"Il corpo di Gheddafi ai familiari". Il Cnt cede all'ira del mondo. Abusi sessuali sul rais ferito e implorante
Tripoli. IL VOLTO è smunto, pallido, sottolineato da un pizzetto che pare incongruamente ben curato. Gheddafi sente che la fine si sta avvicinando e tenta di fermare i suoi carnefici: «Lo sapete che quello che state facendo è Haram, un peccato?». I thuwar, i ribelli, sparano raffiche in aria a tutto spiano e lo irridono: «E tu che cosa ne sai di cosa è un peccato?» .
Il video è stato girato a poca distanza dal doppio tunnel di scolo dell’acqua piovana dove il Colonnello aveva tentato di rifugiarsi dopo che il suo convoglio era stato colpito da un caccia francese e da un drone, un aereo senza pilota, degli Stati Uniti. Qualcuno gli avvicina una pistola nera a una tempia. Ma un altro rivoluzionario allontana l’arma con uno strattone.
DELLE ULTIME ore del despota si sa moltissimo e pochissimo. Dopo aver solennemente annunciato che non si sarebbe fatta l’autopsia, i rivoluzionari del Consiglio Nazionale di transizione, impressionati dalle critiche che sono piovute dall’Onu e dagli Stati Uniti, hanno fatto marcia indietro. «L’esame autoptico è stato effettuato», ha confidato alla Bbc un alto dirigente che ha chiesto di non essere identificato. I risultati, aggiunge, verranno inviati all’Aja per essere esaminati dalla Corte penale internazionale . Il corpo di Gheddafi, secondo la tv britannica, verrà consegnato stasera o al più tardi domani ai suoi familiari, probabilmente alla sua tribù.
INTANTO i video che pullulano sulla rete raccontano particolari inediti e orribili sulle ultime ore del rais e del figlio quintogenito Mutassim. Quest’ultimo non vuole saperne di ripetere lo slogan ossessivo dei ribelli, Allah u Akbar, Dio l’onnipotente. «Devi dire, Allah u Akbar», lo incalza uno dei suoi carcerieri-aguzzini. Mutassim sibila un difficilmente comprensibile ‘shetta’, forse una storpiatura dell’inglese ‘shit’, merda . «Shafshufa (ossia ciuffetto, il soprannome popolare e ironico di Gheddafi, ndr) è pieno di pidocchi», grida, stupito, un miliziano. Non contento, lo apostrofa: «Ecco, Muammar, sei un cane, questo è il tuo destino, siamo i giovani, abbiamo vinto». In altri fotogrammi il leader con una voce flebile cerca di strappare un attimo di tregua. «La sapete - chiede - la differenza fra il bene e il male?». Dalla marea vociante parte un insulto: «Zamel, stronzo, eccolo Muammar, cane, sporco cane».
Un ragazzino gli sfila gli stivaletti neri. Altri sodomizzano il raìs ferito, sfondando i pantaloni con un bastone che si copre di sangue. Un’ultima sequenza di immagini documenta senz’ombra di dubbio che il despota sanguinante è stato consegnato ai guerrieri di Misurata . Si spintonano. Ognuno vuole scattare la foto storica. Urlano: «Siamo di Misurata, cane!». Un thuwar lo centra con uno sputo.
MA CI SONO anche voci stentoree che cercano di affermare un barlume di ragionevolezza nel gorgo ribollente degli shebab, i ragazzi, inebriati dalla vista del sangue: «Vivo! Deve restare vivo!», invocano. Di sicuro respirava quando ha attraversato al posto di blocco numero 50, sulla strada fra Sirte e Misurata. Lì c’era Adel Rahouma, 34 anni, un ex ufficiale di polizia: «Era su un’ambulanza ed era vivo. Lo assisteva un medico. Si sono fermati dieci minuti. Quando la gente ha saputo che il ferito era lui, è esploso il finimondo». Poco dopo, sulla grande strada costiera che collega Sirte a Misurata, è calata, inattesa, la fine. Sul corpo del Colonnello sono stati trovati diversi amuleti tipici della magia nera.
CHRISTOPHER Heyns, il commissario dell’Onu per le esecuzioni non giudiziarie, arriva a evocare l’ipotesi del «crimine di guerra». Mansour Daou Ibrahim, il capo dei pretoriani del raìs catturato dai rivoluzionari, racconta gli ultimi giorni della Guida: «Non ha partecipato ai combattimenti. Leggeva il Corano e parlava al telefono satellitare con la tv siriana Ar-Rai. Spesso chiedeva, con uno scatto di stizzita impazienza, perché mancassero la luce e l’acqua corrente. L’idea di andare a Sirte è stata del figlio Mutassim». A Misurata, nella ghiacciaia dei polli del mercato tunisino, centinaia di persone, uomini e donne con i bimbi in braccio, si sono messe in fila per vedere il cadavere dell’Onnipotente, del figlio e del loro ministro della difesa.
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