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E sulle tavole del palazzo torna il 'Porcellum'

Pubblicato da Gabriele Cané Mar, 15/07/2008 - 10:28

Lo hanno chiamato «Porcellum», in senso di massimo disprezzo. Erano tutti d’accordo nel denigrarlo, anche l’ideatore, che lo definì «una maialata». Eppure, dopo il voto, questo sistema elettorale sembra che nessuno lo voglia più cambiare, che stia bene a tutti. Del resto, il centrodestra ha vinto le elezioni con largo margine e Veltroni ha avuto il suo partito. La bandiera della riforma è rimasta tra le mani di chi è rimasto per volontà popolare fuori dal Palazzo. Non mi sembra serio. Giovanni P., Siena

Caro amico, le dirò: se c’era una cosa di cui non si sentiva la mancanza in Italia, era proprio la discussione sulla legge elettorale. Per mesi, prima del voto di aprile, questo dibattito ci ha accompagnato, seguito, ossessionato. Doveva esserci il pareggio. Era sicura l’ingovernabilità. Insomma: andavamo incontro, secondo gli «esperti», a disgrazia certa.

Non è successo nulla di tutto ciò, e come d’incanto, il «problema» è scomparso. Dissolto. Senza rimpianti, intendiamoci. Anche perchè l’esito delle urne ha confermato una semplice verità: sono gli elettori a determinare il risultato, e non la legge di cui si servono. Nel 2006 niente ha funzionato per il «banale» motivo che in realtà nessuno aveva vinto.

Detto questo, non è vero che non si vuole cambiare il cosiddetto «Porcellum». Anzi. Giusto ieri, pur avendo cose molto più serie a cui pensare, si è riunito una sorta di stato maggiore di tutti i partiti per discutere proprio di nuova legge elettorale. D’Alema e Casini la vogliono alla tedesca, Cicchitto la preferisce alla spagnola per confermare il neonato bipolarismo. Insomma, come vi spiega qui sotto Franco Cangini, ognuno la vuole come più gli fa comodo. Comunque, nessun problema. Loro una legge la faranno, per carità. Ma alla fine a votare, se Dio vuole, ci andremo noi

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