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Tu quoque, Brute, fili mi

Pubblicato da Eleonora Caddeo Mer, 09/11/2011 - 22:19

Dopo diciassette anni finisce l'era Berlusconi. Forse.

Si perché qualora realmente si dimettesse (e ricordiamoci che è servito un secondo comunicato stampa, stamani, per rassicurate gli scettici italiani ed europei sull'effettivo abbandono forzato dello scranno da parte del premier)' sarà ancora una volta lui, capo del governo senza piú maggioranza, a dettare i tempi e i modi del suo arrivederci.

In vita mia, con tutta sincerità, non mi era mai capitato di vedere uno sconfitto dettare il come e il quando della sua resa al proprio vincitore. E quest'ultimo, talmente inebriato dall'inaspettata gloria, acconsentire senza riserva a tutte le condizioni del "prigioniero".

Sembra quasi un bluff, lascio ma come e quando dico io. E lo spread dev'essere un ottimo giocatore di poker perché di fronte a questa ostentata ma poco credibile buona mano del governo italiano, non sembra esserci cascato. Anzi, sentendo odor di bruciato ha deciso bene di rialzare, per la serie "tra il vedere e il non vedere"... .

Su quasi tutti i giornali stamattina oltre alla notizia del giorno, le dimissioni di B., campeggiava un'altra parola, piú volte usata in questi anni dal premier accostandola ai momenti piú grigi del suo "regno". La parola in questione è "traditori". Quelli di cui oggi il governo fa la conta all'interno della sua stessa compagine.

Io nel 1994, quando ebbe inizio l'era B., non avevo ancora dieci anni. Crescendo, come donna e come cittadina, ho imparato a conoscere, fatti o meglio, non fatti alla mano, il significato del concetto traditore.  E se oggi dovessi fare un breve excursus degli ultimi vent'anni di politica italiana, mi verrebbe da dire, con molta franchezza, che di traditori ne ho visto susseguirsi all'incirca 945, politico piú politico meno. 

Facendo questa riflessione, che probabilmente non riceverà molti consensi, mi voglio ricollegare all'ultimo esempio lampante di tradimento, il maxi emendamento, ddl che in tre giorni, circa, potrebbe diventare legge. Sono consapevole che si tratta di un ddl basilare per la ripresa dell'Italia, vitale per la sua economia, e conditio sine qua non per la sua serena permanenza nell'Ue.

Capisco anche che l'approvazione di questo maxi emendamento rappresenta per un'opposizione ormai scevra di alcun guizzo vitale il tassello necessario per il tentativo ci ascesa al potere. Con quali volti, e quali coordinate politiche non é ben chiaro. 

Eppure piú ci penso e piú mi fa rabbia.

Il maxi emendamento potrebbe venire approvato in soli tre giorni, e questa rapidità politica, fatemi essere cinica,é motivata dal fatto che questo ddl serve tanto allo Stato quanto ai suoi amministratori. 

Quanti altri ddl, proposte di legge, bozze, necessari quanto questo (e che forse avrebbero permesso all'Italia di fronteggiare in maniera diversa e con piú dignità la crisi) non hanno usufruito della stessa snellezza dei tempi politici?  Tanti, sicuramente troppi.

Alcuni sono rimasti incompiuti, altri sono ancora in balia di tempi di approvazione troppo dilatati, altri ancora sono rimasti fermi al palo, in attesa che contrapposizioni interne ad uno stesso partito si sanassero.

Oggi non é sicuramente il tempo di cercare i traditori, é semmai il momento di rimboccarsi le maniche e rialzare l'Italia.  Ma se qualcuno, cercando magari il nuovo possibile timoniere del nostre paese, volesse verificare questa mia opinione, gli consiglio di iniziare dal parlamento. Partito dopo partito, tra maggioranza e opposizione, inizierà a scorgere un numeroso gruppo di "Bruti", che in questi ultimi decenni hanno ordito la congiura piú atroce verso l'Italia, quella all'immobilità.

Una condanna che oggi costringe noi popolo italiano in ginocchio, ormai da tempo con le rotule ben pigiate su un tappeto di ceci,  ad implorare l'aiuto dell'Europa. E a pregare che la buona mano dell'Italia non sia solo l'ennesimo bluff di un giocatore che ha finito le fiches. 

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