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Giovani preparati, colti e... insensibili. Quando il titolo che precede il nome diventa un filtro del mondo

Pubblicato da Eleonora Caddeo Lun, 21/11/2011 - 11:44

La cultura si può comprare,l'intelligenza con cui applicare tale cultura,quando serve, nella vita di tutti i giorni, è sempre più una merce rara.

No stamattina non ho deciso di vaneggiare! Vorrei semplicemente fare una chiacchierata informale (sperando che qualcuno mi smentisca) riguardo questo concetto, tanto scontato quanto raro da riscontrare nei giovani d'oggi.

Chiacchierando con più persone, giovani dai 26 ai 35 anni, questo fine settimana ho dovuto, mio malgrado, aprire gli occhi e rendermi conto che non spesso essere giovane e preparato, scolasticamente preparato, vuol dire essere tanto intelligenti da guardare la vita senza paraocchi, o preconcetti che siano.

Dovrebbe essere la base della forma mentis di un giovane moderno, colui che oggi giustamente chiede una politica, una società ed un mondo a sua misura. Eppure troppe volte in questi giorni sono stata smentita da miei coetanei, che insieme ad una preparazione scolastica, ottima a livello settoriale, scarsa in cultura generale, chiacchierando tra amici, ostentava ampia strafottenza, poca umiltà, e qualche accenno di paraocchi. 

Senza un'intelligenza personale, umana, come uomo che sa relazionarsi nella vita di tutti i giorni, cultura a tutto tondo dai condizionali a volte sbagliati ma dalle indicazioni di vita basilari, ahimè un'ottima preparazione accademica serve a poco.

Va be', io nella vita, per lavoro e per aspirazione faccio la giornalista (o almeno ci provo) e già di per sé questo mestiere dovrebbe rendere maggiormente evidente l'attitudine ad aprire la mente, confrontarsi, ascoltare prima di imporsi, informarsi ad ampio raggio, chiedere quando non si conosce, e coniugare la preparazione scolastica con gli assiomi fondamentali dell'intelligenza spiccia, di uomo prima ancora che di interprete di un determinato mestiere. Ma non mi escludo a priori da questa corrente ignorante di giovani.

Il primo assioma fondamentale del giovane moderno dovrebbe essere quello del "open mind", aprire la mente ed essere realmente pronti ad andare oltre i limiti umanamente posti da preferenze  e credenze personali, indirizzi politici, e studi accademici.

Questo primo concetto è, forse, anche il più inflazionato. Tanti giovani si riempiono la bocca di questo concetto, facendolo proprio solo a parole e senza mai applicarlo nella vita di tutti i giorni. 

Ora non voglio assolutamente fare di tutta un'erba un fascio, anzi spero e sono convinta che la stragrande maggioranza dei giovani italiani e non siano dei giovani diversi, con la G maiuscola, però pensare che anche solo una minima parte del nuovo costrutto sociale italiano sia accademicamente moderno, e umanamente arretrato mi fa rabbrividire.

Nella quotidianità spesso mi imbatto in questi esempi negativi di giovani. Il più delle volte la conversazione inizia con "ma tu dai, per lavoro fai la giornalista, ti pagano per farti gli affari degli altri", tra l'ironico e il volutamente pungente. Ovviamente non è la frecciatina personale che mi colpisce, è tutto quello che viene dopo, concetti, e atteggiamenti che si ricollegano direttamente al secondo assioma fondamentale del ragazzo moderno.

L'intelligenza è il filtro e dosatore del tuo essere. Ti fa capire laddove usare la tua preparazione accademica e quando invece fare sfoggio,a braccio, della cultura di vita; ti suggerisce che ostentare umiltà è un atteggiamento che non ti farà mai passare per quello che non sei, ed è bene farne abuso. Non ultimo, l'intelligenza, o sensibilità umana, è quella sfumatura dell'essere che dovrebbe sedare la strafottenza  insita, quasi come conditio sine qua non, in ogni giovane, in favore di un ragionevole dubbio.

Voglio spiegare meglio questo secondo assioma, per evitare di essere male interpretata.  Sia chiaro la preparazione accademica è fondamentale per un giovane moderno,ma credo fortemente che la cultura "da strada", che si matura lungo il corso della propria vita e smussa il carattere di ognuno di noi, riempiendo di sfumature il nostro essere e indirizzandoci nell'approccio alla vita, sia altrettanto basilare.

E a volte, soprattutto nei giovani (che essendo all'inizio del cammino hanno più evidenti impeto e forza), la tanta preparazione accademica, conseguita nelle scuole più prestigiose e con i massimi voti, crea in alcuni casi le condizioni naturali per sopire l'intelligenza umana, anche detta sensibilità. 

Quante volte ho sentito un mio coetaneo fare dei gran discorsi su argomenti accademici, scevri però da un reale pensiero personale più ampio. Quante altre ho sentito parlare di politica (come di qualsiasi altro argomento) "per etichette". Tu non approvi quello allora sei di centrodestra, tu sei pro quest'altro allora sei di centrosinistra. E sono solo due esempi.

Troppe volte mi sono imbattuta in ragazzi apparentemente asettici. Senza un'emozione e senza una reazione verso la quotidianità.

 Quello che voglio dire è che troppe volte (perché anche se fosse una sola volta per un giovane è già troppo) noi giovani anteponiamo la cultura accademica a quella di strada. Precludendoci tante volte la possibilità di mostrare la nostra "ignoranza" rispetto a qualcosa, impedendoci per orgoglio di chiedere scusa o domandare spiegazioni, barricandoci in un nostro mondo di convinzioni, in parte errati preconcetti, che il più delle volte ci accomuna tanto a quel "vecchio che non ci capisce" che combattiamo. 

Conoscere assiomi matematici, saper comprendere gli andamenti di mercato, parlare diverse lingue, interpretare i costrutti sociali, conoscere le regole per fare informazione sono tutti elementi di vanto e di crescita per un giovane. Però, almeno a mio parere, non dovremmo mai scordarci di cucire queste conoscenze accademiche con l'intelligenza che maturiamo lungo il cammino. La sensibilità che ci ispira e indirizza nelle nostre azioni, o che almeno dovrebbe.

Chiedere quando non si conosce un argomento è molto meglio che imporsi con strafottenza nel vano tentativo di rendere più credibile il proprio parere. La vita di tutti i giorni non è fatta solo di materie apprendibili tramite i libri, è fatta soprattutto di contorno. Di fatti appresi tramite la pubblicità, letti sui muri di una grande metropoli, di atti di indignazione, di silenziosi e quotidiani gesti di grandezza umana svolti in tantissimi anfratti italiani. E porgere l'orecchio verso queste "sfumature" non dottrinali è sicuramente buona regola, soprattutto per un giovane che su questa cultura generale dovrà forgiare un proprio pensiero.

Il terzo assioma fondamentale del giovane moderno, è forse anche una sorta di scusante per questa "altezzosità giovanile".

L'intelligenza, intesa come sensibilità dell'essere umano, è direttamente proporzionale alla sicurezza di sé che ogni giovane ha.

Si badi bene, per sicurezza di sé, intendo la confidenza che ogni ragazzo ha con il proprio essere, fisico e mentale, nell'approccio con gli altri. Una sicurezza rispetto al nostro fisico, ad esempio, che ci fa riconoscere pregi e difetti e ce li fa apprezzare quasi allo stesso modo. Che ci dà la confidenza di ironizzare sui chili in più, o magari sul diradarsi dei capelli. Allo stesso modo la sicurezza mentale, è quella che, facendo solo qualche esempio, ci permette di metterci in discussione con noi stessi e che ci dà la sicurezza di mostrare la nostra non conoscenza verso qualcosa con il sorriso, senza vergogna, ma semmai con smania di sapere. 

Concetto di sicurezza di sé totalmente diverso dalla sicurezza ostentata, con cui si cerca di apparire sempre e comunque credibili, giusti, e coerenti con il contesto.

Per concludere insomma, e spezzare una lancia in favore della mia stessa generazione, voglio dire che in alcuni casi un giovane risulta ottuso e altezzoso per insicurezza. Perché il mondo moderno ci ha fornito le possibilità per erudirci, dato le esperienze di vita per accrescere la nostra sensibilità, ma allo stesso modo ci ha riempito di paletti e tabù, fisici e mentali, e solo i caratteri più forti, le intelligenze più spiccate riescono nella vita a prescinderne.

In tutto gli altri casi di strafottenza e ottusità mentale cari giovani è solo ed esclusivamente colpa nostra, che conosciamo a memoria le pagine dei libri o le mode di pensiero del momento, ma camminiamo per le strade delle nostre città a testa bassa, negandoci la conoscenza stessa del nostro vivere con gli altri.

Io, tra il vedere e il non vedere, faccio il mea culpa, e voi?

 

"Le persone troppo sicure di sé riescono, a volte, a superare gli ostacoli più grossi ma inciampano spesso nelle difficoltà più piccole" 

diceva la morale di una favola di Esopo.

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