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Non preoccupatevi, è soltanto una "jihad personale"...

Pubblicato da Roberto Baldini Mar, 05/10/2010 - 12:10

Ci spiegano che Mohammed Game,  il libico che si fece saltare il 12 ottobre di un anno fa alla caserma Perrucchetti di Milano, voleva combattere una sua "jihad personale" contro il Governo e Berlusconi. Ferì leggermente due soldati, ma se la bomba che aveva maldestramente confezionato fosse esplosa come pensava, ne avrebbe uccisi parecchi.

A volte classificazioni come quelle del jihadista personale potrebbero suggerire - e certamente non è questa l'intenzione degli inquirenti milanesi - una sorta di pericolo ridotto, quasi che un attentato contro una struttura militare da parte di un tipo che si era comunque studiato anche le mappe di metropolitane e palazzi pubblici, fosse qualcosa per cui non c'è da preoccuparsi più di tanto. Beh, nulla di più sbagliato.

Il 90% dei terroristi combattono una jihad personale, perchè la jihad fa parte dell'essenza stessa di ogni combattente islamico che ritiene suo preciso dovere massacrare gli infedeli e guadagnarsi il paradiso. Così pensava anche Mohamed Game. E oggi, quando si parla di emergenza terrorismo, e magari pensiamo che sia tutta un'esagerazione, non bisogna immaginare piccoli eserciti organizzati con la fasce verdi intorno alla fronte che vanno all'assalto di bus e metrò, ma proprio alla massa di quelli che erroneamente definiamo "cani sciolti" e che invece fanno parte di un'organizzazione che si forma e si smonta quotidianamente, per poi riformarsi da un'altra parte con altri nomi, altri volti e altri obiettivi.  Fatta di personaggi apparentemente slegati, eppure tutti in qualche modo legati da uno stesso filo che si chiama guerra santa, jihad. Che fabbrichino le bombe su Internet o siano addestrati nei campi del Medioriente, possono colpire allo stesso modo.

E' un nemico che non si combatte solo mettendo più poliziotti nei punti sensibili, ma soprattutto investendo in operazioni di intelligence. Ascoltando. Interpretando. Infiltrando. Prevenendo. E' la guerra più difficile da combattere. Per questo, forse, l'80 per cento di nostri lettori è contrario alla costruzione di tante  piccole moschee a Milano anzichè di un solo grande centro di culto dell'Islam. Pensano che tenere sotto controllo chi le frequenta, per individuare eventuali jihadisti, sarebbe praticamente impossibile. E hanno ragione.  Un giorno magari potremo costruirle senza timore, un giorno forse ci saranno solo musulmani da accogliere e nessun jihadista da individuare. Ma è un giorno che appare ancora troppo lontano.

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