Cesare Romiti da Lilli Gruber: una lezione di vita e di stile
La correttezza, l'onestà, la dignità, l'esempio, l'essere disposti a vergognarsi ("perché la vergogna è un sentimento nobile"): su queste parole, su questi concetti che oggi sembrano in gran parte perduti, si è imperniata tutta una bellissima intervista che Lilli Gruber ha fatto al presidente onorario della Rcs Cesare Romiti. Minuti davvero ben spesi quelli trascorsi, l'altra sera, a "Otto e mezzo", su La 7, la migliore emittente italiana insieme a Sky (secondo me) per ciò che riguarda l'informazione (il tg di Mentana merita ogni apprezzamento) e gli approfondimenti.
E allora, da una parte una giornalista disposta a fare domande vere e senza stare in ginocchio, dall'altra un potente disposto a raccontare e a raccontarsi.
Dall'incontro (c'era anche Massimo Franco, editorialista del "Corriere del Sera", che però quando scrive è molto più bravo di quando appare) è venuto fuori un emozionante pezzo della nostra storia e spezzoni buoni per gli annuari della tv.
Perché non è facile vedere un potente, protagonista di infiniti giorni del nostro Paese, che si apre, che rievoca, che racconta, che narra episodi anche sconosciuti, che si mette al servizio dell'italiano-telespettatore confuso come solo oggi può essere.
Ed è proprio rievocando che Romiti (con le eterne lenti fumé) articola il suo ragionamento sulle virtù di un tempo passato e chissà finite dove: appunto la correttezza, l'onestà, la dignità, il fatto di dare l'esempio, il fatto di sapersi vergognare: certo, soprattutto quando lui era a capo della Fiat c'era da concludere affari, c'era da contrattare, c'era da frequentare (anche allora) personaggi come Gheddafi ma tutto veniva fatto con uno stile inimmaginabile per i giorni nostri.
I giorni nostri. Sì perché è chiaro che Lilli Gruber ha portato il presidente Romiti a parlare anche dell'oggi, del Gheddafi di oggi, di Berlusconi (che Romiti ha rivelato di aver conosciuto vari lustri fa quando l'imprenditore milanese sognava di diventare l'editore più importante d'Italia) della vicenda Ruby, della politica del futuro.
"Chi era Gheddafi - ha detto Romiti - lo sapevamo tutti: un capo di Stato che ha sbattuto giù un aeroplano con trecento passeggeri, facendoli morire tutti. Per questo non mi sono piaciute le forme di piaggeria fatte da tanti italiani nei suoi confronti quando lui è venuto a trovarci".
"Non condivide quindi il baciamano fatto da Berlusconi al leader libico" chiede Lilli Gruber. E Romiti: "Rispondo come il ministro Maroni... io non l'avrei fatto".
E sulla vicenda Ruby-Berlusconi? "Una vicenda pietosa che ci ha portato ancora una volta a perdere dignità come Paese". E Berlusconi - incalza la Gruber - dovrebbe dimettersi? E Romiti: "Questo lo sa lui. Ma se le cose che sono state scritte sono vere o solo in parte vere non credo che il ruolo di Berlusconi sia compatibile con una responsabilità di governo".
E per finire, la politica del futuro. L'auspicio del presidente Romiti è quello di un largo ai giovani, della "necessità che emergano nuove figure". Un nome? "Ad esempio il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Eccetto quel suo peccato veniale di essere andato a far visita a Berlusconi ad Arcore - avrebbe potuto aspettare il giorno dopo e andare a trovarlo a Roma in una sede istituzionale - penso che servano uomini come lui. E' un ragazzo coraggioso".
E a proposito di coraggio, Romiti conclude: "Ho imparato nella vita che non bisogna mai avere paura di persone che possono essere vendicative: l'importante è avere le idee chiare e avere la coscienza a posto. Chi ha la coscienza a posto non si deve preoccupare".
Un'altra bella lezione per i nostri giorni oscuri.
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