• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

header

Un modo diverso di viaggiare. E perché no? Enrico Brizzi, scrittore e viandante.

Pubblicato da Giovanni Bogani Mer, 05/08/2009 - 15:58

           Viandanti. Pellegrini. Persone in cammino. Parole desuete, forse fuori moda. Il mondo è oggi delle autostrade, dei Suv, degli aerei. E’ un mondo dove è più facile andare a Mosca, o a New York, che in un paesino del Sannio.  

 

            Il mondo è di chi va veloce. O forse no. Perché se si va veloce si vedono solo gli aeroporti, luoghi artificiali, dove ogni terminal è uguale a un altro. Invece, le strade sono tutte diverse. Le case, le persone sono tutte diverse. E bisogna imparare a conoscere questa diversità. Parlare con le persone. Respirare l’aria di un luogo. Prendere la pioggia, se capita. Senza proteggerci con il tetto di un’auto.

              Ci sono grandi scrittori che hanno percorso le vie della lentezza. Che hanno cercato di toccare l’anima della gente, camminando. Bruce Chatwin, per dirne uno. O il bolognese Pino Cacucci. O un regista come Werner Herzog, che il suo film più bello lo ha forse girato sulla carta, raccontando il suo viaggio a piedi da Monaco di Baviera a New York per adempiere un voto, per salvare la vita di una persona malata.     

              Enrico Brizzi, lo scrittore di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, insieme al suo amico Marcello Fini, bibliotecario a Bologna, ha scelto anche lui questa strada. Brizzi non è un nostalgico: ha trentacinque anni, e quando è uscito il suo romanzo d’esordio, la novità del suo stile nervoso e pop ha contagiato migliaia di lettori. Ma proprio lui, uno di quelli che hanno lanciato il rinnovamento della scena letteraria italiana, ha scelto un modo antico di vivere, di provare esperienze, di prendere appunti mentali, di assaporare sensazioni. Camminare.  

A piedi, Brizzi aveva già percorso la via Francigena, traendone un libro, “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro”. Adesso, ha scelto di andare a piedi da Roma a Gerusalemme. La città “tre volte santa”: per i cristiani, per gli ebrei, per i musulmani. Da questa sua esperienza, di muscoli e di anima, ha tratto un libro: “La via di Gerusalemme”, edito da Ediciclo, un editore molto attento alle esperienze “naturali” del viaggiare: bicicletta e cammino. Il libro, firmato da Enrico Brizzi e Massimo Fini, è stato presentato per la prima volta a Firenze alla libreria Feltrinelli.  

            “Abbiamo presentato il libro a Firenze perché il nostro viaggio per Gerusalemme è nato qui”, dice. “Eravamo in Toscana, quasi alla fine del nostro viaggio fino a Roma. E a uno di noi venne in mente: e se Roma non fosse l’arrivo? Non so chi disse la parola ‘Gerusalemme’. Ma prestissimo si fece forza in noi la voglia di questo nuovo sogno”.  

            “Non siamo una confraternita di penitenti, o gli emissari di qualche diocesi, ma laici che ritengono il messaggio di pace di Gesù ancora fertile e rivoluzionario”, afferma Brizzi. “Quanto al conflitto che insanguina la Terrasanta, non sentiamo di dover prendere alcuna bandiera in mano che non sia quella della pace”.  

            E così, a passo d’uomo, partiti in due, con altri amici aggiuntisi lungo il cammino, Brizzi e Fini sono arrivati a Gerusalemme il 13 luglio 2008. Con un lungo tragitto  in una barca a vela prestata da un amico e un sacco di incontri. Il libro diventa, quindi, un po’ una guida pratica, un po’ un racconto letterario, sociale, storico. Tappe di venti o trenta chilometri al giorno, scarponcini, otto chili al massimo nello zaino, un bagaglio ridotto all’indispensabile. Sono andati avanti così, accompagnati da cani e a volte da pastori, sempre da pensieri. Hanno incontrato un’Italia quasi invisibile, seguendo i “tratturi”, i percorsi della transumanza, le vie delle greggi. Incontrando cinghiali, facendosi raccontare dei lupi che scendono tra le case, di fronte ai bar. Un’Italia verde, di bosco: e poco più in là, i viadotti a quattro corsie.  

            Giunti in Israele, incontrano un paese che non immaginavano. Alla frontiera, invece di un Rambo mascelluto trovano una ragazza giovane e bionda, che quando sente che vanno a piedi a Gerusalemme, scoppia a ridere. E poi timbra i loro passaporti.  

            “E abbiamo conosciuto Gal, un ragazzo determinato a giungere al confine della Siria con un paio di assurdi zoccoli di plastica”, ricorda Brizzi. “Alla fine del viaggio sarà più chiaro quello che devo fare della mia vita, ci disse. Rise, e se ne andò. A vent’anni l’avrei trovato pazzo, irriverente e indifeso. Adesso preferisco non giudicare chi non conosco, e provare compassione per tutti. E augurare a tutti: buona strada. Non ho trovato morali più alte di questa, nel camminare con uno zaino in spalla”.       

 

     

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.