La minaccia radicale
IL MAROCCO ha votato. In una giornata tranquilla ed esemplare, i sudditi di re Mohammed VI hanno scelto i loro rappresentanti in parlamento. Ha vinto il partito islamico riformista ‘Giustizia e sviluppo’, in sigla «Pjd», che si ispira al modello turco senza pretendere di dominare la società e di relegare le donne nel ruolo subordinato e oscuro che riservano loro i musulmani più retrivi.
Turchia punta dell'Occidente
L’ASSALTO alle ambasciate dei Paesi «nemici» del regime siriano ormai è un appuntamento quotidiano. Ieri sono state prese di mira le sedi diplomatiche del Qatar, degli Emirati Arabi Uniti e del Marocco, «reo» di ospitare il vertice dei ministri degli esteri della Lega Araba. «Circa un centinaio di persone - racconta alla France Presse il titolare della legazione di Rabat, Mohammed Khassasi - ha manifestato davanti all’Ambasciata gettando sassi e
Letali in Libia i jet tricolori
I PILOTI italiani battono i francesi nei bombardamenti del Paese del Colonnello. La cortina di mistero calata sulle operazioni in Libia di colpo si dissolve e ora scopriamo, solo dopo la fine della missione ‘Unified Protector’, che gli aerei italiani hanno martellato gli obiettivi assegnati e che li hanno regolarmente centrati. Il ministro della difesa Ignazio La Russa, in collegamento con i contingenti internazionali di pace dalla sede
Sul Cnt l'ombra di Gheddafi: "Processeremo i suoi killer". E il governo manda gratis alla Mecca le famiglie dei martiri.
TRIPOLI. LE FAMIGLIE dei ‘martiri’ della Rivoluzione avranno una ricompensa molto ambita dai credenti. La ministra libica per gli Affari sociali Hana al-Ghmati ha annunciato che quest’anno potranno andare in pellegrinaggio alla Mecca a spese dello Stato. A ogni coppia di genitori saranno anche versati dai 500 ai 1.000 dollari. I religiosi osservanti potranno così preparare i bagagli, indifferenti alle tempeste che li circondano. Un
Gheddafi, tomba segreta nel deserto. Il Cnt: non sarà un luogo di culto. I ribelli chiedono alla Nato di restare un altro mese.
TRIPOLI. Di NOTTE, furtivamente, tre auto hanno portato i corpi nel deserto. Salem al-Mohanmdes, un guardiano del mercato tunisino di Misurata, tira un sospiro di sollievo: «Il nostro lavoro è finito. Il nostro Consiglio militare ha trasferito Gheddafi in un posto segreto». Mahmoud Hamid, un giovane nipote del Colonnello, e il capo della sua temutissima Guardia del corpo, Mansur Daou, sono stati autorizzati a pregare sul cadavere ormai decomposto dopo la
"Così l'abbiamo catturato". Parlano i carnefici di Gheddafi
MISURATA. Hanno l’aria di tre bravi ragazzi, lavoratori per nulla truculenti prestati alla Brigata al-Riran di Misurata, quella che ha catturato il terribile raìs. Li incontriamo nel pomeriggio. Qualche ora prima le spoglie del Colonnello, del figlio Mutassim, e del loro ministro della difesa Abu Bakr Yunus Jaber, sono state offerte di nuovo alla pubblica curiosità in un magazzino frigorifero, quello della frutta e della verdura del mercato tunisino.
"Il corpo di Gheddafi ai familiari". Il Cnt cede all'ira del mondo. Abusi sessuali sul rais ferito e implorante
Tripoli. IL VOLTO è smunto, pallido, sottolineato da un pizzetto che pare incongruamente ben curato. Gheddafi sente che la fine si sta avvicinando e tenta di fermare i suoi carnefici: «Lo sapete che quello che state facendo è Haram, un peccato?». I thuwar, i ribelli, sparano raffiche in aria a tutto spiano e lo irridono: «E tu che cosa ne sai di cosa è un peccato?» .
Pasagic: la mia Bosnia che tenta di rinascere
Tuzla – “Può sembrare incredibile. Trovare i corpi e identificarli è la fine della speranza, ma anche l’inizio di nuova vita. La perdita irreparabile resta incisa nel passato e non in una aspettativa che non vuole saperne di spegnersi”. Irfanka Pasagic, 58 anni, superstite di Srebrenica, neuropsichiatra infantile, ritirerà domenica a Pescara il premio 2011 “Laici per il Mediterraneo”.
Le ultime stragi e i desaparecidos di Gheddafi
TRIPOLI – Un foglio anonimo in un raccoglitore. Fino all’ultimo il regime era convinto di evitare il collasso. Il 19 agosto, alla vigilia dell’assalto finale a Tripoli, la “camera della sicurezza della capitale”, una sezione del ministero della difesa, chiedeva all’impresa Germa 300 container “al più presto” per stiparci gli arrestati.
La storia/ Nell'inferno di Gheddafi. Parla Khaled Abu Harba, ematologo sopravvissuto alle torture nel carcere di Abu Salim
Tripoli. «L’INCUBO SI È AVVICINATO a piccoli passi. Prima un arresto di quattro giorni. Mi beccarono e mi trovarono addosso 31 mila dinari raccolti per la gente della montagna berbera ribelle, il Jebel Nafusa. Facevamo le riunioni nel bar dell’ospedale… C’era un individuo che osservava tutto tenendosi in disparte. Loro sapevano già che ero stato contattato anche per un trasporto di armi. Durante un interrogatorio uno sbotta: lascia perdere le medicine e parlaci del colpo grosso».
