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Gli infiltrati?Vedere alla voce Joe Pistone...

Pubblicato da Roberto Baldini Gio, 16/12/2010 - 14:34

Vivono la vita di altri, la vita di persone che non esistono. Si fingono rapinatori, narcotrafficanti, mafiosi, a volte anche estremisti o terroristi. Per farlo, per non bruciarsi, spesso per non essere ammazzati come cani, sono costretti a tagliare i ponti con mogli, fidanzate, figli. A volte per mesi. Altre,  per anni. E una volta finito il lavoro devono magari nascondersi per sempre, trasferirsi, cambiare nome, vivere ancora altre vite. «E ogni volta che incroci lo sguardo di un uomo per strada un brivido ti corre lungo la schiena - raccontano - perché quel tizio può essere il killer che cerca te».

Ecco, questi sono gli «infiltrati». Quelli veri. Ieri, invece, nella foga del pre-giudizio che condiziona troppi giudizi in questo Paese, si è fatto un gran straparlare di presunti “infiltrati” della polizia nelle manifestazioni di Roma, qualcuno ne ha anche chiesto conto al ministro Maroni. Chi li paga? Qual’era il loro compito? Scambiando così la nobile figura dell’agente sotto copertura con quella, semmai, dell’«agente provocatore» (salvo poi scoprire che i presunti provocatori erano estremisti minorenni ben conosciuti dalla Digos). 

E allora, per favore, gli infiltrati lasciamoli stare. Perché gli infiltrati sono gli uomini del Ros che operano dietro le linee della mafia, o del narcotraffico. Perchè gli infiltrati hanno nomi importanti, come quello di Joe Pistone, alias «Donnie Brasco», reso celebre solo grazie al film del 1997 con Johnny Depp e Al Pacino. Pistone, classe 1939, agente dell’Fbi, negli anni Settanta si infiltrò per sei anni tra i Bonanno, una delle cinque famiglie più potenti della mafia newyorchese. Vive sotto scorta da 32 anni, in un luogo segreto, perché grazie alla sua testimonianza 120 mafiosi furono condannati e 200 incriminati. Fu uno dei colpi più devastanti mai inflitti alla cupola americana. E la taglia di 500mila dollari che i boss misero sulla testa di Pistone/Brasco è ancora valida.

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