Pdl, quando parlano gli avvocati la politica è già morta
La maggioranza è numericamente salda, i sondaggi incoraggianti, il Pd anninchilito. Eppure, i maggiorenti del centrodestra sembrano preda di un cupio dissolvi difficilmente comprensibile dagli elettori. Tornando ad invocare la secessione, Bossi relativizza l’obiettivo del federalismo fiscale e offre argomenti a Fini e all’Udc. Lasciando che la propria forza interna venga quantificata in «cinquanta parlamentari», Fini si mette ai margini del Pdl. Incoraggiando (o comunque non frenando) Feltri nell’agitare i dossier grondanti veleno, Berlusconi soffia su un fuoco che avrebbe tutto l’interesse a spegnere con l’acqua della politica e della mediazione. Nel vuoto di strategia, a dominare è la tattica. Nell’imbarazzo delle colombe, è l’ora dei falchi. O, prospettiva di gran lunga peggiore, degli avvocati. Ne risulta un’immagine caotica, in parte frutto dell’esigenza degli alleati di lanciarsi segnali obliqui, ma che rischia di trasformare le voci interessate circa la possibile crisi del governo nella classica profezia che si autoavvera. Quando la matassa politica s’ingarbuglia, a tagliarne i nodi sono spesso altri e ben più oscuri poteri.
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