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Omicidio Bhutto, italiani i primi scoop sulla strage

Pubblicato da Mario Caligiuri Mer, 02/01/2008 - 11:55

LO «SCONTRO DI CIVILTÀ» ovvero il «confronto tra le culture» sta avvenendo sempre di più anche nel campo dell’informazione. E la vicenda Bhutto lo dimostra. Non sono più i tempi del rapporto Mc Bride in cui, alla fine degli anni ’70, si affermava che il sistema mondiale dei media
era controllato quasi interamente dall’Occidente. E’ significativo l’esempio di Al Jazeera, l’emittente satellitare televisiva voluta
dall’emiro del Quatar, che ha inventato l’informazione
all’araba, invertendo il «flusso delle informazioni a senso unico» dall’Europa e dagli Usa verso il resto del mondo.
In Europa la più sollecita a rispondere è stata la Francia, che ha promosso la costituzione del canale France 24, che in un solo anno di attività è riuscito a prevalere sulla Bbc ed è secondo solo ad Al Jazeera in alcuni Paesi del Maghreb.Ma non tutte le iniziative del genere
hanno grande successo. In Italia, però, si registra l’iniziativa di Aki, Adnkronos International, un’agenzia di stampa che gradualmente
si sta imponendo a livello internazionale. Infatti, proprio Aki-Adnkronos in esclusiva ha lanciato la notizia della rivendicazione di Al Qaeda del mortale attentato a Benazir Bhutto. E ha diffuso, sempre in esclusiva, le dichiarazioni di Brian Michael Jenkins, analista della
Rand Corporation e tra i massimi esperti mondiali di terrorismo,
in cui sostiene che «l'assassinio di Benazir Bhutto fa avanzare la strategia del caos di Al Qaeda, per neutralizzare qualsiasi offensiva militare pachistana contro i talebani e per rendere il paese ingovernabile». Jenkins è comunque "cauto nell'attribuire responsabilità specifiche per l'attentato di due giorni fa in cui è morta la Bhutto"
ed afferma che "forse non sapremo mai tutta la verità dietro sull'assassinio".

LA CREDIBILITÀ di Aki deriva anche dal fatto che l’agenzia di stampa diffonde i notiziari in arabo, inglese ed italiano e si caratterizza
sul versante della multimedialità. Fondata nel 2003 nell’ambito del Gruppo Adnkronos, tende a creare uno spazio di informazione e
di dialogo tra Europa e mondo islamico. L’organico di Aki è di oltre 50 persone specializzate e multietniche, attive in Italia ed all’estero, con una rete di corrispondenti locali. Attualmente sta formando 4 stagisti iracheni. Di fronte a scenari sempre più complessi, uno spazio inedito per affermare il ruolo italiano nel mondo potrebbe essere proprio quello di creare un’originale esperimento di integrazione con il mondo musulmano.A riguardo, sostiene il direttore della rivista di geopolitica «Limes», Lucio Caracciolo, "è importante creare un modello
di integrazione italiano spendibile per rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo islamico. In particolare, si potrebbero ipotizzare più canali televisivi, che però non si limitino a tradurre in lingua araba le cronache italiane ma che invece siano interessanti per i
destinatari. Inoltre, sarebbe importante integrare il punto di vista arabo ed islamico nei testi scolastici sui temi di quella importate parte del mondo". Inoltre il sociologo, docente universitario e primo deputato di origine arabo-islamica del parlamento italiano Khaled Fouad Allam afferma che "è logico che l’Italia abbia una funzione mediatrice". Una collaborazione che utilizzi intelligentemente i media delle due sponde del Mediterraneo, certamente aiuterebbe la realizzazione di questo ruolo, con uno scambio di giornalisti, con nuovi cicli di formazione sul campo, con l’uso dei satelliti, con la riscoperta della memoria condivisa.

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