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"Giusto o sbagliato, è il mio Paese". Ma non lo disse un italiano....

Pubblicato da Roberto Baldini Mar, 20/09/2011 - 16:37

«Our country!In her intercourse with foreign nations, may she always be in the right; but our country, right or wrong», Giusto o sbagliato, è il nostro paese e dobbiamo amarlo. Lo disse Stephen Decatur, ufficiale della marina statunitense nell’era della nascente nazione americana. E dovrebbero ripeterselo tutti i giorni davanti allo specchio tutti i politici, o meglio i politicanti, che gioiscono alle sventure d’Italia per la sola ragione che ogni sventura è un colpo di piccone al piedistallo di Berlusconi. Ha ragione Pisapia, non basta abbattere B., servono facce nuove anche nell’opposizione.

Tutto questo naturalmente non è un attenuante per l’assurdo  comportamento di un esecutivo che arriva a dare ai soliti giornali la colpa del declassamento dell'Italia da parte di una società come Standard & Poor, che certo non ha il carisma dell’infallibilità, ma è fatta di analisti con i controattributi che sicuramente non emettono le loro sentenze in base agli articoli del Fatto Quotidiano. E’ ora di guardare in faccia la realtà: non è importante il declassamento, è importante quello che succede, e soprattutto che non succede, in un Paese dove ormai vacillano anche i più coriacei berlusconiani.

Bisogna voltare pagina, a destra e a sinistra sia chiaro. Serve gente credibile che creda nell’Italia e renda l’Italia credibile essa stessa. Serve gente che abbia voglia di portare fino in fondo tutto ciò che dal dopoguerra è rimasto a metà. Che smetta di tartassare solo e soltanto i lavoratori dipendenti. Che smetta di mandare i vigili a fare multe in città senza parcheggi solo per far tornare le previsioni di bilancio. Che smetta di mandare guardia costiera, finanzieri e carabinieri a far le multe ai gommoni senza mai controllare i superyacht. Che non combatta l’inquinamento facendo pagare tasse tipo Ecopass ma fermando le auto e puntando sui mezzi pubblici elettrici. Che convinca i commercianti a fare gli scontrini imponendo loro tasse più giuste. Che stimoli l’impresa togliendo lacci e lacciuoli che andavano tolti decenni fa. Che combatta la criminalità senza pietà. Che imponga la cortesia in tutti gli uffici pubblici. Che accolga gli immigrati da Paese civile senza trasformare le piazze, gli incroci e le stazioni in terre di nessuno. Che imponga lo studio dell’inglese a scuola come seconda lingua, e con insegnanti di madre lingua come avviene nel resto d’Europa. Che creda nell’onestà come valore e trasformi la furbizia in reato grave e deprecabile. E si potrebbe continuare.

Il problema è: l’Italia sarebbe compatibile con una simile classe politica?       

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