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Prima di arrabbiarsi per gli insulti il Cavaliere dovrebbe fare esercizio di memoria

Pubblicato da Sandro Bugialli Lun, 14/11/2011 - 18:31

Meraviglia davvero che Berlusconi si sia potuto risentire per l'accoglienza riservatagli sabato scorso all'uscita dal Quirinale e poi davanti a Palazzo Grazioli dopo che aveva dato le dimissioni  da presidente del Consiglio. Cosa si aspettava l'ex Premier dalla gente che affollava strade e piazze di Roma e che festeggiava la sua caduta? Invece che urla, fischi e monetine si aspettava forse applausi e frasi di incitamento e di congratulazioni?

"Sono triste per gli insulti ricevuti da un atto di responsabilità e generosità" ha detto il Cavaliere nel videomessaggio di domenica. E vari analisti politici sono anch'essi su questa linea e si chiedono se era giusto riservare un trattamento del genere al presidente del Consiglio uscente.

E allora veramente resto sorpreso. Sì perché, secondo me, Berlusconi in quella serata che molti ricorderanno, ha ricevuto insulti e fischi non per partito preso (così come allo stadio per partito preso viene fischiata la squadra avversaria, fischi a prescindere, si potrebbe dire) ma per ciò che non ha fatto in tutti questi anni da quando frequenta la ribalta politica.

Limitiamoci a quest'ultimo governo che ha guidato con mano sempre incerta e sempre sotto pressione della Lega dell'amico Bossi. E prendiamo in velocissimo esame solo le cose più clamorose.

Berlusconi aveva promesso l'abbassamento della pressione fiscale e non l'ha fatto, anzi la pressione è aumentata. Aveva promesso la riduzione del numero dei parlamentari e non l'ha fatto. Aveva promesso l'abolizione delle inutili province e non l'ha fatto. Aveva promesso la rivoluzione liberale e (come ho già avuto modo di scrivere) non è riuscito a liberalizzare neppure l'orario degli ortolani. Ha illuso l'Italia (avversari politici ma anche tanti suoi fan) dicendo che l'Italia era già fuori dalla crisi e che ne era uscita meglio degli altri, e poi, come hanno confermato anche le ripetute bacchettate dell'Europa, la stava guidando verso il baratro.

Queste le cose più clamorose degli ultimi anni, senza considerare le vicende private del Cavaliere che hanno fatto diventare l'Italia (come ha ricordato la presidente di Confindustria Marcegaglia) lo zimbello del mondo. Una su tutte che resterà nella storia del Parlamento: la maggioranza della Camera, su sollecitazione di Berlusconi, ha sancito che Ruby, la giovanissima marocchina ospite delle "eleganti cene" dell'ex Premier, era (lo sarà ancora?) la nipote del presidente egiziano (da tempo anche lui ex) Mubarak. Roba da vergognarsi per il resto degli anni. 

E dopo tutto questo (tralasciando le leggi ad personam e i tentativi abortiti di leggi ad personam) cosa sperava sabato sera il Cavaliere alla fine del suo mandato? Di sentirsi dire bravo? Di raccogliere applausi e apprezzamenti? Su, non scherziamo. Un po' di memoria talvolta non guasta. E forse la dovrebbe tenere in considerazione anche l'ex Premier prima di arrabbiarsi per fischi, insulti e monetine.      

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