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Grazie agli uomini in divisa

Pubblicato da Gabriele Cané Lun, 04/08/2008 - 00:22

Cari uomini in divisa, innanzitutto grazie. Grazie a voi, e grazie alle forze dell’ordine che già svolgono ogni giorno un duro lavoro per il quale meriterebbero più mezzi e più considerazione. La seconda c’è, i primi mancano.

Dunque, bisogna fare di necessità virtù e mettere in campo tutte le migliori energie possibili per fronteggiare l’offensiva della criminalità. Quelle dell’Esercito, appunto, le vostre, gente addestrata e capace che darà una mano nei luoghi più caldi delle nostre città. Non risolverete il problema, non sconfiggerete la delinquenza, ma qualcosa in più su questo fronte riuscirete a fare.

Dunque, grazie, anche a nome di quelli che non vi vogliono. Il sindaco di Roma Alemanno, ad esempio, che teme una militarizzazione della capitale controproducente per il turismo. Ma visti i numeri e i compiti (meno di 800 uomini che a Roma presidieranno le innumerevoli sedi ministeriali o diplomatiche) non ci sarà uno straniero che griderà allo scandalo. A Londra o Parigi circolano molte più divise e manganelli senza che nessuno invochi l’intervento dell’Onu.

Grazie anche a nome di chi continua a considerarvi degli antagonisti. «Arrivano i loro», titolava ieri il Manifesto interpretando un diffuso sentimento della diffusa sinistra radicale. Loro chi? Loro dovrebbero essere i malviventi, non gli uomini in divisa. Lo scrisse persino Pier Paolo Pasolini in una leggendaria poesia indirizzata agli studenti nel lontano ’68: «Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri». Sono passati 40 anni, ma niente da fare. Loro, cioè voi, siete sempre nemici. Dunque, grazie doppiamente. Fatelo per noi. E, nonostante tutto, anche per «loro».

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