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La patrimoniale c'è, ma Bersani e Berlusconi negano

Pubblicato da Andrea Cangini Mar, 06/12/2011 - 20:37

La sinistra politica e sindacale ha finalmente trovato una bandiera comune: la patrimoniale. Bersani la reclama, Di Pietro ne lamenta l’assenza, Diliberto ne invoca la presenza, Vendola ne soffre la scomparsa, Camusso ne auspica l’avvento. Eppure c’è. Frammentata, ma c’è. Nel decretone appena licenziato dal governo c’è una tassa sui patrimoni immobiliari pari al 4 per mille del valore catastale delle prime case e al 7,6 dalla seconda in poi. C’è una tassa esponenziale sulle auto oltre i 170 kw, le barche oltre i 10 metri, i velivoli oltre i 1000 chili. C’è un’imposta di bollo da definire che toccherà in maniera progressiva sia i conti correnti sia i prodotti finanziaria eccetto i fondi pensione e quelli sanitari. C’è la tassa dell’1,5% sui capitali già scudati. Sommate, le quattro voci fanno una bella patrimoniale. Parola che a sinistra è considerata sinonimo di «equità» e a destra di «sopruso». Bersani e compagni ne lamentano dunque l’assenza per mostrarsi equi, Berlusconi e soci gli reggono il gioco per accreditarsi come l’unico argine al governo tartassatore. Due ipocrisie figlie del medesimo disagio politico.

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