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Soprattutto i ricchi piangono... se si ipotizzano tagli ai vitalizi parlamentari!

Pubblicato da Eleonora Caddeo Gio, 01/12/2011 - 10:52

Contro i "taglietti" ai vitalizi dei parlamentari scatta la protesta bipartisan, con minacce di azioni legali e dimissioni entro l'anno per evitare il provvedimento. Tutto questo avviene mentre a noi comuni cittadini, che dobbiamo farci carico del peso più ingente dei nuovi provvedimenti anti crisi del governo tecnico, ci viene chiesta da questi stessi politici, pazienza, sopportazione, rigore e partecipazione. 

Alla faccia dell'uguaglianza!

Ma snoccioliamo bene la questione.

Dal primo gennaio 2012 potrebbe entrare in vigore un provvedimento mirato a ridimensionare i vitalizi pensionistici dei Parlamentari. Per il calcolo delle pensioni degli onorevoli, deputati e senatori, si passerà al sistema contributivo, anche per chi è attualmente in carica. E soprattutto, provvedimento che ha destabilizzato più scranni tra Montecitorio e palazzo Madama, scatterà la nuova norma tagliola: se si ha più di un mandato parlamentare alle spalle l'assegno arriverà con il compimento dei 60 anni, mentre chi ha accumulato un solo mandato dovrà attendere addirittura fino ai 65 anni. 

Comprensibile lo sconcerto dei due palazzi. La pensione è assicurata ed economicamente dignitosa, ma la si potrà iniziare a riscuotere come un italiano comune, ovvero entro il compimento di un minimo di età pensionistica. Il che, valutati i 60 anni richiesti o i 65 al massimo, mi sembra un'età abbastanza accettabile, tenuto conto che l'italiano medio ad oggi si pone il problema di se, e quando riuscirà ad andare in pensione. E soprattutto, una volta pensionato, con quali soldi lo Stato gli pagherà tale sussidio.

E' comunque bufera in parlamento e panico soprattutto tra quei 350 neoeletti che col nuovo sistema pensionistico potrebbero rimanere del tutto esclusi dall'assegno. Le regole saranno infatti valide solo per l'ultimo anno di legislatura, quando non avranno ancora raggiunto quei 4 anni, sei mesi e un giorno che col vecchio sistema avrebbero garantito la pensione. Ovviamente le cose potrebbero essere modificate da un provvedimento dell'ultim'ora formulato ad hoc per evitare tare inconveniente.

Ci sarebbe da piangere, ma mi impongo di sorridere perché certe scene pietose non meritano tanta esternazione di umanità.

L'Italia è in ginocchio, e noi italiani siamo oberati da aumenti sulle imposte, manovre, e tagli nelle entrate, consapevoli che dal prossimo primo gennaio i provvedimenti, salva nazione e moneta comune, saranno ancora più rigidi. 

Il tutto ci viene imposto, sotto forma di "sacrificio per il bene comune" da un governo tecnico che è appena salito in cattedra e di cui dobbiamo, nolenti o volenti, fidarci, altrimenti sarà la fine per l'Italia, dicono da più parti, politici e opinione pubblica.

Benissimo. Fidiamoci del governo montiano e sopportiamo i provvedimenti anticrisi, come ci viene chiesto dalla politica perché "necessario".

Sembrerebbe quindi scontato che di fronte ad un "taglietto" diretto alle casse dei parlamentari, il minimo che dovrebbero fare questi signori è, in un momento di crisi come quello attuale, e per il bene dell'Italia, accettarlo di buon grado, senza ma e senza se.

Quanto meno per dare il buon esempio. Visto che la tagliola che potrebbe colpirli, nell'immediato, non sarebbe poi così annosa.

Invece no, al solo pensiero che un tale provvedimento potrebbe diventare effettivo dal prossimo primo gennaio, in Parlamento si scatena una vergognosa protesta bipartisan. 

C'è chi dice a denti stretti di accettare la tagliola ma reclama l'ingiustizia di un provvedimento che andrebbe a colpire solo alcuni, e non chi invece è in Parlamento a sbaffo degli italiani da decenni. Altri pensano già all'escamotage: dimissioni entro l'anno e vitalizio sicuro da subito (a patto che il Parlamento accetti le dimissioni).  In ultimo ci sono quelli che con sorriso finto affermano di essere pronti al sacrificio, qualora il governo fornisse loro informazioni sui conflitti di interesse che riguarderebbero alcuni dei componenti dell'esecutivo.

Non so voi, ma io da tutte queste scusanti mi sento presa in giro. E non si tratta di destra, centro o sinistra, qui la vergognosa mancanza di rispetto per il popolo italiano è unitaria, tristemente apartitica e sfacciatamente a sostegno degli interesse privati di uomini che auspicherebbero oggi e in futuro di governarci in nome dell'uguaglianza, e sotto il segno del rispetto e della fiducia.

"Ma mi faccia il piacere!", mi verrebbe da dire.

Oltretutto poi a questi signori si sta chiedendo di ritardare l'età pensionabile e rendere proporzionale la pensione ai contributi effettivamente versati. Esattamente quello che questi stessi signori, intesi come politica in generale, impongono pari pari agli italiani, ovviamente con maggiore incertezza e minore attenzione sul minimo dell'età pensionabile. 

Mica gli viene questo di abbandonare i loro privilegi!

Nessun governo ancora ha chiesto e ottenuto la diminuzione dello stipendio mensile dei parlamentari, piuttosto che la cancellazione dei benefici, o una rendicontazione pubblica e fruibile di come vengono spesi i soldi pubblici. Diminuzione del numero dei parlamentari, drastico taglia e cuci su portaborse, snellimento del parco macchine di rappresentanza, voli aerei non ufficiali pagati come un qualsiasi altro passeggero, e così discorrendo.

Tutti concetti non solo mai accettati dal Parlamento, ma ovviamente, è il caso di dirlo, nemmeno mai proposti da alcun parlamentare.

La mia speranza era che questo governo tecnico, presentatosi agli italiani nel nome dell'equità, proprio all'insegna di questo postulato d'azione, nei provvedimenti anticrisi iniziasse "colpendo" chi ha sempre avuto di più. Non pensavo a chissà quali restrizioni, semplicemente trattare un parlamentare da italiano, levandogli quella condizione, ormai acquisita, di "entità superiore".

Un'italiano paga le tasse, lo faccia allo stesso modo e in proporzione alle sue possibilità anche un parlamentare. Lo stipendio medio di un italiano che occupa una determinata mansione d'ufficio è una certa cifra? Benissimo, allo stesso modo si retribuisca un onorevole. Un cittadino va in pensione a 65 anni e con 30 anni di contributi? Idem accada per un parlamentare. L'aereo di Stato per un viaggio privato Roma-Milano destinazione Stadio San Siro non lo si prende, a meno che non si faccia lo stesso servizio taxi per noi cittadini. E l'elenco potrebbe continuare quasi all'infinito.

E' vergognoso quanto ridicolo dover elencare dei contenuti che dovrebbero essere già scontati e contenuti nel postulato di base dell'uguaglianza, sul quale si dovrebbe sviluppare una qualsiasi democrazia.

A questi signori politici che oggi si lamentano per questi "tagli improvvisi" sui vitalizi chiedo solo una cosa: rispetto.

Io, da italiana, sono pronta a fare tutti i sacrifici necessari per sanare le sorti dell'Italia, a patto di non essere presa in giro. 

Siete dei privilegiati, e continuerete ad esserlo anche dopo questi miseri taglietti (sempre se effettivamente diventassero attuativi). In nome della dignità del popolo italiano, di tutta quella maggioranza di cittadini onesti che fanno andare avanti, come possono, un paese colpevole di avere un cuore decisionale marcio,  qualora aveste da lamentarvi fatelo a bassa voce, cercando di fare silenzio di fronte al sacrificio altrui.

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