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Tra la gente di Viareggio che piange e si chiede il perché della tragedia

Pubblicato da Sandro Bugialli Mar, 30/06/2009 - 13:52

Ancora morte, distruzione, lacrime. In aprile per il terremoto in Abruzzo, ora per quel treno bomba che nella notte fra lunedì e martedì ha attraversato Viareggio. Un treno carico di Gpl: alcuni vagoni sono deragliati, si sono rovesciati, si sono incendiati, sono scoppiati. Ed è stato l’inferno: una striscia di fuoco lunga decine di metri, due palazzine distrutte, 13 morti finora, trentasette feriti gravissimi per le ustioni sparse per tutto il corpo. Un inferno. Un bilancio destinato ad aggravarsi.

 

La città è sotto choc. Tutta la zona intorno alla stazione, dai due lati della ferrovia che attraversa la città del Carnevale, è presidiata. Molte case sono state fatte evacuare, centinaia e centinaia di persone hanno trascorso queste ore lontano dalle proprie case. Vi potranno tornare quando tutta la zona sarà stata messa in sicurezza, quando tutto il gas liquido che ancora si trova nei vagoni che non si sono incendiati sarà stato portato via.

 

In tutta la zona centinaia di vigili del fuoco, carabinieri, agenti di polizia, arrivano anche le auto blu di Bertolaso e altre autorità. Una fila di macchine bruciate ti dà una minima idea di quello che è successo in pochi secondi la scorsa notte. Case bruciate, serrande divelte, e nell’aria ancora l’odore di bruciato che ti entra in gola. La gente è incredula per quello che è successo, per il bilancio tragico che è stato, per quello che avrebbe potuto essere.

 

Una donna accanto a noi non sa darsi pace. Un’altra signora le ha appena comunicato lì sul marciapiede a poche decine di metri dal centro della tragedia, che una conoscente comune è morta. Poco più lontano una ragazza piange sorretta da un’amica.

 

Storie di morte, storie di lacrime. Storie che, secondo pochi, hanno come comune trama la fatalità. Per quasi tutti quelli che si assiepano davanti ai cordoni stesi dalle forze dell’ordine, la fatalità non c’entra per niente. La tragedia in Abruzzo, una tragedia di quelle dimensioni, è dovuta sì al terremoto ma è anche alla malafede di chi ha costruito le case male, in maniera approssimativa, con criteri che alla prima scossa forte le ha fatte crollare come carte.

 

Così a Viareggio. Fatalità? Oppure incuria per la manutenzione di vagoni e carrelli? Fatalità? Oppure la responsabilità di chi fa transitare questi treni-bomba in mezzo alle città?

 

Oggi, domani e chissà per quanto ancora è il tempo delle lacrime, delle condoglianze, del dolore di una città dove è quasi impossibile non conoscersi tutti almeno di vista. Ma già affiorano giustamente le polemiche, le domande che dovranno avere risposte certe e veloci. Domande su un disastro che (come quello in Abruzzo) poteva essere certamente evitato.

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