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Berlusconi guadagna tempo, lo scetticismo dilaga

Pubblicato da Andrea Cangini Gio, 27/10/2011 - 21:17

Dopo aver costretto il premier Silvio Berlusconi a rendere più stringente la «lettera di intenti» fissando tempi e scadenze di ciascuna riforma promessa, i partner europei dell’Italia si sono dichiarati soddisfatti. E non poteva essere diversamente. Tradizionalmente, però, i mercati sono meno ‘diplomatici’ dei politici: un’idea sul loro effettivo grado di fiducia nelle finanze italiane si avrà già oggi, quanto il Tesoro metterà all’asta Btp per circa 6 miliardi. L’impressione è che in Italia e all’estero la fiducia sia scarsa. Per tante ragioni. Non ultimo il fatto che fare riforme senza soldi né sponde sociali è quasi impossibile anche per un governo solido fondato su una maggioranza coesa. E, come attestano i dissidi tra premier e ministro dell’Economia,  il governo Berlusconi non è solido, poggia su una maggioranza sfibrata e fronteggia delle opposizioni che, nonostante gli appelli del premier, soffieranno  sul fuoco delle tensioni sociali. Sembra inoltre che la situazione interna non sia destinata a migliorare. Nel Pdl molti hanno infatti l’impressione che il cedimento del premier al veto leghista sulle pensioni di anzianità e il tenore della sua offerta politica a Bruxelles nascondano una rassegnazione di fondo. E’ sciocco parlare di «un patto» tra Berlusconi e Bossi per andare ad elezioni in primavera, ma è chiaro che entrambi si stanno attrezzando in questo senso. Non per scelta, ma per realismo. Non è dunque una forzatura dire che il primo obiettivo della lettera di Berlusconi ai partner europei è quello di prendere tempo. Arrivare a gennaio vorrebbe dire scongiurare del tutto la, in verità modesta, possibilità di un ribaltone. Ma vorrebbe anche e di conseguenza dire che prende corpo l’ipotesi di elezioni a marzo. E ciò mette in allarme coloro che nel Pdl temono di non essere ricandidati o comunque rieletti, accrescendo pertanto il rischio di nuovi incidenti parlamentari tipo la recente bocciatura del rendiconto generale dello Stato. E’ su questi umori che fa leva Casini. Il leader dell’Udc (e, di fatto, del Terzo polo) confida in una possibile fronda nel Pdl  e per questo preme su Bersani affinché schieri con maggior decisione il Pd a favore di un governo di larghe intese. Operazione non facile. Come ha scritto anche il Wall Street Journal, l’opposizione era e resta il  miglior alleato di Berlusconi. Il Pd non pare un’alternativa credibile. E Bersani sembra intenzionato a non «sporcarsi le mani» con i provvedimenti impopolari che deriverebbero da larghe interse, confidando invece nel voto con l’attuale sistema elettorale. Il massimo, dal suo punto di vista.

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