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Se il turista strapazzato comincia a ribellarsi

Pubblicato da Roberto Baldini Gio, 23/06/2011 - 13:49

Bloccati per ore a bordo di un aereo della Ryan Air in servizio fra Siviglia e Pisa. Bloccati all'aeroporto di Siviglia, chiusi dentro la fusoliera, senza acqua e con sempre meno aria, soprattutto senza climatizzatore. E' l'odissea vissuta da circa 200 passeggeri il 16 giugno, che Marco Pezzola, musicista aretino che era su quel volo, ha raccontato al nostro giornale. E' stato lui esasperato che dopo due ore da incubo ha aperto di forza il portellone dell'aereo e ha fatto innescare gli scivoli d'emergenza, attraverso i quali molti passeggeri sono potuti scendere

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Siamo tutti Pezzola. Via, diciamocela tutta: quanti di noi, quante volte, su quanti mezzi aerei, navali o ferroviari si sono trovati nella situazione dell’eroico pianista aretino? Chiusi dentro un Frecciarossa a 40 gradi con le porte che non si possono aprire “per nessun motivo“. Stipati dentro una metropolitana ferma per cause imperscrutabili tra una stazione e un’altra. Seduti su un treno che non parte con il controllore che se gli chiedi spiegazioni ti guarda comne se gli avessi chiesto le misure della moglie.

E magari, come Pezzola, anche dentro un aereo-forno che cuoce su una pista dimenticata da Dio senza che nessuno si degni di dirti se c’è una gomma a terra, un terrorista a bordo o una hostess che ricatta il comandante perché ha scoperto che è sposato.

Sì, avremmo voluto tutti fare come lui, gridare «ora basta» e spalancare il portellone, e chisseneinfischia se schizza fuori anche lo scivolo d’emergenza. Avremmo voluto, noi. Lui l’ha fatto, tra gli applausi dei passeggeri-prigionieri, e se n’è preso onori e oneri (ha rischiato una denuncia e comunque non è stato fatto risalire a bordo quando l'aereo è ripartito).

A Pezzola è bastato girare quella leva per diventare il novello Fletcher Christian di un «Bounty» con le ali e accendere la miccia di un ammutinamento turistico finito su tutti i giornali spagnoli. Tutti con lui, o quasi. Per carità, il caballero italiano forse ha esagerato forzando il portellone: però se in cabina c’erano 50 gradi, se era così tanto che aspettavano senza spiegazioni, se non era possibile avere neppure un bicchier d’acqua per i bambini..madre de dios!

I poliziotti hanno avuto il loro daffare per superare il cordone umano che difendeva il pianista e chiedergli i documenti. Perché la gente si riconosce in chi dice a voce alta quello che tutti vorrebbero dire e fa le cose che tutti vorrebbero fare.

E allora è come se a sfondare quel portellone ci fossero stati tutti i turisti ingiustamente strapazzati dalle compagnie low cost e spesso very low service, capaci di importi  viaggi-tortura, di bloccarti su un’isola, di dirottarti su scali improbabili. E di tenerti ad arrostire su un aereo per ore come è successo a Pezzola e compagni. Beh, che d’ora in poi facciano più attenzione a trattar male i passeggeri e soprattutto a non superare i limiti dell’umana pazienza. Altrimenti ci arrabbiamo. E indovinate un po? Apriamo i portelloni.

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