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Nero di rabbia

Franco Nero a Los Angeles e' di casa. Sono quarant'anni che ci vive, senza mai essersi trasferito definitivamente, senza mai aver perso il suo sentirsi europeo, e italiano. "Ho una casa, a Los Angeles, e certo e' qui che devi stare, se lavori nel cinema americano. Ma qui la gente ti considera solo se sei 'hot', e si disinteressa a te se sei 'down'. E tu puoi essere 'hot' e 'down' nello spazio di un mese, di poche settimane. Prima sei un dio, poi non sei nessuno. Qui si interessano a te, come attore, solo se sei 'bankable', se fai fare soldi ai produttori".

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Disegnare i sogni. Dante Ferretti

Non lo voleva dire, poche ore prima, a chi lo avrebbe dedicato l'Oscar. "No, non dico nulla, tanto non vinco", ci aveva detto Dante Ferretti, ad un ristorante italiano di Beverly Hills, dove la Italian film commission festeggiava i candidati italiani all'Oscar. E invece, poi ha vinto. Per la seconda volta, dopo l'Oscar conquistato nel 2004 per "The Aviator" di Martin Scorsese, e dopo altre sei nomination finite nel nulla. Sicuramente per questo aveva imparato ad essere prudente, a non dire niente, neanche una frase che potesse rivelare un barlume di speranza.

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Note degli Oscar

Conto alla rovescia per gli Oscar, a Los Angeles. C'e' un bel po' di Italia nell'Oscar di quest'anno. Tra i candidati c'e' il compositore Dario Marianelli, pisano, autore della colonna sonora di "Espiazione". E' il suo secondo film con il regista inglese Joe Wright dopo "Orgoglio e pregiudizio", che gli valse due anni fa la prima nomination.

Marianelli vive a Londra da molti anni: ed e' con accento elegantemente "British" che risponde alle domande degli intervistatori americani. Poi lo fermiamo noi. E torna a parlare in pisano.

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Paris Hilton et moi

Los Angeles. L'episodio di Stallone ha un seguito. Nella notte, mi arriva un messaggio dall'Italia. Non sto a spiegarvi come, ma la signora Praderio mi da' l'occasione di andare ad una festa, dove ci saranno Sharon Stone e Paris Hilton. Devo intervistarle perche' lei, nello stesso momento, deve essere altrove. Io da solo, del resto, non avrei mai accesso a quella festa super esclusiva.

Panico.

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Stallone e stelline

Polaroid da Los Angeles.

Che baraccone triste che e' Los Angeles. A pochi metri dal Chinese Theatre, e dal Kodak Theatre dove si danno gli Oscar, camminano per la strada dei fantasmi. Anche Hollywood Boulevard non e' che una stradona dove, sui marciapiedi, ci sono solo dropouts, ubriachi, emarginati. Un nero alto un metro e novanta cammina zigzagando con i jeans completamente tagliati nel sedere, e due atletici glutei afroamericani nudi in vista. E' un sistema per andare "al bagno" piu' velocemente?

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Los Angeles, primo giorno. Parrucchieri, acting schools. E Ron

Los Angeles la vedi dall'alto, e lo capisci che cosa e': tutti edifici bassi e alberelli piantati su un terreno rossiccio. Come quelle citta', al mare in Italia, fatte di bungalow a basso costo. Solo che questa e' la capitale del cinema, non un villaggio vacanze della Puglia o della Campania. Pero' somiglia. Al posto delle gelaterie e delle pizzerie, qui ci sono lungo gli stradoni scuole di cinema e parrucchieri. Scuole di teatro e parrucchieri. Scuole di cinema. Acting School. Lee Strasberg Foundation. Ma non e' quella "vera", che e' a New York.

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Da qui a LA. Los Angeles, Hollywood, e quasi un film

Beato te che vai a Los Angeles"... Cronaca di un viaggio.

INTERNO NOTTE. BERLINO. ORE 2.00

Finisce il festival di Berlino, i premi, tout ca. Arrivo a casa alle 2. Taxi per l'aeroporto alle 5.40. Vado con Pietro Coccia, il fotografo con il quale dividero' la stanza a Los Angeles, per il festival Los Angeles, Italia.

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Tu chiamale, se vuoi...

Inizio un blog. Si chiama “Emotion pictures”. Parla di cinema. Perche’ “Emotion Pictures”? Perche’ i film, qualsiasi cosa raccontino, storie o verita’ nascoste, scoperte fantastiche, viaggi, guerre, amori, solo una cosa alla fine devono fare: muovere, dentro di noi, delle emozioni.

Cerchero’ di essere piu’ libero possibile. Di non usare un linguaggio “da giornale”, con quei modi di dire le cose talmente usati da diventare insensati. Cerchero’ di essere personale, magari sbagliando. Ma con una sola cosa in mente: i film contano per quello che dicono a noi.

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