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I partiti non tengono, nuove regole non bastano

Pubblicato da Andrea Cangini Mar, 15/03/2011 - 19:23

L’uscita di Fini dal partito e il successivo travaglio di Fli ci avevano fatto dimenticare i problemi del Pdl. Una recente intervista di Dell’Utri e il recentissimo attivismo di Scajola ci riportano alla realtà di un partito diviso per bande e lontano dal territorio. Fini la denunciò all’inizio della tenzone con Berlusconi: avrebbe potuto mettersi a capo del dissenso trasversale che allignava nel partito; ha preferito capeggiare il fronte antiberlusconiano confidando nella rapida caduta del premier. Un errore di calcolo, che però non rimuove il problema. Ed è un problema generale. Scajola dice che l’amalgama del Pdl non è riuscita: gli ex An fanno gruppo contro gli ex FI, e viceversa. Discorsi simili vengono fatti a proposito del Pd e la mancata mescolanza tra il grosso degli ex popolari e la maggioranza degli ex diessini. I finiani ci manca poco che tornino a dividersi tra rautiani (stavolta uniti a Fini) e almirantiani (stavolta non lontani da Berlusconi). Persino nella Lega s’odono sinistri scricchiolii. Le regole elettorali, e soprattutto i regolamenti parlamentari, incoraggiano la frammentazione: si è già notato il nefasto passaggio dalla partitocrazia, che come osservò il giurista Maranini era un male in sè, alla gruppocrazia. Nulla tiene, parrebbe. Perché nulla, al di fuori dell’interesse personale di ciascun dirigente politico, sembra essere rimasto. Mai come oggi gli intellettuali sono stati estromessi dalla vita politica, il che rende i confini identitari dei partiti ancor più labili. Mai come oggi la militanza è apparsa in crisi. Lo dimostra, salvo rare eccezioni, l’incapacità di Pd e Pdl di pescare al proprio interno i candidati alle prossime amministrative. L’eclissi dello stile istituzionale, del senso dello Stato, e perfino della dignità individuale e della vergogna personale fanno il resto. E ciascuno può voltar gabbana senza remore. La conseguenza di tutto ciò è che le fratture interne ai partiti fiaccano le capacità dei governi e depotenziano le possibilità delle opposizioni. Questo è il male. La cura (assai parziale) sta in regole che obblighino alla virtù chi appare vocato alla sola furbizia.

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