 17 anni. Ma ogni volta che ha pensato di metter mano alla riforma, c’è sempre stato qualcuno tra i suoi consiglieri che l’ha dissuaso: lascia perdere, non ti conviene, te la faranno pagare.

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