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Stati Uniti d'Europa

In politica economica si parla di exit strategy, ci deve essere sempre, è la cosiddetta porta sul retro. Ma a quanto pare di recente le uscite laterali si aprono sempre su altri retro scala, come in un incubo, in cui ogni potenziale varco conduce a nuovi baratri. All’inizio sembrava si potesse confidare semplicemente nell’EFSF, poi si è ipotizzato di poter, invano, saltare sul gommone liberal-watch griffato FMI, adesso non resta che puntare agli oboli inter- e nazionali.

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Labour depressive

Indie, straight edge, old style, e ancora raver, geek, hipster e via a non finire: le sottoculture continuano a proliferare, malgrado una globalità degli stili che uccide in misura crescente l’idea stessa di differenziazione, massificando ogni nicchia. Nonostante le più creative e svariate forme di espressione identitaria, una delle poche cristalline verità a ogni modo è che stiamo diventando sempre più NEET.

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In debito di credibilità

Sull’Europa imperversa il vortice di una crisi economica, politica e psicologica. La natura del problema è caleidoscopica, la dimensione è quella di una crisi esistenziale. Farraginosità decisionali, incompatibilità sostanziali, referendum minacciati e ritrattati, deliri e conflitti tra ego ipertrofici costituiscono lo sfondo della tragedia sempre meno greca dell’Unione, disancorando in misura crescente il fine della convergenza dalla dimensione del reale.

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La Libia incontra il suo autunno

Autopsie come simulacri di processi post mortem. Dalla carne esecrata scorre il sangue del dittatore, scivolando copioso e vischioso su mesi di conflitto e invasione, lavanda catartica per una pluralità di popoli con una storia unita dall’ovazione, e poi dall’odio, di un nome. Dalle ceneri di Gheddafi, o meglio, dalle sue membra in disfacimento, nascono i germi della nuova Libia.

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Il costo economico della violenza

 

Fuoco e fiamme ardono carcasse di cassonetti e automobili, costellazioni di vetri infranti invadono il selciato, strade divelte si elevano a emblema della ferita aperta di una città violata. L’alba sorge su Roma svelando in un silenzio attonito uno scenario di guerriglia, disseminato dai detriti di una giornata funesta, dalle macerie del sogno infranto di una manifestazione nel segno del diritto a una pacifica convivenza. 

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Alla ricerca della mano visibile

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"Non restate affamati, non siate folli"

Idealista, esteta della tecnologia, digitalizzatore degli spazi, visionario del web 2.0, e in modo forse più importante, primo vero diffusore di un modello di high-tech “elitariamente” nazionalpopolare, Steve Jobs si è spento nell’incarnazione del nuovo sogno americano.

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La Grecia non è l'India

 

Si abbatte sulla Grecia la certezza dell’ingresso nel quarto anno di recessione, si consolida lo spettro annunciato di un ciclo negativo che non sembra volgere alla fine. Baricentro della crisi dell’Eurozona, simbolo della fragilità del sogno unionista, la Grecia arranca sotto il peso di un debito di dimensioni paranormali, atteso secondo le previsioni attestarsi nel 2012 all’insostenibile soglia del 173% in rapporto al Pil.

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Zaino in spalla e pronti a partire!

 

Quattro chiacchiere in classe economica, di quelle che si scambiano su treni scalcinati tra anime erranti, che si incontrano per brevi attimi nelle giungle insidiose della vita tra costellazioni di odori, rumori e suoni inenarrabili. Persone che si trovano nella dimensione catartica del viaggio a condividere fugaci momenti di empatia cosmica, combattendo la lotta impossibile di raccontarsi a vicenda, in un’ora, in mezz’ora, in tutto il poco tempo che c’è.

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