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Governo Monti, dalle parole ai fatti. Io, Italia, speriamo che me la cavo!

Pubblicato da Eleonora Caddeo Ven, 18/11/2011 - 11:09

Contro l'Italia "non ci sono complotti internazionali" né da parte "dei poteri forti". 

 Così Mario Monti ha parlato ieri sera nell'aula di palazzo Madama dove il Senato ha dato piena fiducia al governo con 281 sì e 25 no (tutti della Lega Nord) facendo riferimento alle critiche alzate da più parti rispetto ad un esecutivo di tecnici "troppo" rappresentativi di certe importanti élite.

 In effetti, anch'io, quando ho sentito il nome di Corrado Passera come ministro per le Infrastrutture e lo Sviluppo economico sono rimasta un attimo basita.

 Corrado Passera, senza nulla togliere alla sua esperienza in materia, non è sicuramente un tecnico qualunque. E' l'uomo del via alla privatizzazione di Poste Italiane, ed è, anzi è stato sino a martedì mattina, il numero uno di Intesa-San Paolo.

 Torna il concetto negativamente noto del conflitto d'interesse?

 Sicuramente toccherà a Passera togliere qualsiasi dubbio in merito, e anche agli altri ministri, molti dei quali condividono con il numero uno di Infrastrutture e Sviluppo un incarico ministeriale che stride per qualche ragione con il proprio passato personale.

Da cittadina, al momento, non posso fare altro che stare a guardare e aspettare i fatti, non le parole.

Ho voluto dare fiducia a Mario Monti e continuerò a farlo almeno sino a concedergli il tempo minimo per dimostrare il suo valore come tecnico, e quello dell'esecutivo da lui organizzato.

 Sono stata piacevolmente colpita martedì sera, durante il giuramento di fronte al capo dello Stato, nel vedere le mani di Monti e di altri illustri colleghi tremare (spero per l'emozione) al momento della firma e della stretta di mano con Napolitano. 

 Sono stata sorpresa di vedere tre importanti ministeri, Interni, Giustizia, e Lavoro, affidati a delle donne, e che donne mi verrebbe da dire. 

 Conosco Anna Maria Cancellieri come ex commissario prefettizio di Bologna, avendo vissuto nella città emiliana, e di lei ho il ricordo di una donna tutta d'un pezzo. Pragmatica e con i pantaloni. La Cancellieri mi dà l'impressione di una che sa il fatto suo, scaltra, di polso, preparata. Sta a lei ora usare questi attributi, che possono essere letti come un arma a doppio taglio, per il bene dell'Italia.

 Una donna del genere agli Interni se "pulita" nelle sue azioni posso tranquillamente dire che sia una certezza di rinascita, ma qualora tutta questa trasparenza fosse meno evidente? 

Dovrei ammettere che è cambiato poco rispetto al passato, ma questa è una possibilità  a cui non voglio pensare in questo momento.

 Mario Monti ha più volte ripetuto che il futuro deve partire dai giovani. Ha ribadito che l'Italia deve dare la possibilità alle sue nuove leve di crescere e affermarsi nei confini nazionali.  

Le ho sentite altre volte queste parole. Ma non nego che nel discorso a braccio di Monti ci ho voluto leggere un pizzico di sincerità in più. 

 Nel programma dell'esecutivo montiano ho sentito ripetersi anche un altro importante concetto, quello di "equità". 

 Quello che sarebbe più equo ora, a mio modestissimo parere, sarebbe approvare nel giro di pochi giorni, come successo per il maxi emendamento, un ddl dove si tagliano alcuni, e basterebbero, dei cospicui privilegi di cui usufruisce alla faccia nostra il Parlamento.

Non sarebbe un ddl popolare nelle due Camere, è evidente, ma sarebbe sicuramente un atto che sosterrebbe la fiducia incondizionata che larga parte del popolo italiano ha voluto dare a questo governo, e in primis a Mario Monti. 

 Dopo questo "piccolo" gesto, allora si che lei, signor Monti, può parlare di equità e pretendere che io le creda.

 Ici, pensioni e lavoro, questi alcuni dei punti focali su cui lavorerà il nuovo governo con l'obiettivo di rimettere in sesto un paese al tracollo. 

La speranza è che il filo conduttore di questi focus programmatici sia sempre quello dell'equità e del bene comune.

 Non lo nego, il punto di domanda di fronte al neo-nato governo Monti è forte. E non perché sia venuta meno la fiducia nel leader, ma semplicemente perché parlare per concetti astratti è molto più semplice.

 Se in un primo momento è stato il viso pulito e serio di Monti a influenzarmi positivamente nel dargli fiducia, oggi, di fronte alla cruda realtà italiana quel viso da papà buono e la sua rinomata preparazione tecnica non bastano. E servono a poco anche i buoni propositi. 

 Quello che serve sono i fatti, chiari, esaustivi e puliti, quasi come se non fossero dei prodotti politici, ma il frutto di un lavoro certosino per il bene personale. Sì, proprio così, il bene personale di ciascun cittadino italiano, cioè la figura che ciascun membro di quel governo, proprio per il ruolo che ricopre, rappresenta.

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