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Italiani si nasce...forse. Se sei nato in Italia e figlio di stranieri non è così scontato. Paese che vai, civiltà che trovi!

Pubblicato da Eleonora Caddeo Mer, 23/11/2011 - 23:43

''Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla e' un'autentica follia, un'assurdita'. I bambini hanno questa aspirazione''. 

Sono queste le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che hanno fatto scatenare la bufera tra la larga maggioranza che a tutt'oggi sostiene il neonato governo Monti. Parole che debbono aver fatto accapponare la pelle ad una parte del Pdl e a tutta la Lega Nord il cui portavoce, Roberto Calderoli, ha tenuto a precisare come "la vera follia sarebbe quella di concedere la cittadinanza basandosi sullo 'ius soli' e non sullo 'ius sanguinis'". C'è anche un'altra faccia del parlamento italiano, a parer mio un'espressione più umana dell'Italia, rappresentata da 113 senatori (appartenenti a Pd, Idv e alcuni del Terzo Polo) che in risposta a questo auspico di Napolitano hanno presentato oggi un ddl inerente la modifica della legge del 1992 e che assegnerebbe la cittadinanza ad ogni nato in Italia indipendentemente da quella dei genitori. 

Sicuramente questo sull'attribuzione per nascita o per "eredità genitoriale" della cittadinanza italiana è un tema dalle multisfaccettato, e, soprattutto perché riguarda da vicino dei minori e il futuro di questi, è di per sé delicatissimo.

Secondo quanto riportato da "Save the children" al 1 gennaio 2010 i minorenni stranieri residenti in Italia sono poco meno di un milione, di cui oltre 570mila sono nati in Italia, cifra significativa che sottolinea come il 60 per cento dei minori stranieri residenti oggi nel nostro paese, sono anche nati nei confini nazionali.

Il tema è delicato, eppure non mi sembra di mancare di rispetto al valore intrinseco nel concetto di "cittadinanza italiana" se dico che passare da uno stato di "ius sanguinis" ad uno di "ius soli" sarebbe un segno di civiltà, umanità e progresso.

Questi minori stranieri, nati e cresciuti in Italia da genitori non italiani, sicuramente e giustamente avranno nel proprio bagaglio culturale valori e insegnamenti legati alle nazionalità dei rispettivi padri e madri, ma, crescendo in questo paese, sono convinta che matureranno nel loro dna, nel loro modo di vivere e di relazionarsi, nei loro gesti, nelle parole, nei modi di porsi, moltissimi pregi o difetti tipici dell'italiano "doc".

E non mi sento una credulona a dire questo. 

Sono convinta che le diversità culturali esistono, e che spesso è difficile anche comprendere il modo migliore nell'approcciarle. Però sono altrettanto convinta, che, in molti casi, il "diverso" è evidente più agli occhi dei genitori, che non nei gesti di questi piccoli coetanei multi-etnici che ogni giorno si ritrovano tutti insieme all'asilo, piuttosto che in una classe della scuola dell'obbligo, o al calcetto pomeridiano.

Perchè negare a oltre mezzo milione di minori, nati in Italia, la cittadinanza italiana? Cos'hanno di diverso da nostri figli, fratellini, nipoti, o cugini? Un colore della pelle diverso forse, occhi di una forma non comune, modi di vestirsi talvolta differenti. Ah sì, anche due genitori non italiani. 

E questa sarebbe una valida scusante per negare loro la cittadinanza italiana? Però allora se questi stessi minori stranieri sbagliano perché pretendiamo a gran voce la stessa giustizia (in molti casi c'è chi auspica anche più intransigenza) prevista per i cittadini minorenni "italiani doc"? 

Giustificazione "non uguaglianza" bocciata.

La risposta più logica a questa domanda (badate bene che è una risposta a doppio taglio) sarebbe quella che essendo nati e cresciuti in Italia devono sottostare alla legge italiana, ed essere giudicati e puniti come un italiano. Sbaglio?

Quindi un minore straniero nato in Italia per un cittadino italiano è anche lui italiano sì, ma solo in certi casi. Quando si tratta di concedere a questo minore la cittadinanza come tutela, per infondergli un senso di patria (senza mai cercare di soppiantare le sue origini), e per renderlo parte di un progetto comune forse tutta questa "italianità" agli occhi dell'italiano giudicante viene a mancare.

E per quale motivo?

Per paura forse? Perché ciò che non si conosce provoca paura, timore di sopraffazione o di frustrazione. Ma paura di cosa?  Di un colore diverso della pelle, di un ragazzo che potrebbe scegliere di professare una religione differente dalla nostra, di un futuro uomo o donna che potrebbe avere pensieri o valori distanti in certi casi dai nostri?

Rimango perplessa. Tacciare l'altro come portatore di diversità e quindi soggetto maggiormente rischioso per la nostra società, scusatemi, ma più che una scusa la leggo come una buffonata. Abbiamo visto, anzi ho visto come tra i minori italiani, e anche tra gli adulti, ci siano esempi poco felici di italianità. Io per prima sono portatrice sana di sbagli ed errori, eppure sono italiana purosangue.

Giustificazione "diversità" bocciata. 

Un' altra possibile giustificazione per non concedere a questi minori stranieri nati in Italia la cittadinanza potrebbe essere per non equiparare i figli di italiani ai figli di non italiani. Ma scusatemi se rido (per non piangere) mentre scrivo questa frase. 

Se fosse questa la giustificazione, la mossa successiva da fare sarebbe levare la cittadinanza di essere umano a chiunque lo pensi. 

Sono convinta, con mio grande rammarico, che i figli di italiani, nel quotidiano, saranno sempre visti diversamente, un gradino sopra, rispetto ai figli di non italiani. Legalizzare questa ottusa diversità sarebbe poco umano. E so già che dicendo questo sarò etichettata come la più estrema elettrice di centrosinistra.

Fandonie. Su questo tema mi comporto come vorrei che un'altra persona si comportasse con un mio possibile figlio o fratello.

Dicendo questo non assurgo né alla posizione di giurista, né di giudice. Parlo come giovane italiana che vive in una nazione multi-etnica, in certi casi ancora molto schiva a questa multi-etnicità, e che si relaziona quotidianamente con giovani stranieri. 

Loro, che non sono nati in Italia, oggi vivono, studiano, o lavorano nel mio stesso paese cercando di esserne parte integrante e positiva. Certo, in loro è forte il senso di patria d'origine, e gli usi e i costumi della loro famiglia, eppure pagano le tasse come me, fanno la fila dal medico di base come me, e di fronte ad una partita della nazionale italiana, il più delle volte (a patto che l'avversario dell'Italia non sia la squadra della nazione d'origine) tifano anche più di me.

E questo è l'esempio di giovani stranieri non nati in Italia. Figuriamoci un bambino nato e cresciuto in questo paese. 

Sicuramente questi bambini potranno mangiare più speziato, e pregare un altro Dio per scelta propria o indicazione dei genitori (come avviene d'altra parte per gli italiani, solitamente battezzati in tenera età senza possibilità di scelta individuale), però cresceranno giorno dopo giorno al fianco di nostri figli, o fratelli, e con loro condivideranno la vita, plasmando a vicenda i propri caratteri.

Per continuare con la schiera delle giustificazioni improbabili, chiunque sostenesse la motivazione dello "straniero delinquente, drogato o mafioso", con molta umiltà gli indicherei di guardare prima nel folto vivaio di casa nostra. La pecora nera c'è anche nelle migliori famiglie, e in Italia ormai ne abbiamo un bel gregge!

Per chi invece si sentisse leso dallo "straniero che supera l'italiano nei bandi pubblici" relativamente ad asili nido, mense scolastiche, sussidi statali, case popolari ed altro, in questo caso non darei la colpa allo straniero quanto alla legge italiana. Sono ignorante in materia, però non credo di sbagliare dicendo che alcuni pezzi delle nostra giurisdizione andrebbero svecchiati e rimodellati al nuovo costrutto sociale.

In ultimo a quanti volessero tirare in causa la questione "cittadinanza agli stranieri = voti" chiarisco solo che la questione politicamente può sussistere, ma ne sarebbero portavoce persone che mai vorrei mi rappresentassero. In questo caso parlo di rispetto di vite umane, non di sporcizie partitiche.

Si potrebbe continuare a parlare ore rispetto a questo tema, molto probabilmente senza mai trovare un punto d'incontro tra chi è favorevole e chi è contrario a concedere la cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia, ovvero circa 572mila minorenni attualmente residenti nel nostro paese.

Per concludere vi porterò un'esempio di quotidianità. 

Matteo e Samir hanno 7 anni. Il primo è figlio di italiani, madre torinese e padre salentino, lei casalinga lui medico. Il secondo è figlio di genitori stranieri, entrambi da quasi dieci anni in Italia con regolare permesso di soggiorno e lavoro stabile in catena di montaggio. 

Matteo e Samir si incontrano tutti i giorni dietro ad un banco di seconda elementare. Chiacchierano, studiano, si scambiano le figurine e le merendine, parlano di calcio e di cartoni animati, conoscono insieme il mondo, a volte scontrandosi nei pareri e nei valori.

Entrambi parlano italiano, entrambi mangiano italiano, entrambi respirano italiano, entrambi credono di essere italiani allo stesso modo.

Se avete il coraggio, voi che ancora sostenete questa diversità per legge, spiegateglielo voi a Matteo e Samir che uno dei due si sbaglia.

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