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Nel caos non calmo di Cannes

Nel caos per niente calmo di Cannes, tra Brad Pitt che arriva sul red carpet, Sean Penn che presiede la giuria ma presenta anche un film che gli sta a cuore, gente che va e viene con macchine fotografiche, treppiedi, telefonini, file di Ferrari che vanno a passo d’uomo, poliziotti, Limousines, giovani in smoking o ragazze in abito da sera costosissimo a mendicare un biglietto che non hanno per la “prima” di questo o quel film, c’e’ anche la rivista piu’ importante del cinema mondiale, “Variety”, che spara in copertina: oggi “Miracolo a Sant’Anna”.

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Un viaggio nel tempo. Per pochi euro

il Museo Stibbert, a Firenze, è una macchina del tempo. E’ un sogno a occhi aperti. E’ una specie di Disneyland senza i popcorn e lo zucchero filante. E’ un tuffo nel Medioevo, a cento metri da casa. Ma nessuno, o quasi, se n’è accorto. Non se ne sono accorti i turisti, che continuano a scivolare nel loro quadrilatero di passaggi obbligati: Uffizi-Accademia-Piazza Signoria-Ponte Vecchio, e dimenticano sistematicamente di alzare un po’ lo sguardo.

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Il James Dean del Forte

Era il povero ma bello. Ciuffo sprezzante. Fisico da spiaggia. Sandali e abbronzatura. E quello sguardo da duro, con una spruzzata di malinconia. Cocktail versiliese di seduzione, charme, sapore vero di dopoguerra. Renato Salvatori era questo, e altre cose ancora. Un apuano diventato “romano de Roma” per esigenze di copione. Un James Dean di Forte dei Marmi. Anzi, di Seravezza. L’Yves Montand della Capannina.

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Maggio '63. Piccola canzone di notte

Compio 45 anni.

L’adolescenza è finita da un pezzo, anche se non ho capito bene com’è andata. A volte mi sembra di essere ancora lì a chiedermi come saranno i grandi. Che cosa faranno. Che cosa penseranno. Senza pensare che lì, in quel posto, ci sono io. Sono io “i grandi”. Ma non ho ancora imparato che cosa pensare. Non ho imparato che cosa serve per vivere. Come masticare i giorni, senza avere la sensazione di risputarli, per aspettare sempre il piatto vero.

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Lettera a una giornalista mai incontrata

Alla libreria Rizzoli di New York, tra la 57esima Strada e Fifth Avenue, c’ero andato molte volte. Sperando che un giorno capitasse per caso Oriana Fallaci. Che abitava lì vicino, e che lì era di casa, con i suoi libri esposti in evidenza, proprio appena si entrava. Giornalista, scrittrice, anima libera, capace di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Con le sue idee, che non erano affatto le mie. Ma con il coraggio di dirle ad alta voce. Volevo incontrarla, conoscerla. Farmi dire com’è che si usa la penna come una spada.

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La guerra di Mario. Adorf e quei giorni nella "Hitlerjugend"

Ha settantotto anni, Mario Adorf. E ha interpretato duecento film. Ha attraversato il cinema italiano e quello tedesco, quello francese e quello americano. Tanto che non si riesce a capire più se sia italiano, o tedesco. O se faccia parte di quella razza di attori “europei”, che possono traversare tranquillamente le frontiere del cinema. Ma c’è stato un momento in cui Mario Adorf ha difeso altre frontiere. Un momento nel quale ha fatto parte della Storia. Era uno di quei ragazzi che credevano a Hitler, e alle sue promesse, e alla sua esaltazione. In buona fede, di sicuro.

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Alba di gloria. La Rohrwacher, promessa (mantenuta) del cinema

E’ lei, Alba Rohrwacher, la rivelazione dell’anno. Non solo perché ha da poco vinto il David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Non solo perché l’abbiamo vista, in un breve giro di mesi, in tutti i film italiani più importanti: scoperta in “Mio fratello è figlio unico”, dove era la sorella di Scamarcio e di Elio Germano, per poi ritrovarla in “Giorni e nuvole”, con un padre come Antonio Albanese e una madre come Margherita Buy.

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Greenaway. Dai giardini di Compton House al Lager

Va in scena domani sera - sabato - alle 20.30, al Teatro comunale di Firenze, primo grido di questa edizione del Maggio musicale fiorentino, un evento assolutamente unico, straordinario. “Mai più – il Maggio musicale contro tutte le guerre” è il nome che raccoglie tre eventi. La Missa in tempore belli in do maggiore di Haydn, la Sinfonia da Requiem di Britten e l’opera per voce recitante, coro e orchestra Un sopravvissuto di Varsavia, scritta da Arnold Schoenberg. Tre opere che raccontano, in musica, l’orrore per la violenza dell’uomo sull’uomo.

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Nudi alla Mehta. Zubin in scarpe da tennis

E’ una sera d’aprile, di fronte al teatro Comunale di Firenze. Otto della sera; c’è ancora quell’aria azzurrina, quasi violetta, di quando la primavera gioca con i colori e i profumi, e si veste da ragazzina. L’ingresso laterale, quello che dà su via Solferino. Quello strano retrobottega elegante di Firenze, dove cinquant’anni fa hanno girato delle scene di “Paisà”, con partigiani e tedeschi che si sparavano. Adesso, invece delle comparse del film di Rossellini, ci sono una ventina di ragazzi e di adulti. Sembra una riunione del dopolavoro.

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Edgar Reitz, l'orologiaio dell'anima

Per qualche giorno, Viareggio sembra Berlino. Non che manchino i tedeschi, in Versilia. Ci sono in tutte le stagioni, quando tira vento e quando piove, quando c'è mare grosso e loro vanno in giro in maglietta e sandali sotto la tormenta. Figuriamoci in primavera. Ma questi sono tedeschi speciali. Sono, praticamente, tutti i protagonisti di una stagione irripetibile della storia del cinema: quella del "Nuovo cinema tedesco" degli anni Sessanta e Settanta.

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