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"Grazie" allo smog, ho sentito la voce di Milano

Pubblicato da Roberto Baldini Dom, 09/10/2011 - 13:48

Sulle prime ti colpisce il silenzio. Poi pian piano ti abitui, e allora cominci a distinguere i rumori. C’è anche qualche motore, certo, ma sono altri in suoni che ipnotizzano i tuoi timpani. Sono voci di bambini. Sono risate di amici. E’ l’eco di un bel coro che ti arriva dalle finestre aperte di una chiesa. E’ il campanello di una bici, l’aprirsi di una persiana, il chiudersi solenne di un grande portone di legno, il fischiettare di un venditore ambulante. E' la voce di una città, è la voce di Milano che non avevo mai sentito.

Si sente anche il soffio leggero del vento che ahinoi calerà presto e non disperderà più lo smog. Si sentono gli alberi. Si sentono le foglie. Si sente la vita.

Domani torneremo a non sentire più nulla, schiacciati da un rombo continuo, assordante, martellante. Milano tornerà rumorosa, eppure smetterà di parlare. Queste domeniche a piedi ci fanno sognare da quando, durante la famosa “austerity” degli anni ’70, la gente riscoprì per la prima volta le sue città, riemerse da una ventina d’anni di corsa a inquinare.

Non abbiamo soltanto bisogno di respirare meglio, abbiamo anche bisogno di ritrovare i luoghi dove viviamo e che sono dispersi nelle nostre memorie. Noi siamo anche le nostre città. Se arriviamo a riscoprirle per merito dello smog che sale ai livelli di guardia, bè, c’è qualcosa che ci è sfuggito.

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