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Liberi tutti, il suicidio di Magri e quello di Cristo

Si chiamava Gesù il primo suicida della storia del cristianesimo. Un uomo figlio di un dio che scelse la morte per testimoniare la vita. Destino analogo a quello di molti martiri della fede nei quali la Chiesa volle riconoscere il segno della santità. Così anche per la Patria: <I martiri del Risorgimento>, si dice. Ma in entrambi i casi si pretende spesso l'esclusiva. Per il papa <la vita è un bene indisponibile> poiché <appartiene solo a dio>. <L'uomo non ha mai il diritto di uccidersi...

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Il paradosso di Mario Monti

La politica è movimento, azione. Il suo senso più profondo si riassume in un’unica parola: fare. Il governo Monti, dunque, rimarrà ‘tecnico’ solo in caso di inerzia e pertanto di fallimento. Qualsiasi cosa faccia diverrà invece ‘politico’. Condizione necessaria, ma non sufficiente, al fare è però la forza. E di forza Monti ne ha più di quanta non ne abbia mai avuta alcun premier prima di lui.

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Monti, Passera e la tentazione di far politica davvero

Mai s’era visto un premier incaricato ricevere la fiducia in un’aula semivuota. E’ il segno che Mario Monti viene percepito come un corpo estraneo dai partiti: usarlo per approvare riforme necessarie ma impopolari e gettarlo via è il desiderio di molti. E’ dunque probabile che, se i mercati si calmeranno, Berlusconi e soprattutto Bersani tenteranno di strangolarlo in culla. Lasciarlo crescere comporterebbe dei rischi. L’ambizione, infatti, non riguarda solo i politici, ma anche i ‘tecnici’.

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Il futuro (breve) di Monti e il sogno di Rothschild

Pur non essendo estraneo al circolo Goldman Sachs ed avendo in passato incarnato l’immagine del tecnocrate, Romano Prodi ha detto che il governo Monti rappresenta «la sconfitta della politica». E’ vero, ma la sconfitta non è di oggi. Oggi si spegne una stella morta ormai da tempo. Da quando si è realizzato il sogno di Mayer Amschel Rothschild, capostipite della famosissima dinastia di banchieri, che nella seconda metà del Settecento così scriveva: «Autorizzatemi ad emettere moneta e a controllare i sistemi monetari del Paese e io non mi preoccuperò più di chi fa le leggi».

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La politica è morta, il governo tecnico già c'è

Nel criticare l’ennesimo affondo di Luca Cordero di Montezemolo contro il governo, Sandro Bondi usa argomenti efficaci (la sovranità popolare, meglio i politici dei tecnici) ma superati. Con Berlusconi che auspica vincoli europei per convincere Bossi a fare la riforma previdenziale e si fa dettare da Bruxelles e Francoforte una lista di riforme mai ipotizzate prima, di cosa stiamo parlando? La politica oscilla tra inadeguatezza e impotenza, il governo tecnico è già in carica.

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Terroristi? Sacconi ripete quel che Fini disse nel 2002

Si può anche dissentire dall’equazione fatta dal ministro Sacconi tra «violenza verbale» e terrorismo. Gianfranco Fini, ad esempio, dissente. «Le sue sono parole gravi», dice. Nel marzo 2002, però, quando il cadavere di Marco Biagi era ancora caldo e Fini era ancora berlusconiano la mise così: «Il clima si è fatto troppo esasperato e credo sia opportuno che tutti riflettano prima di parlare». Riflettere è sempre opportuno. Nel 2002 come nel 2011.

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Magistrati: Cascini scava il solco, Ingoia lo difende

Quando il procuratore di Palermo Ingroia s’avvicina a un microfono, i magistrati più equilibrati tremano. Anche quelli antiberlusconiani. Insostenibile la sua ultima tesi: che i giudici non debbano applicare leggi «ingiuste». Non stupisce dunque che il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, lo inviti alla «prudenza». Dev’essere un omonimo di quel Giuseppe Cascini che, precorrendo la tesi di Ingroia, definì «illegittima» la maggioranza di centrodestra. Netta è infatti la differenza tra i due: il primo ha parlato al congresso del Pdci, il secondo a un convegno di Sel.

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Il blairiano Renzi e Bersani il conservatore

Nel Pd la chiamano la ‘Dottrina Bersani’. E’ un misto di prudenza e fatalismo che induce il segretario a muoversi lungo solchi già arati, evitare gli strappi culturali, non raccogliere i guanti di sfida lanciati dagli avversari: quelli interni così come quelli esterni. E’ opinione diffusa che, se realmente costretto dagli eventi, Pier Luigi Bersani abbia il temperamento per adeguare il partito a un nuovo corso politico. Quel che gli manca è la capacità e il gusto necessari a preparare l’approdo senza che appaia come un improvviso balzo nel vuoto.

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L'eurorealismo di Silvio Berlusconi

Nel settembre 2001 Silvio Berlusconi era al governo e Luigi Crespi era ancora il suo sondaggista di fiducia. Per convincere gli italiani che il passaggio dalla lira all’euro sarebbe stato un affare, il premier costituì una commissione presso palazzo Chigi composta da Crespi, Costanzo, Vespa, Pagnoncelli, Masi e altri esperti di comunicazione. «Mi dovetti dimettere — ricorda oggi il sondaggista — c’era un tale eccesso di retorica e di entusiasmo europeista che mi sentivo a disagio...».

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Berlusconi guadagna tempo, lo scetticismo dilaga

Dopo aver costretto il premier Silvio Berlusconi a rendere più stringente la «lettera di intenti» fissando tempi e scadenze di ciascuna riforma promessa, i partner europei dell’Italia si sono dichiarati soddisfatti. E non poteva essere diversamente. Tradizionalmente, però, i mercati sono meno ‘diplomatici’ dei politici: un’idea sul loro effettivo grado di fiducia nelle finanze italiane si avrà già oggi, quanto il Tesoro metterà all’asta Btp per circa 6 miliardi. L’impressione è che in Italia e all’estero la fiducia sia scarsa. Per tante ragioni.

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