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Rottamiamo Walter

Veltroni e la lettera che mi ha mandato

Rientro in casa, mezzanotte. Apro la porta, e capisco che è la mia cassetta della posta il vero cestino dei rifiuti dell’umanità. La Lidl me l’ha violentata per l’ennesima volta, infilando i suoi cataloghi di trebbiatrici e lettiere per gatti, cesoie e rastrelliere. Mentre salgo le scale e leggo, per abitudine, di confezioni da quarantaquattro wurstel Wudì a due euro, mi passa già la fame. Ma non è questo, quello che mi colpisce. E’ che mi ha scritto il Pd. E come me, “a tutte le famiglie toscane”.

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Che bella vita. Davanti

Il vero male del nostro tempo? E’ la precarietà. Quella che ti spinge ad accettare un lavoro in un call center, come se fosse la grande occasione della tua vita; quella che ti spinge a chiamare nelle case di persone che non hanno tanti soldi da spendere, a proporre prodotti inutili a vecchie pensionate, a gente che ha altri problemi per la testa. La precarietà, che ci spinge a metterci giacca e cravatta, e ripetere a noi stessi che siamo dei vincenti, per non soccombere, per non fallire, per crederci almeno un po’.

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Toscani contro tutti per "Amici miei 400"

Neri Parenti contro Aurelio De Laurentiis: l’avresti mai detto?

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Siena, si gira solo due volte

di Giovanni Bogani

SIENA – 007, si gira solo due volte. A Siena, se non altro. La prima l’anno scorso, durante il Palio, per poter avere le immagini dei cavalli in corsa, il caos della festa, l’atmosfera sanguigna e vibrante della corsa di cavalli più famosa, appassionata, nervosa del mondo. La seconda volta si girerà tra un mese, in aprile. E qui cominciano i guai. Perché la città rischia di ritrovarsi prigioniera di James Bond. E per alcuni cittadini è già alta tensione.

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Il talento di Mr. Minghella

Cercavo un’altra notizia, e vedo che è morto Anthony Minghella. Sulle prime, come sempre, penso a uno scherzo. Mi sembra sempre impossibile che una persona palesemente viva possa morire. Mi aspetto sempre che muoiano, non so come dire, i già morti. Minghella aveva 54 anni, un’età in cui stringi la mano forte, e se ci litighi puoi avere la peggio. Aveva ancora una faccia da ragazzo. E aveva fatto dei film “possenti”, di quelli che ci vuole tanta energia, per farli. “Il paziente inglese”, con cui aveva vinto nove Oscar, e anche ovviamente qualche antipatia.

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C'eravamo tanto Avati

Il cinema, la musica, Bologna, Firenze, l'Appennino, l'età, la voglia di fare qualcosa di buono, che qualcosa rimanga di noi, e che non si sia solamente un numero nelle statistiche dell'Auditel; gli attori, quelli cani e quelli bravi. E tutto il gran circo del cinema, e delle speranze che vi stanno intorno. Ne ha dette di cose Pupi Avati, il regista di "Festa di laurea" e di "Regalo di Natale", l'altro ieri davanti a tanti studenti della Scuola di cinema indipendente diretta da Salvatore Vitiello, a Firenze. Piazza Baldinucci, una platea attenta, e un telefonino che squilla: però è il suo.

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La notte di Liverpool, vista da qui

Su Diretta Stadio, Corno e Crudeli si accapigliano ancora sul nuovo psicodramma dell’Inter, sul broncio di Mancini che perde una partita e butta via tutti i giocattoli, su Moratti che ha già comprato nuove figurine di possibili allenatori – Mourinho, Benitez, Ferguson, la regina d'Inghilterra, bin Laden, il generale Custer, Rambo, Einstein, Rita Levi Montalcini, la Società Psicanalitica italiana, il Dalai Lama, Oronzo Canà, insomma chi viene ad allenare l'Inter?

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Vecchio cinema Paradiso, addio

Vecchio cinema Paradiso, addio. E’ una storia vecchia, ormai. Le sale cinematografiche, quelle dove tutti abbiamo passato momenti a cui siamo legati, stanno scomparendo. Si spengono come lumini in chiesa. Dati, non chiacchiere: dal 2003 ad oggi, sono almeno 254 i cinema chiusi in Italia. Più di trecento schermi. Un’ecatombe, soprattutto in Lombardia, in Emilia-Romagna e in Toscana. Milano, Bologna e Firenze sono tra le città con il più alto tasso di chiusure.

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Travolto da un insolito mestiere...

Ha vinto l’Oscar come miglior attore, ha sfoderato un’interpretazione straordinaria nel “Petroliere”. E’, probabilmente, l’unico, vero fuoriclasse della sua generazione. Daniel Day-Lewis è l’unico capace di avere, insieme, classe da lord inglese, un’intensità assoluta nello sguardo, e la potenza e la ferocia necessaria, nella voce e nel gesto, per interpretare anche la violenza, la brutalità degli umani.

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Parlami di Muccino, per favore

Alle fan di Silvio Muccino piacerà lo stesso, ma “Parlami d’amore” è un teorema cupo sul dolore esistenziale d'un eroe dark uscito da una comunità di recupero, finito in improbabili giri di poker, diviso tra due donne che lo adorano, una di vent’anni, l’altra di quaranta. Immagini patinate e narcisiste, come narcisista è Muccino che si inquadra in accappatoio, senza accappatoio, con sorrisetto, senza sorrisetto. Beffardo, però. Ma la vita vera in questo film non c’è, né ci sono i sentimenti veri. Forse io non ho capito, ma che mondo mi racconti, Silvio?

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