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"Il corpo di Gheddafi ai familiari". Il Cnt cede all'ira del mondo. Abusi sessuali sul rais ferito e implorante

Pubblicato da Lorenzo Bianchi Dom, 23/10/2011 - 20:50

 Tripoli. IL VOLTO è smunto, pallido, sottolineato da un pizzetto che pare  incongruamente ben curato. Gheddafi sente che la fine si sta avvicinando e  tenta di fermare i suoi carnefici:   «Lo sapete che quello che state facendo  è Haram, un peccato?». I thuwar, i ribelli, sparano raffiche in aria a tutto  spiano e lo irridono: «E tu che cosa ne sai di cosa è un peccato?» .

 Il  video è stato girato a poca distanza dal doppio tunnel di scolo dell’acqua  piovana dove il Colonnello aveva tentato di rifugiarsi dopo che il suo  convoglio era stato colpito da un caccia francese e da un drone, un aereo  senza pilota, degli Stati Uniti. Qualcuno gli avvicina una pistola nera a  una tempia. Ma un altro rivoluzionario allontana l’arma con uno strattone.

  DELLE ULTIME ore del despota si sa moltissimo e pochissimo. Dopo aver  solennemente annunciato che non si sarebbe fatta l’autopsia, i rivoluzionari  del Consiglio Nazionale di transizione, impressionati dalle critiche che  sono piovute dall’Onu e dagli Stati Uniti, hanno fatto marcia indietro.   «L’esame autoptico è stato effettuato», ha confidato alla Bbc un alto  dirigente che ha chiesto di non essere identificato. I risultati, aggiunge,  verranno inviati all’Aja per essere esaminati dalla Corte penale  internazionale . Il corpo di Gheddafi, secondo la tv britannica, verrà  consegnato stasera o al più tardi domani ai suoi familiari, probabilmente  alla sua tribù.

  INTANTO i video che pullulano sulla rete raccontano particolari inediti e  orribili sulle ultime ore del rais e del figlio quintogenito Mutassim.   Quest’ultimo non vuole saperne di ripetere lo slogan ossessivo dei ribelli,  Allah u Akbar, Dio l’onnipotente. «Devi dire, Allah u Akbar», lo incalza uno  dei suoi carcerieri-aguzzini. Mutassim sibila un difficilmente comprensibile  ‘shetta’, forse una storpiatura dell’inglese ‘shit’, merda . «Shafshufa  (ossia ciuffetto, il soprannome popolare e ironico di Gheddafi, ndr) è pieno  di pidocchi», grida, stupito, un miliziano. Non contento, lo apostrofa:  «Ecco, Muammar, sei un cane, questo è il tuo destino, siamo i giovani,  abbiamo vinto». In altri fotogrammi il leader con una voce flebile cerca di  strappare un attimo di tregua. «La sapete - chiede - la differenza fra il  bene e il male?». Dalla marea vociante parte un insulto: «Zamel, stronzo,  eccolo Muammar, cane, sporco cane».

 Un ragazzino gli sfila gli stivaletti neri.  Altri sodomizzano il raìs  ferito, sfondando i pantaloni con un bastone che si copre di sangue.  Un’ultima sequenza di immagini documenta senz’ombra di dubbio che il despota  sanguinante è stato consegnato ai guerrieri di Misurata . Si spintonano.  Ognuno vuole scattare la foto storica. Urlano: «Siamo di Misurata, cane!».  Un thuwar lo centra con uno sputo.

  MA CI SONO anche voci stentoree che cercano di affermare un barlume di  ragionevolezza nel gorgo ribollente degli shebab, i ragazzi, inebriati dalla  vista del sangue: «Vivo! Deve restare vivo!», invocano. Di sicuro respirava  quando ha attraversato al posto di blocco numero 50, sulla strada fra Sirte  e Misurata. Lì c’era Adel Rahouma, 34 anni, un ex ufficiale di polizia: «Era  su un’ambulanza ed era vivo. Lo assisteva un medico. Si sono fermati dieci  minuti. Quando la gente ha saputo che il ferito era lui, è esploso il  finimondo». Poco dopo, sulla grande strada costiera che collega Sirte a  Misurata, è calata, inattesa, la fine. Sul corpo del Colonnello sono stati  trovati diversi amuleti tipici della magia nera.

  CHRISTOPHER Heyns, il commissario dell’Onu per le esecuzioni non  giudiziarie, arriva a evocare l’ipotesi del «crimine di guerra». Mansour  Daou Ibrahim, il capo dei pretoriani del raìs catturato dai rivoluzionari,  racconta gli ultimi giorni della Guida: «Non ha partecipato ai  combattimenti. Leggeva il Corano e parlava al telefono satellitare con la tv  siriana Ar-Rai. Spesso chiedeva, con uno scatto di stizzita impazienza,  perché mancassero la luce e l’acqua corrente. L’idea di andare a Sirte è  stata del figlio Mutassim».  A Misurata, nella ghiacciaia dei polli del mercato tunisino, centinaia di  persone, uomini e donne con i bimbi in braccio, si sono messe in fila per  vedere il cadavere dell’Onnipotente, del figlio e del loro ministro della  difesa.

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