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L'Armageddon e la riforma della Giustizia

Pubblicato da Andrea Cangini Ven, 11/03/2011 - 21:44

C’è voluto l’Armageddon, l’idea di essere allo ‘scontro finale’ con la magistratura, per indurre Silvio Berlusconi e il suo governo a varare la riforma delle Giustizia. La politica ne parla da prima che il Cavaliere scendesse in campo. Il Cavaliere ne parla da 17 anni. Ma ogni volta che ha pensato di metter mano alla riforma, c’è sempre stato qualcuno tra i suoi consiglieri che l’ha dissuaso: lascia perdere, non ti conviene, te la faranno pagare. Hanno però cercato di fargliela pagare lo stesso: chi gli garantiva la possibilità di una tregua, ha dovuto regolarmente  prender atto che la guerra era ancora in corso. Fino a ieri  è andata così. Ma la vicenda Ruby ha convinto Berlusconi d’essere giunto alla resa dei conti. L’Armageddon biblico, appunto. E così s’è deciso a fare quello che avrebbe dovuto fare all’inizio della sua tormentata stagione politica. Che la riforma vada in porto è auspicabile, ma non certo. Toccando la Costituzione, richiederà almeno un anno e mezzo di lavoro e non essendo realistico pensare che venga approvata con i due terzi dei voti, dovrà passare il vaglio del referendum confermativo. E’ dunque chiaro che l’iter della riforma accompagnerà l’intera legislatura e in un certo senso ne giustificherà il proseguio. Dopo le scorse elezioni politiche, ciascuno dei tre leader del centrodestra impugnò una bandiera: Bossi quella del federalismo; Berlusconi quella della Giustizia; Fini quella del presidenzialismo. Assistere al destino di queste tre riforme aiuta a capire il peso politico e la reale volontà riformatrice di ciascuno dei loro interpreti. Il federalismo è partito per primo, e se dovesse arenarsi Bossi non ci penserebbe un attimo a staccare la spina del governo. La riforma della giustizia è stata avviata quando Berlusconi non ne ha più potuto fare a meno: un modo, anche, per allungare l’ombra dell’interesse generale sul conflitto con i magistrati. Il presidenzialismo ce lo siamo giocato, ed è un peccato. Fini ha fatto altre scelte. Se si arriverà al 2013, Bossi e Berlusconi potranno uscire di scena sapendo d’aver (forse) lasciato traccia del proprio passaggio in politica. Fini no.

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