Si respira una gran voglia di giustizia "fai da te". E’ successo a Firenze. Quattro zingarelle sorprese dalla padrona di casa mentre la stavano derubando, fuggendo, l’hanno fatta cadere giù per le scale. Sono state salvate dal tempestivo arrivo della polizia. Gli agenti del commissariato di Poggioreale hanno fatto da scudo a una rom sedicenne che a Ponticelli aveva appena rapito una neonata. I condomini erano già sul piede di guerra. E’ stata sventata una spedizione punitiva.
Di Lorenzo Bianchi
Per capire il retroscena dell’attentato al convoglio del Secondo reggimento alpini di Cuneo nel quale è stato ferito il primo caporalmaggiore Andrea Tomasello basta ascoltare con attenzione il capo della polizia della valle del Mushai, il comandante Arif.
Di Lorenzo Bianchi
La voce è più concitata dal solito. Misbah Ahdab, deputato sunnita di Tripoli, leader del Movimento del Rinnovamento Democratico e influente componente della maggioranza antisiriana che sostiene il premier Fouad Sinora, sottolinea il concetto. Vuole la certezza che l’interlocutore abbia capito: “E’ la prima volta che una capitale araba è occupata da un gruppo armato dall’Iran. E’ una sfida alla comunità internazionale, alle decisioni delle Nazioni Unite e un’offesa al concetto stesso di sovranità del singolo stato”.
Di Lorenzo Bianchi
LE RIVOLTE in Egitto per il pane, due morti. Quaranta in Camerun per la stessa ragione. La fame attanaglia l’Africa. Il Continente Nero è sempre più fragile. Secondo il segretario dell’Onu Ban Ki Moon 100 milioni di persone rischiano la morte per inedia. In nove mesi sono aumentati del 45 per cento il riso, il mais, il frumento. Ci sono stati disordini in Costa D’Avorio, in Senegal e in Mozambico.
Di Lorenzo Bianchi
Venticinque anni, afgano, regista. Amin Wahidi è già un esiliato. Ha coltivato un progetto che gli ha attirato i fulmini dei talebani. Voleva girare un cortometraggio sulle ultime 24 ore di un mullah aspirante suicida che cambia idea in extremis e decide di non premere il bottone fatale, quello che dovrebbe trascinare altri esseri umani nel gorgo della sua morte. Era già pronto il titolo: “Le chiavi del paradiso”. Ora Amin vive ramingo a Milano con un permesso di soggiorno e ha fatto domanda di asilo politico.
Una quindicenne è stata pestata da un gruppo di compagne davanti all’istituto professionale “Cattaneo” di Mirandola. Volevano farle pagare cara la gelosia per il suo fidanzatino. La ragazzina si era irritata per un messaggio lasciato su internet. Un apprezzamento esplicito: “Sei bellissimo… Noi siamo libere…”. Umberto Rapetto, è il colonnello che ha creato e che guida il Gat, il Gruppo anticrimine tecnologico della Guardia di Finanza. Per mestiere e per passione conosce la rete come le sue tasche.
Giuseppe Granieri, autore di “Generazione Blog”, pubblicato da Laterza, non è ottimista, ma neppure pesssimista sul web: “Io sono per la posizione intermedia, quella che definisco laica. Abbiamo di fronte a noi un problema enorme che emerge anche in altri settori. Dobbiamo trovare il giusto mezzo fra la sicurezza e il rispetto della privacy. E affiorato negli Usa, dove sono nate agenzie dei servizi segreti per monitorare gli utenti, e in Gran Bretagna, con la proposta di mappatura del Dna”.
La rete sta di nuovo cambiando?
Per Zapatero quella del dieci marzo è stata la classica vittoria di Pirro. Gli sono mancati sette seggi per toccare il cielo della maggioranza assoluta (ne ha conquistati 169 gliene servivano 176) e ora è costretto a governare implorando di volta in volta l’aiuto dei nazionalisti catalani di Convergencia I Uniò (10 seggi) e dei baschi del Pnv (6 deputati). La conferma più plateale è stata proprio il voto con quale ieri il Parlamento gli ha concesso la fiducia. L’investitura è arrivata solo al secondo turno e a maggioranza relativa, 169 sì, 158 no e 23 astenuti.
Di Lorenzo Bianchi
L’offensiva fallita contro i miliziani di Muqtada Al Sadr a Bassora è stata architettata ed eseguita in “splendido” isolamento e totale solitudine dal primo ministro sciita Nouri Al Maliki. Che forse si riprometteva soprattutto un vantaggio politico, indebolire il giovane imam in vista delle elezioni provinciali previste per la fine dell’anno e assestare un colpo decisivo ai suoi alleati sul campo, gli agenti iraniani del corpo dei “Pasdaran della Rivoluzione”.
Il titolo è “Fitna”, una parola araba che in sostanza evoca il concetto di anarchia o disordine come il peggiore dei mali. Il filmato che l’olandese Geert Wilders ha inserito giovedì sera sul suo sito “Liveleak” cerca la provocazione dall’inizio. Comincia con la famosa vignetta di Maometto con la bomba infilata nel turbante e finisce con la stessa iconografia. Il sonoro fa sentire un ticchettio cadenzato. La carica sta per deflagrare. L’immagine è una citazione delle famose vignette satiriche sul Profeta che hanno incendiato il mondo.