E' il 18 il numero magico del Milan
Il diciotto sta diventando un numero magico. Alberto Paloschi, l’uomo nuovo, ha diciotto anni come Pato. Ha segnato al Siena diciotto secondi dopo il suo debutto in serie A: il gol del principiante più veloce della storia. Un grande giorno per Galliani & C., accusati di comprare soltanto giocatori maturi, di gestire una squadra di vecchi (con cariatidi incorporate). D’improvviso eccoli qua, Pato e Paloschi, trentasei anni in due: poco meno dell’età di Pippo Inzaghi. Un gol di Pato ha fruttato tre punti a Firenze, ieri è toccato a Paloschi concedere un inatteso bis. E non confondetevi, Paloschi non è polacco come potrebbe suggerire il suo cognome in un mondo ormai globalizzato, ma è italianissimo, bianchissimo e bravissimo. Insomma, un prodotto tradizionale del nostro vivaio più tradizionale: Paloschi è un bresciano. Nato a Chiari, nel Milan da sempre, riallaccia un discorso che sembrava finito con i vari Maldini, Costacurta e Albertini. A zero lire, pane e salame, il Milan si ritrova finalmente un campioncino fatto in casa. Un’inversione di tendenza? Non crediamo, ma un segnale preciso da tenere in considerazione. Se a questi due aggiungiamo l’interista Balotelli, subito decisivo, i dirigenti del nostro pallone dovrebbe capire che la spregiudicatezza, la freschezza e la libertà dei gesti atletici dei giovanissimi, possono dare un contributo importante. Se Fabregas (per dirne uno) gioca nell’Arsenal da quando aveva 17 anni, anche per le squadre italiane è arrivato il momento di aprire le finestre a un’aria nuova. Con troppi giovani non si vince, ma l’importanza di avere dei ricambi e di sfruttarli al momento giusto senza farli arrugginire e intristire in tribuna o in panchina potrebbe portare spirito e interessi nuovi a un campionato decisamente stanco. C’è bisogno di facce pulite e di sorrisi alla Pato, alla Paloschi alla Balotelli. Ragazzi che sanno segnare, ma ancora capaci di piangere per un’emozione così grande. Chi ha ridotto il calcio a una grigia equazione con i soldi, prima o poi dovrà essere costretto in ritirata. I soldi devono tornare a essere il contorno, prima ci vuole il cuore e il gesto mimato da Pato dopo i suoi gol può diventare il manifesto di una nuova generazione pulita che gioca per gioia e divertimento. Il resto viene dopo.
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