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Pasagic: la mia Bosnia che tenta di rinascere

Pubblicato da Lorenzo Bianchi Ven, 14/10/2011 - 10:03

Tuzla – “Può sembrare incredibile. Trovare i corpi e identificarli è la fine  della speranza, ma anche l’inizio di nuova vita. La perdita irreparabile resta incisa nel passato e non in una aspettativa che non vuole saperne di spegnersi”. Irfanka Pasagic, 58 anni, superstite di Srebrenica, neuropsichiatra infantile, ritirerà domenica a Pescara il premio 2011 “Laici per il Mediterraneo”.

 Il riconoscimento le sarà consegnato a conclusione del Festival che si terrà nella ex sede dell’Aurum, due giorni di incontri e di riflessioni sul tema “Laicità e corpo”. Il direttore scientifico della manifestazione è il filosofo Giacomo Marramao. La Pasagic ha fondato nel 1994 l’associazione Tuzlanka Amica per soccorrere le vittime del conflitto nei Balcani. “Può sembrare curioso – spiega – che dove manca tutto, perfino da bere e da mangiare, possa servire anche l’aiuto psicologico. Lo abbiamo sperimentato sulle donne che erano state nei campi di concentramento. Avevano un grande bisogno di parlare con qualcuno”.

A Srebrenica le sono morti molti parenti?

“Mi hanno ucciso i mariti di due mie sorelle e un nipote di 17 anni. Si chiamava Alen Paric”

Come si è salvata?

“Era il maggio del 1992. La guerra era appena cominciata. I serbi ci hanno fatto salire sui pulman e ci hanno detto di andare via, senza garantire la nostra incolumità”.

E’ tornata nel suo paese?

“L’ultima volta appena un mese fa. Si capisce che lì è accaduto qualcosa di terribile. La metà delle case è ancora vuota. Molte persone camminano per strada come se fossero fantasmi, è evidente che per il loro futuro non vedono uno spiraglio di luce”.

Esiste ancora il problema dei criminali di guerra?

“Girano per strada. A Zvornik c’è una madre che continua a incontrare il vicino di casa serbo che le ha ucciso due figli. E’ un caso particolarmente triste, ma cose simili accadono nella maggior parte delle grandi città del Paese. Si figuri poi un piccolo centro come Srebrenica, dove tutti si conoscevano…”

Non è stata tentata dall’idea di andarsene?

“Mai. Se si aiuta anche una sola persona, si è pervasi da una soddisfazione immensa. Crede che potrei mai provare tutto questo se mi allontanassi dalla Bosnia?”

Il generale Ratko Mladic, l’uomo che fece uccidere 8372 persone a Srebrenica, è finito in carcere all’Aja. Qual è la sua reazione?

“Un senso di vuoto. Gli americani sono andati a cercare Saddam Hussein perfino in un buco sottoterra. Lui, Mladic, invece camminava per strada, conduceva una vita normale, veniva perfino fotografato. E’ evidente che per anni non lo si è voluto trovare. Giocavano con le vittime. Avrebbero dovuto catturarlo molto, molto tempo prima”.

Nel suo Paese circola molta droga, il numero dei suicidi è elevato…

“Sui giornali leggiamo che un gran numero di persone si toglie la vita. Molti sono anziani rimasti soli. Anche questa è una terribile conseguenza del conflitto”.

E’ ottimista o pessimista sul futuro della Bosnia?

“Vado un po’ a giornate. Qui da noi c’era una lunghissima tradizione di vita multietnica. L’Europa sta cercando ora di apprenderla. Se non si riesce ad affermarla in Bosnia, è chiaro che fallirà dappertutto”.

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