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Attenti a quei due

ADESSO è il momento della retorica. Basta ascoltare le esternazioni di  Nicolas Sarkozy e di David Cameron per esserne certi. Il primo si segnala  per l’ardita rivendicazione di aver agito in Libia solo perché era la «cosa  giusta» da fare. Piglia i classici due piccioni con una fava: lo show a  Tripoli gli permette, infatti, anche di oscurare il primo dibattito  televisivo fra i sei candidati socialisti nella corsa per l’Eliseo. Cameron,  poi, ci tiene a ricordare che la «rivoluzione appartiene ai libici». I jet

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Il capo degli 007: "Localizzato il raìs, ora toccherà ai commando. Gheddafi è a Ghwat."

Tripoli. «ABBIAMO gente sul terreno lì a Ghwat e preferiamo prenderlo noi, il  Colonnello». Isham Buhagiar, 47 anni, prima di diventare un alto papavero  dell’intelligence rivoluzionaria era un facoltoso commerciante di tappeti,  membro di una famiglia tripolina nella quale i fratelli si dividevano le  lucrose attività. Uno si occupa di diamanti.

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Gheddafi, caccia alle ombre. I ribelli: "Ormai è circondato".

Tripoli. «È CIRCONDATO, si trova in un’area che ha un raggio di 60 chilometri. Di lì  non può andarsene». I rivoltosi libici si esibiscono nell’ennesimo fragoroso  annuncio sul fatto che il Colonnello sarebbe di nuovo in trappola. Nelle  stesse ore è arrivato a Tripoli il premier del governo rivoluzionario  Mahmoud Jibril. Anis Sharif, assistente del capo militare della capitale  Abdul Hakim Belhadj, garantisce che Gheddafi è stato rintracciato grazie a

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Fiume di denaro ai tuareg. "Da sempre fedeli al dittatore"

Tripoli. IL NIGER? Arnaldo Guidotti, 70 anni, viareggino, manager della filiale  libica del gruppo Emaco specializzato nella costruzione di infrastrutture,  racconta che Gheddafi ha investito un fiume di denaro su quel Paese e sulla  sua comunità tuareg, fra il 30 e il 40 per cento della popolazione. Il Niger  è un Paese poverissimo. Oltre il 17 per cento dei bambini è malnutrito.

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Tripoli espugnata torna alla vita

SALEM Nashnush indica con un sorriso l’angolo annerito di un palazzo di otto  piani nel cuore di Abu Salim: «Lo vedi? Lì sopra c’era un cecchino. Prima  gli hanno appiccato il fuoco sotto i piedi,poi gli hanno sparato». Non c’è  dubbio che questa sia stata una guerra sporca.  Molti angoli delle case nel  misero quartiere dei fedeli inossidabili del Colonnello esibiscono le ferite  della battaglia urbana. Anche una caserma dei vigili del fuoco è

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Il generale Belhadj, capo degli insorti: "Mai con Al Qaeda. Rifiutai l'invito di Bin Laden"

  TRIPOLI SULLE SPALLINE della mimetica non ha nessuna stella. Abdul Hakim Belhadj, 45  anni, il nuovo comandante militare di Tripoli, ci riceve in una piccola sala  della Foresteria delle delegazioni africane all’interno dell’aeroporto  Mitiga, l’ex base americana Wheelhus che fu requisita da Gheddafi nel 1970.  Nel bagno più vicino è in bella vista una bottiglietta di  eau de toilette  Loewe 7. Sul suo tavolo, abbastanza spartano, incombe un grande schermo

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La sharia dei ribelli

L’ARTICOLO 1 del progetto di Costituzione elaborato l’8 agosto dai  rivoluzionari del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi è una  sorpresa amara. «In nome di Dio clemente e misericordioso», proclama che la  Sharia, le norme che scaturiscono dal Corano, è la «fonte principale della  legge». Per una rivoluzione nata dal desiderio di garantire libertà e parità  di diritti di tutti i cittadini è un’involuzione inaccettabile. È facile

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Guai a perdere la testa: i miei giorni terribili prigioniero di Saddam

DI SOLITO prima dell’ultima fermata c’è una corsa folle contro il tempo. La  necessità di raggiungere un posto del quale si parla molto e si sa  pochissimo, le incognite che sono legate all’impossibilità di controllare  ogni particolare, ogni persona compresi il tuo autista o il tuo interprete,  ogni svolta di un lungo itinerario. Così si arriva, spesso stremati,  all’ultima curva, all’ultimo pezzo di strada prima che qualcuno, armato, ti

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La prudenza può pagare

«I MORTI di domenica erano troppi. Li hanno sepolti anche nei giardini  pubblici». La voce è di un uomo che abita ad Hama, 270 chilometri a nord  della capitale, due volte vittima del regime degli Assad, Hafez nel 1982, il  figlio Bashar ora. In serata sono ripresi i bombardamenti, dopo la  tarawih,  la preghiera che segna la fine del digiuno per il Ramadan. Il massacro ha  indotto il ministro degli Esteri britannico William Hague a parlare per la

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Afghanistan. I due volti di un paese

NELLO STESSO giorno, per una crudele ironia del caso, arrivano  dall’Afghanistan due notizie che in apparenza si elidono. Un italiano  coraggioso, il caporalmaggiore Roberto Marchini, artificiere e  paracadutista, è dilaniato da un ordigno mentre ne sta disinnescando un  altro. A Kandahar, per mano di un insospettabile responsabile della sua  stessa sicurezza, è stato ucciso Ahmed Wali Karzai, discusso fratello del  presidente Hamid, uomo al centro di mille sospetti, dal traffico di droga

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