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Ciao Idolina

Pubblicato da Giovanni Bogani Dom, 29/06/2008 - 02:03

Ricevo, e faccio rimbalzare, le righe che Fabio Norcini, giornalista e ostinato cultore dei rapporti umani, ha scritto per un'uscita di scena passata sotto silenzio.


Ciao Idolina

 

Il giornale al bar, mentre tenti di riconnetterti con un reale che sembra un fumetto sceneggiato da un pazzo. Tra le consuete notizie di badanti licantropo, preti orchi, bottigliate tra romeni e peruviani, un taglio basso, quasi invisibile: “Addio a Idolina Landolfi”. Figlia di. Un dolore che è più di una fitta: una stilettata.

 

Idolina non doveva e non poteva morire. Non la sentivo da tempo. Pensavo avesse i suoi motivi. Non quel motivo. Quello che porta gli usignoli e altre meravigliose creature alate ad isolarsi, quasi come a voler non disturbare nessuno per lo scandalo della propria morte. E, a quarantanove anni, lo scandalo è troppo per essere sostenibile.

 

Anche per questo ha scelto un non funerale: solo di essere ricondotta a Pico, nella cappella gentilizia  dell’avito Palazzo, a fianco di quel padre ingombrante incombente. Non solo suo, ma anche della nostra letteratura migliore. Che le aveva trasfuso la medesima sensibilità-suscettibilità, la schiavitù alla parola. Si trattasse di scrivere in proprio o di tradurre. Leggo nel trafiletto che ha lasciato un inedito dal titolo “Quando ero mio padre”.

 

Lei, la minor, finissima conoscitrice della poesia francese, ma anche di quei crepuscolari (Sergio Corazzini) che aveva chiosato con somma sapienza. Bellissima, occhi che sovrastavano un corpo piccolo, minor appunto, ma proporzionatissimo, e che sapevano magnetizzare. Per lei avrei perso la testa, fossi stato meno monogamo e più giovane.

 

Paolo Poli, che incontrammo dopo un suo spettacolo, le chiese, indicandomi: “Chi è questo capellone, il tuo fidanzato?”. E al suo reciso diniego il sommo attore esclamò: “Peccato, siete bellissimi, insieme”. Idolina, con la sua Panda verdolina, Assurdina, come la Mangano nell’episodio di Le streghe di Pasolini con Totò.

 

Adesso che ci penso assomigliava proprio tantissimo alla Silvana in De Laurentis: innata eleganza, voce ultraterrena, troppo fragile per stare in questa pesantezza. Ricordo non voleva essere fotografata, anche quando andammo a Pontassieve a trovare Alessandro Benvenuti insieme con i “Rapsodi”, Luca Bombardieri e Tommaso Pippucci, i suoi pupilli.

 

Mi rimangono, assieme ai libri suoi e ai quaderni dell’Archivio Landolfi (dedicati), certi suoi sms struggenti, uno dei quali mi è particolarmente caro, nel quale si complimenta per la riappacificazione con mia figlia: “L’unico amore che esiste e non sarà mai tradito: ma il merito è  sempre della figlia”, mi scrisse. Ora, anche se non ho letto il tuo inedito, lo so per certo che tu sei stata tuo padre.

 Fabio Norcini Firenze, 28 giugno 2008

 

 

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