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"Gheddafi resterà, come simbolico re" Parla l'ex dissidente passato con il regime

  TRIPOLI« LE SPERANZE e le idiosincrasie del regime. Per oltre due ore le rappresenta  ogni sera sulla tv di Stato, a partire dalle 23, un ex oppositore del  Colonnello che ha rischiato la vita negli anni Ottanta. Dal 21 marzo un  sottopancia della trasmissione, intitolata ‘Cosa vuole il Paese’, presenta  Youssef Shakir, 60 anni, con il titolo di ‘analista politico’.

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Tripoli, silenziosa agonia di un regime

 TRIPOLI  «QUANDO senti un concerto di clacson, soprattutto dopo il tramonto, stai in  allerta. Non sono organizzati per celebrare il Fratello leader Muammar  Gheddafi, ma per coprire le sparatorie fra forze dell’ordine e nemici del  regime». L’avvertimento viene da un ragazzo, del quale, ovviamente, non è  possibile dire nulla.   Subito dopo i quaranta minuti circa di esplosioni  causate dal puntuale e sistematico raid notturno della Nato, all’una di

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Missione in Libano. Caschi blu stritolati tra le fazioni.

FERIRE sei caschi blu italiani in Libano è come lanciare un fiammifero in un  pagliaio. Solo una scheggia islamista ultraradicale può concepire un disegno  destabilizzante del martoriato Paese dei cedri. I primi sospetti convergono  su ‘Jund al Sham’, un braccio jhadista che si sarebbe radicato nel campo di  Ain al-Hilweh, alle porte di Sidone. Un’area che la stampa del Libano  definisce «fuori legge» perché nei campi profughi palestinesi di tutto il

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La rivoluzione su Internet

 I SOCIAL  network stanno cambiando il mondo arabo. Le rivoluzioni in  Tunisia ed Egitto sono state fulminee: appena 5 settimane per cacciare Ben  Ali e 4 per indurre Hosni Mubarak a ritirarsi a Sharm el Sheik. Nel 2008 in  Tunisia c’erano ventinovemila account di Facebook. In due anni il ‘libro  delle facce’ ha fatto registrare un boom. Tutt’intorno è cambiato l’ambiente  dell’informazione.

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Perchè serve un nuovo islam

L’ACIDO negli occhi era stato fino a questo momento un atroce privilegio  degli uomini che nel mondo islamico, in questo modo belluino, si vendicavano  del gentil sesso per varie ragioni. Succede ora che sulla base della legge  coranica (la “Qesas”, ossia la retribuzione, in pratica “l’occhio per  occhio” che per noi ha origini bibliche) la donna iraniana colpita e  accecata nel 2004 da uno spasimante respinto domani possa “vendicarsi”

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Cinque video: Osama era un capo operativo di Al Qaeda

7 maggio 2011 Gli errori del passato pesano. La seconda guerra in Iraq, quella del 2003, fu lanciata contrabbandando una “verità” smentita dai fatti successivi e cioè che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa. L’Inghilterra di Tony Blair calò il suo asso, sostenendo che il despota era in grado di attivarle in quarantacinque minuti. Dopo gli annunci trionfali, la nebbia della disinformazione sembrava una maledizione invincibile e minacciava di offuscare anche il più recente successo di Barack Obama, la cattura di Osama Bin Laden.

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L'islamista Campanini: la vera svolta sarà il ritiro dall'Afghanistan

«La  svolta ci sarebbe se il presidente Barack Obama decidesse di ritirare le truppe dall’Afghanistan. Manderebbe un segnale preciso e chiaro nella direzione  di limitare la continua interferenza sul mondo islamico. In quel caso i rapporti potrebbero migliorare davvero... perderebbe impatto la retorica sull’ Occidente invasore». Massimo Campanini insegna «Storia dei Paesi islamici» all’Università di Napoli «L’Orientale».

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Perché Osama non doveva diventare un martire

Il colpo fatale alla testa ha proiettato Osama Bin Laden nell’empireo del mito. Il “principe del terrore” ha fatto la fine alla quale anelava. E’ caduto da “testimone della fede”, in arabo “shahid”, in un episodio sanguinoso del jihad, letteralmente lo sforzo per la guerra santa. Per questo, se fosse stato possibile, sarebbe stato molto più saggio non ucciderlo durante il blitz.

 

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I salafiti hanno ucciso Arrigoni per contrastare la svolta pragmatica di Hamas

 

             Una sua carissima amica suggerisce una chiave di lettura della orribile fine di Vittorio Arrigoni che pare molto convincente. Negli ultimi tempi non era solo un protettore dei blogger di Gaza che sono scesi in piazza il 26 marzo per contestare il potere catafratto di Hamas, al punto da voler assistere ai loro interrogatori. “Si era molto speso per la riconciliazione fra Al Fatah e Hamas”, gli eterni contendenti della scena palestinese.

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Il conflitto in Libia è impantanato. Tempi lunghi per addestrare i ribelli

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