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Caro Moratti, ci dica i nomi dei truffatori

Pubblicato da Enzo Bucchioni Dom, 03/02/2008 - 19:57

di Enzo Bucchioni

Attorno all’Inter e dentro l’Inter fatichiamo a capire troppe cose. E’ chiarissimo invece, ma almeno da agosto, che i nerazzurri vinceranno lo scudetto per manifesta superiorità. In undici, in dieci come nelle ultime tre gare, ma anche in nove (proviamo?) l’Inter trionfa per manifesta superiorità. E adesso per maturità tattica, completezza tecnica e personalità, sembra pronta per lasciare il segno anche in Champions. Ci sfugge, invece, il fine di Moratti che un giorno sì e un altro sì, rimescola il puzzolente bidone di Calciopoli e dintorni. L’ultima l’ha detta appena ieri: «Se non ci fosse stata quella banda di truffatori avremmo vinto anche lo scudetto del 5 maggio». ""
Il cinque maggio era l’anno 2002, mai entrato in nessuna inchiesta sportiva e penale. Moratti forse ne sa di più e, naturalmente, si assumerà tutte le responsabilità. Noi, invece, non ricordiamo se c’era anche la banda di truffatori con i giocatori dell’Inter mentre festeggiavano fino a notte fonda nel ritiro della Borghesiana di Roma prima della partita con la Lazio. Quella domenica bastava pareggiare, gli interisti crollarono come Dorando Pietri. Questo per la storia. Comunque, che senso ha rivangare quando sei sulla cresta dell’onda, domini tutto e stai per vincere il terzo scudetto (primo vero) consecutivo? Moratti forse vuole dimostrare che dieci anni di flop dell’Inter e mille miliardi spesi per niente non sono colpa sua, ma di Moggi, Giraudo e compagnia. Se è convinto di riuscirci, se ha prove o (meglio) nuove intercettazioni o testimonianze vada avanti: saremo con lui. In caso contrario, forse sarebbe meglio per tutti mettere un pietrone su una storia che ha ancora tanti lati oscuri, processi penali da celebrare e prove da confermare. Il teorema loro tutti Disonesti noi tutti Onesti raramente funziona. Ma ci sfugge ancora di più il nervosismo degli interisti quando si parla di sudditanza psicologica degli arbitri. Il rigore regalato ieri da Tagliavento è l’ultimo di una serie di episodi molto simili a quelli che a suo tempo favorivano la Juve. Gli arbitri, forse inconsciamente, tendono ad accarezzare i potenti perchè essere graditi ai grandi Club, rimanere nel giro che conta, dirigere più gare e guadagnare meglio, piace a tutti. Siamo uomini di mondo e non verginelle, in genere le cose funzionano così: è difficile intercettare la storia.

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