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Mario Monti, l'uomo che sembra sappia ascoltare

Pubblicato da Eleonora Caddeo Dom, 04/12/2011 - 23:46

 

"Chiediamo sacrifici ai cittadini e da parte mia, mi è sembrato doveroso, come atto di sensibilità individuale, rinunciare al compenso da presidente di presidente del Consiglio e come ministro dell'Economia".

E' quanto ha annunciato pochi minuti fa il presidente del consiglio, Mario Monti, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi di presentazione della manovra anti-crisi, corso della quale ha sottolineato inoltre che "abbiamo stabilito che il presidente del Consiglio, i ministri e i sottosegretari non parlamentari che siano dipendenti pubblici non conservino l'intera retribuzione in godimento ma il solo trattamento fondamentale, fatti salvi i diritti previdenziali"

Non ultimo ha concluso spiegando come "per i membri del Governo ci sarà un criterio di trasparenza a livello delle migliori pratiche internazionali, e abbiamo deciso di ispirare le nostre dichiarazioni patrimoniali al principio di non dichiarare solo quello che prevede la modulistica attuale ma di dichiarare per intero i patrimoni".

Questo preambolo, non un atto dovuto ma voluto, che lo si voglia leggere come mossa tattica o come primo segno di rispetto verso gli italiani, è sicuramente un gesto dalla forte valenza. Sul contenuto di quanto appena annunciato solo il tempo e la dichiarazione dei redditi trasparente e onnicomprensiva dell'intero patrimonio potrà verificarne l'effettivo rispetto. Ma non è questo, quello di cui voglio parlare. Voglio soffermarmi sul gesto.

La vera forza di queste parole, prima ancora che nel contenuto, a mio parere, sta nel fatto che queste sono la prima vera risposta ad una domanda che gli italiani ponevano da tempo alla politica nazionale. 

Per la prima volta dopo anni, la classe dirigente ascolta il popolo. Un gesto che da troppo tempo mancava nell'approccio al governo della politica italiana.

Probabilmente, diranno da più parte gli scettici, queste promesse di rinunciare allo stipendio da premier e ridimensionare quanto percepito dai membri dell'esecutivo sono solo parole al vento, paragonabili ad un buon bicchiere di succo d'arancia per buttare giù la pillola amara della manovra. Il tempo di buttare giù il boccone pesante e il succo finirà come le promesse annunciate in diretta agli italiani.

Non lo so. E sinceramente, in un momento così grigio per l'Italia, voglio cercare almeno di guardare quanto accade con un'ottica un po' più fiduciosa e incoraggiante.

Ecco perché voglio credere a queste parole. Ed ecco perché sentendole pronunciare a quell'uomo pacato con gli occhiali da vista e i capelli bianchi mi è balzato in testa un pensiero "forse è quello giusto".

E non dico che Mario Monti sia l'uomo politico giusto per guidare l'Italia. Sostengo che Mario Monti è il tecnico capace e necessario ora per fare i conti sulla situazione in rosso della nazione, e trovare il modo per aggiustare le cose, con un certosino lavoro di tagli e cuci economico, sociale e strutturale. Credo inoltre che nel fare questo sia un uomo capace di serietà, obiettività, correttezza e distacco da personalismi. E ne sono fortemente convinta nonostante tutto quello che si è sentito in questi giorni sul governo da lui formato, esecutivo ricco di banchieri e di evidenti conflitti d'interesse.

So bene che anche se il premier Monti si privasse dello stipendio come capo del governo non camperebbe certo di stenti, visti anche i 25mila euro mensili previsti per la carica di senatore a vita. Il fatto è che mai nessuno prima di lui, e come lui cospicuamente remunerato, aveva mai annunciato un tale gesto.

Il gesto di un folle? O di un bravo "venditore" di sé stesso? 

Io voglio leggere questo gesto come un atto di rispetto da parte di un uomo privilegiato. Non nascondendo la propria condizione di privilegiato, che comunque sussisterebbe anche con qualche rinuncia mensile, Mario Monti ho voluto fare un gesto forte che potesse avvicinare la sua figura a quello di un cittadino italiano. 

In tempi di crisi tutti dobbiamo stringere la cinghia. E con quest'annuncio pare lo voglia fare anche il capo del consiglio.E io, da credulona e da emotiva, apprezzo questo gesto, e credo in questo parole, nate in risposta alla richiesta urlata a squarciagola dagli italiani sull'annullamento dei privilegi alla classe parlamentare. Una classe, sia quella attuale sia quella delle legislature precedenti, che si è dimostrata incapace, incompetente, ingorda e imbrogliona. Non meritevole di sedere su quegli scranni, di rappresentare il popolo italiano, e di vivere di privilegi a sbaffo nostro.

Mario Monti, dall'ipotesi del conferimento dell'incarico da parte del presidente della Repubblica sino al giorno del giuramento come capo del consiglio, è sempre stato descritto come un professore, un tecnico, pacato, pragmatico e poco esperto nel comunicare.

Un'ora fa circa, il professor Mario Monti mi ha fatto conoscere per la prima volta la figura di un premier che ascolta il popolo. Non un ascolto finalizzato al voto elettorale, ma un ascolto diretto a dare risposta ad un senso di inadeguatezza e di insofferenza del popolo italiano. 

Da tempo incalzava la richiesta di maggiore dignità e più ampia considerazione da parte degli italiani. Tutti si sono ben guardati dal dargli una risposta concreta. Sinché non è arrivato il professor Monti, che prendendo tutti alla sprovvista, con semplicità ha iniziato a rispondere a questa domanda.

Non un politico agitatore di folle, ma un uomo di accademia capace di ascoltare.

 

 

 

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