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Matteo Renzi, un'occasione che il Pd (se vuole vincere) deve cogliere al volo

Pubblicato da Sandro Bugialli Dom, 30/10/2011 - 15:16

Di certo ha ragione il segretario del Pd Bersani, quando riferendosi al sindaco di Firenze Matteo Renzi e ai "rottamatori" che fanno il tifo per lui, dice che "questa distinzione tra giovani e adulti è una stupidaggine di proporzioni cosmiche".

Ha ragione Bersani quando fa questa affermazione. Conosco dei giovani già bolliti (per usare un'espressione cara alle generazioni della playstation) e degli anziani (uno per tutti Giovanni Sartori, classe 1924) dalle menti ancora lucidissime (ma forse tutto questo lo sa anche Renzi, che però aveva bisogno di un'immagine forte, "rottamatore", per imporsi all'attenzione).

Detto questo e riconosciuto a Bersani ciò che gli andava riconosciuto, bisogna dire che ha ragionissima il giovane sindaco Renzi quando afferma che con la solita liturgia del Pd non si va da nessuna parte e che una classe dirigente come quella che ancora guida il Partito Democratico non può che essere perdente.

Ha ragione quando afferma che gente che è da trent'anni in parlamento non ha più niente da dare al Paese e che c'è bisogno di un ricambio generazionale totale.

Un ricambio generazionale, dico io, se non legato solo all'età (perché sarebbe parecchio riduttivo) almeno alle facce, all'entusiasmo, alla voglia di scoprire, di emozionarsi, alla voglia di fare e dare.

Un esercito di sconfitti, quelli che guidano attualmente il Pd, che ancora si ostina a indicare la strada per la vittoria elettorale. Ma come fa a indicare questa strada gente come Bersani, come D'Alema, come Rosy Bindi, come (perfino) Veltroni, che è quasi considerato il nuovo che avanza?

Gente che è stata battuta, sbertucciata, derisa dagli avversari. Gente fuori dalla Storia che va avanti con i loro programmini come se il tempo non fosse cambiato, gente che passa i giorni a chiedere le dimissioni del  premier Berlusconi e poi non fa niente per incidere veramente su una svolta politica decisiva.

Gente che ancora (ammesso che ci possano essere elezioni anticipate) non ha le ideee chiare con chi stare. Una classe dirigente che ha ancora idee nebulose su chi sono gli alleati e chi sono gli avversari, una classe dirigente che ancora si aggrappa all'idea usurata come quella dell'Ulivo, un'ammucchiata di partiti pronti a dividersi su tutto il giorno dopo la possibile vittoria elettorale. D'altra parte, diciamocelo chiaro e tondo, è possibile mai che possano andare d'accordo personaggi come la Bindi e Vendola? Roba da ridere.

Una classe dirigente già ora divisa al suo interno e che su certi argomenti già si trova in disaccordo con i possibili, futuribili alleati.

Su, non scherziamo. Mi si accappona la pelle quando vedo (leggo, ascolto) che tornano insistentemente a farsi sentire le voci dei vari Diliberto (segretario dei comunisti italiani, quello pronto a tenersi la mummia di Lenin in giardino dovesse essere sfrattata dal suo mausoleo a Mosca) o Ferrero di Rifondazione Comunista. Personaggi che erano pronti a scendere in piazza per protestare contro il governo Prodi che sostenevano o di cui facevano parte. Volete scommettere che fra un po' si rifarà vivo anche Bertinotti ad indicare la strada per battere Berlusconi?

Si è sempre detto: la forza della destra è la debolezza della sinistra, è la divisione su tutto e su tutti che regna a sinistra.

Ed ecco perché ha ragione Renzi, pur se certi atteggiamenti qualche volta sembrano dettati dall' arroganza giovanile: l'Italia ha bisogno di gente nuova, idee nuove (guardiamo quelle cento che verranno fuori oggi dalla convention della Leopolda di Firenze) e soprattutto nuovi entusiasmi. E Renzi può essere davvero l'interprete ideale di tutto questo. 

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