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Emergenza clandestini, polemica sul nulla

Pubblicato da Gabriele Cané Sab, 26/07/2008 - 11:04

ABBIAMO scoperto l’acqua calda. Abbiamo scoperto che i clandestini sono un’emergenza. E abbiamo scoperto che a parlare di emergenza clandestini si turbano le coscienze dei buonisti italiani in servizio permanente effettivo. E così sul filo di lana di questo week end estivo nasce l’ennesima polemica tipicamente italiana: cioè fondata un po’ sul nulla e un po’, come detto, sulla scoperta di qualcosa che tutto il Palazzo ha conosciuto e condiviso. Partiamo dalla decisione del Governo.

Non ci sono dubbi che abbia un valore simbolico, diciamo pure politico, sul fronte della dissuasione. Un messaggio chiaro, l’ennesimo: cari signori, qui è cambiata l’aria; chi entra di nascosto, chi non è in regola, avrà vita dura.

Detto questo, lo strumento usato, è già quasi da rottamare, da quanto tempo circola nelle stanze dei governi italiani. Un’ordinanza nata infatti nel 2002 con Berlusconi, ed ereditata senza colpo ferire da Prodi, visto che si tratta di attivare più attenti meccanismi di controllo e più generosi strumenti di accoglienza, e non di sparare a palle incatenate sui barconi della speranza.

Il centrosinistra, al massimo, si è concesso un piccolo sconto a inizio anno, riducendo l’emergenza alle tre regioni di frontiera del Sud, le più esposte agli sbarchi. Ottima idea. Peccato che sia scientificamente dimostrato che nonostante siano migliaia i disgraziati che si avventurano in mare dalle coste libiche, sono molti di più, la stragrande maggioranza, i clandestini che arrivano da altre frontiere, in modo ben diverso e meno traumatico: in aereo, in treno o in bus con regolari visti turistici. Poi, il visto scade, e loro restano. Al buio.

E’ evidente quindi che il fronte non è tanto e solo quello meridionale, e che la clandestinità è per definizione un problema nazionale. Certo, si potrà contestare che di emergenza si trattti. Se è vero com’è vero che la Ue ci attribuisce circa 600 mila clandestini, più di Francia e Spagna, ad esempio, la popolazione senza nome di una grande città, è evidente però che qualcosa bisogna fare. Ed è altrettanto certo che tutti dicono che qualcosa va fatto, ma c’è sempre qualcuno a cui poi non va bene quello che si fa. Così da sinistra tornano fuori le accuse di fascismo, di razzismo, le inquietudini democratiche e via discorrendo. Nel frattempo il problema cresce e la clandestinità continua spesso a fare rima con criminalità. Non sappiamo se è un’emergenza. Ma le assomiglia molto

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