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La minaccia radicale

Pubblicato da Lorenzo Bianchi Dom, 27/11/2011 - 16:54

IL MAROCCO ha votato. In una giornata tranquilla ed esemplare, i sudditi di  re Mohammed VI hanno scelto i loro rappresentanti in parlamento. Ha vinto il  partito islamico riformista ‘Giustizia e sviluppo’, in sigla «Pjd», che si  ispira al modello turco senza pretendere di dominare la società e di  relegare le donne nel ruolo subordinato e oscuro che riservano loro i  musulmani più retrivi.

Il predominio della religione sulla politica è stato vietato dalla riforma costituzionale adottata a luglio. Il Pjd non ha  conquistato la maggioranza assoluta ed è costretto a cercare alleati. 

 DIVERSA la situazione al Cairo. L’Egitto, purtroppo, è arenato in una  transizione burrascosa. I poteri del presidente sono gestiti dal Consiglio  Supremo delle Forze Armate guidato da Mohammed Hussein Tantawi, definito dai  diplomatici statunitensi (stando a Wikileaks) il «barboncino» del «faraone».  I generali hanno commissionato al vicepresidente della Corte di Cassazione  Bastawisi una bozza di articolo della nuova Carta fondamentale che assegna  alla giunta militare la «protezione attiva dell’ordine costituzionale». In  ogni caso, nonostante una marcia indietro a parole fatta per sedare le  proteste, vogliono sottrarre al parlamento il controllo del loro budget, al  quale gli Stati Uniti versano ogni anno un miliardo e 300 milioni di  dollari.

 Sul versante opposto sono schierati i Fratelli Musulmani. Un  sondaggio dell’Università del Maryland li accredita del 32 per cento dei  voti. La Confraternita ha disertato la protesta in piazza Tahrir. Tantawi ha  ricambiato a tamburo battente, smentendo anche ieri il rinvio del voto  osteggiato fieramente dagli islamici. Stretti nella morsa, i rivoluzionari  chiedono un governo di unità nazionale guidato da Mohammed el-Baradei e le  dimissioni della giunta degli uomini in divisa. L’uscita del tunnel non è in  vista.

 In questo clima quaranta milioni di egiziani hanno cominciato a  votare per la Camera dei rappresentanti. Non resta che sperare in un  miracolo. Ma è più logico prevedere un successo rotondo di   ‘Giustizia e Libertà’, il partito dei Fratelli Musulmani, e degli islamici radicali, primi fra  tutti i salafiti.

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