La minaccia radicale
IL MAROCCO ha votato. In una giornata tranquilla ed esemplare, i sudditi di re Mohammed VI hanno scelto i loro rappresentanti in parlamento. Ha vinto il partito islamico riformista ‘Giustizia e sviluppo’, in sigla «Pjd», che si ispira al modello turco senza pretendere di dominare la società e di relegare le donne nel ruolo subordinato e oscuro che riservano loro i musulmani più retrivi.
Il predominio della religione sulla politica è stato vietato dalla riforma costituzionale adottata a luglio. Il Pjd non ha conquistato la maggioranza assoluta ed è costretto a cercare alleati.
DIVERSA la situazione al Cairo. L’Egitto, purtroppo, è arenato in una transizione burrascosa. I poteri del presidente sono gestiti dal Consiglio Supremo delle Forze Armate guidato da Mohammed Hussein Tantawi, definito dai diplomatici statunitensi (stando a Wikileaks) il «barboncino» del «faraone». I generali hanno commissionato al vicepresidente della Corte di Cassazione Bastawisi una bozza di articolo della nuova Carta fondamentale che assegna alla giunta militare la «protezione attiva dell’ordine costituzionale». In ogni caso, nonostante una marcia indietro a parole fatta per sedare le proteste, vogliono sottrarre al parlamento il controllo del loro budget, al quale gli Stati Uniti versano ogni anno un miliardo e 300 milioni di dollari.
Sul versante opposto sono schierati i Fratelli Musulmani. Un sondaggio dell’Università del Maryland li accredita del 32 per cento dei voti. La Confraternita ha disertato la protesta in piazza Tahrir. Tantawi ha ricambiato a tamburo battente, smentendo anche ieri il rinvio del voto osteggiato fieramente dagli islamici. Stretti nella morsa, i rivoluzionari chiedono un governo di unità nazionale guidato da Mohammed el-Baradei e le dimissioni della giunta degli uomini in divisa. L’uscita del tunnel non è in vista.
In questo clima quaranta milioni di egiziani hanno cominciato a votare per la Camera dei rappresentanti. Non resta che sperare in un miracolo. Ma è più logico prevedere un successo rotondo di ‘Giustizia e Libertà’, il partito dei Fratelli Musulmani, e degli islamici radicali, primi fra tutti i salafiti.
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