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C'è del metodo, nella follia di Fini

Pubblicato da Andrea Cangini Gio, 17/02/2011 - 22:08

C’è del metodo, evidentemente. Gianfranco Fini s’è chiuso in se stesso, non accetta mediazioni, non intende parlare con chi manifesta dubbi o preoccupazioni, manda letteralmente a quel paese tutti quelli che l’avvicinano con spirito anche vagamente problematico. E’ convinto d’essere popolare nel Paese, e questo gli basta. E’ sicuro del fatto che, come ama dire, il tempo sia galantuomo e che il tempo di Berlusconi sia finito. Dà molto credito alla portata dell’offensiva giudiziaria in corso; è sicuro che dai governi stranieri arriveranno segnali di esplicita insofferenza nei confronti del premier; ha motivo di credere che i poteri forti italiani ed esteri siano pronti a scaricare il governo Berlusconi. Se ne frega, Fini, del dissenso dei suoi. Di più. Vuole rinnovare il partito. Sembra volersi sbarazzare di tutti coloro che creano problemi. Questo il senso del suo intervento sul Secolo d’Italia: è chiaro che chi, a torto o a ragione, si sente a disagio tra i ranghi di Fli lo leggerà come un calcio nel fondoschiena. Non è gradevole essere definito un ‘venduto’ dal proprio capo. Argomento debole, peraltro, trattandosi di persone che a dicembre hanno evidentemente resistito alle lusinghe del premier. Argomento scivoloso per un presidente della Camera, che mette in discussione l’onestà e la moralità dei deputati che l’hanno eletto. Non ci sono precedenti.

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