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Liberi tutti, il suicidio di Magri e quello di Cristo

Pubblicato da Andrea Cangini Mar, 29/11/2011 - 19:32

Si chiamava Gesù il primo suicida della storia del cristianesimo. Un uomo figlio di un dio che scelse la morte per testimoniare la vita. Destino analogo a quello di molti martiri della fede nei quali la Chiesa volle riconoscere il segno della santità. Così anche per la Patria: <I martiri del Risorgimento>, si dice. Ma in entrambi i casi si pretende spesso l'esclusiva. Per il papa <la vita è un bene indisponibile> poiché <appartiene solo a dio>. <L'uomo non ha mai il diritto di uccidersi... la sua vita appartiene alla Patria>, diceva con spirito simile Napoleone Bonaparte. Ma non sono più né i tempi di dio né quelli dello Stato. E' il tempo dell'uomo, della sua nuda tragedia. La troppa luce, dunque, e la troppa ombra. L'abbagliante passione vitale dell'uomo spinto dal narcisismo che sceglie la morte per sopravviverle come <eroe>. La cupa disperazione dell'uomo solo, schiacciato dal peso di una vita di cui non riconosce il senso. Ci si può uccidere per egoismo, ci si può uccidere per generosità: per appesantire la vita di chi resta o per alleggerirla. Ma anche per riscattare la propria, per affermare una certa idea di sé, per testimoniare un valore, per vigliaccheria, per coraggio, per il gusto estetico d'un bel gesto, per timore d'una brutta figura, per amore di libertà, per l'incapacità di sentirsi liberi... Troppo complessa, tragica e umana è la materia: astenersi dal giudicare la scelta di Lucio Magri sarebbe buona norma per tutti.

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