Il voto dei latinos ha messo le ali a Obama
Phoenix – Gli elettori di lingua spagnola hanno messo le ali ai piedi di Obama. I latinos sono stati determinanti in quattro stati contesi fino all’ultima scheda, il Colorado, il Nevada, il Nuovo Messico e la Florida.
<!--break-->Il numero dei votanti è cresciuto del 25 per cento rispetto al 2004. Le punte di incremento più cospicuo si sono registrate fra gli esordienti della consultazione del 4 novembre. Secondo uno studio dell’ “Associazione nazionale degli eletti e dei funzionari di madre lingua ispanica” nell’avventura per loro inedita si sono lanciati gli immigrati che avevano ottenuto di recente la cittadinanza e i giovani. I favorevoli al candidato repubblicano sono aumentati del 14 per cento rispetto alle elezioni precedenti, quelle che sancirono la sconfitta di John Kerry. A livello nazionale il consenso dei “latinos” è stato del 67 per cento per Obama e del 31 per McCain. Il dato è fornito dall’Istituto di sondaggi Edison/ Mitofski che ha scandagliato gli umori all’uscita dai seggi. Nel 2004 Kerry si era fermato al 53 per cento. A Bush era andato un solido 44 per cento dei consensi.
I dieci milioni di cittadini di lingua spagnola che si sono presi la briga di andare ai seggi sono il 9 per cento del corpo elettorale. L’aumento più vistoso è stato in Colorado, dove Obama ha incassato il 61 per cento dei suffragi contro il 38 del rivale. Ma il voto dei latinos è stato cruciale anche nel Nuovo Messico, dove sono saliti al 41 per cento dei cittadini che si sono espressi. Il 69 per cento ha scelto Obama.
McCain era cosciente della tempesta che si stava addensando all’orizzonte e ha voluto tenere gli ultimi due comizi proprio in Colorado e nel Nuovo Messico, due stati che nel 2004 hanno scelto Bush. Il governatore, democratico e di lingua spagnola, del Nuovo Messico Bill Richardson ha molti ottimi motivi per esultare: “Abbiamo spazzato via la fama di convitati di pietra delle urne”. In Florida la spinta decisiva è venuta dai portoricani che abitano nella fasca centrale dello stato. Fra gli esuli cubani di Miami i repubblicani sono ancora il gruppo più numeroso.
L’altra grande sorpresa è venuta dai giovani bianchi di religione evangelica.I “cristiani rinati”, circa un quarto degli elettori, regalarono la vittoria a Bush nel 2004. Nella fascia di età compresa fra 18 e 29 anni, il candidato democratico ha raddoppiato i consensi rispetto a quelli raccolti da Kerry. La stessa tendenza è stata rilevata nella classe anagrafica successiva, quella fra i 30 e i 44 anni. David Gushee, professore di etica cristiana all’università Mercer, attribuisce il successo al fatto che le generazioni meno attempate hanno un ventaglio di interessi più ampio. Sparacchiare un no stentoreo all’aborto e alla omosessualità non basta più a convincerli. Bisogna essere suadenti e fascinosi anche sui diritti civili, sull’ambiente e sulla povertà”. La posizione “vaticana” di McCain sul momento nel quale comincia una vita (“al concepimento” ha gridato a Lake Forest, in California, nella chiesa evangelica di Saddleback, rispondendo al pastore Rick Warren), gli ha assicurato il 74 per cento del voto evangelico e bianco in Arizona, il 50 per cento in più rispetto ai suffragi di Obama. Ma in altri stati più in bilico, come il Colorado, la Pennsylvania, la Virginia, l’Indiana e il Michigan, il progresso dei democratici è stato molto più consistente. In Colorado, tanto per fare un esempio, ha toccato i dieci punti percentuali.
L’altro grande balzo in avanti di Obama è stato fra i cattolici. Lo ha preferito il 54 per cento dei fedeli al Santo Padre contro il 45 di McCain. Curiosa ironia dei numeri elettorali. Il presidente eletto, protestante della “Chiesa Unita di Cristo”, ha migliorato di sette punti percentuali il risultato ottenuto dal cattolico Kerry nel 2004 fra i seguaci del Papa.
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