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Il paradosso di Mario Monti

Pubblicato da Andrea Cangini Sab, 26/11/2011 - 21:01

La politica è movimento, azione. Il suo senso più profondo si riassume in un’unica parola: fare. Il governo Monti, dunque, rimarrà ‘tecnico’ solo in caso di inerzia e pertanto di fallimento. Qualsiasi cosa faccia diverrà invece ‘politico’. Condizione necessaria, ma non sufficiente, al fare è però la forza. E di forza Monti ne ha più di quanta non ne abbia mai avuta alcun premier prima di lui. Tranne il sindacato, tutti i poteri formali e informali che condizionano la politica italiana sono oggi dalla sua parte: i media, la finanza, Confindustria, le élite intellettuali, il Quirinale, gli Stati Uniti, il Vaticano, forse la massoneria, certamente le istituzioni politiche e monetarie europee. Anche le masse (2 italiani su 3, dicono i sondaggi) e il parlamento per ora sono al suo fianco. Ma qui s’annida il possibile vulnus. Quando la politica «fa», si pone infatti al centro della scena e determina le identità di tutti: dei cittadini come dei partiti politici. E non è detto che questi mutamenti incontrino il favore dei diretti interessati. L’opinione pubblica è infatti dalla parte di Monti per due ragioni: per conformismo (lo sono quasi tutti) e perché il governo non ha ancora licenziato alcun provvedimento. Quando sarà chiaro che tornerà l’Ici, forse aumenterà l’Iva, certamente muteranno le regole del mercato del lavoro e della previdenza, qualcosa potrebbe cambiare. Quanto ai partiti, il loro consenso è frutto di un ricatto dovuto alla contingenza: nessuno se la sente di rompere con Monti correndo così il rischio di passare alla Storia come il responsabile del tracollo finanziario del Paese. Ma quanto potrà durare? Ad oggi, è già caduto uno dei temi forti che hanno portato alle dimissioni di Berlusconi. Prima si diceva che il problema era la scarsa credibilità internazionale del Cavaliere (il vicesegretario del Pd Letta stimava in 200 punti di spread il valore delle sue dimissioni) ora, constatato che il differenziale dei nostri titoli di Stato con i bund tedeschi non accenna a calare, si dice che il problema è la miopia della Merkel e la reattività dell’Europa. Ci si muove dunque a tentoni. Due sole cose sembrano certe: l’eventuale successo del governo Monti comporterebbe l’implicita rottamazione delle prime file dei partiti che l’hanno sostenuto e la ridefinizione del sistema politico italiano. Difficile che tali prospettive solletichino la fantasia di Pd e Pdl. Siamo dunque a un paradosso: la stabilità e il successo del governo Monti si fondano sulla recrudescenza della crisi economica. Non si sa davvero cosa augurarsi.

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