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Se i figli scompaiono

Pubblicato da Bruna Bianchi Mar, 04/01/2011 - 13:19

Romolo Guernieri aveva una figlia di nome Bruna, tre anni fa. Da Ponzano veneto, in provincia di Treviso, grida il suo dolore: <Che fine ha fatto?>. Dal 4 gennaio del 2008, Romolo non sa più niente di sua figlia, ma neppure delle sue nipotine Emma e Sofia e nemmeno di suo genero Paolo Durante. Tutti spariti tra Caracas (in Venezuela) e l'isola di Los Roques (di fronte a Caracas). Era una famiglia felice, quella di Romolo Guernieri, prima che succedesse qualcosa nel breve volo su un piccolo aereo di fabbricazione cecoslovacca che doveva portarli in un paradiso di acqua cristallina e corse sulla spiaggia bianca dei Caraibi. Non sanno più niente dei loro figli neppure i genitori di Fabiola Napoli e Stefano Fragione che l'amico Andrea ricorda così: <Il 30 dicembre del 2007 festeggiavamo il vostro matrimonio insieme. Mi mancate tanto>. Erano in luna di miele, partiti da Roma, e viaggiavano sullo stesso aereo della famigliola Durante. Il padre di Annalisa Montanari, per tutti la Lisa, e i genitori di Rita Calanni, entrambe bolognesi, si sono chiusi in un silenzio che ricorda quello dei genitori di Yara, la tredicenne scomparsa da Brembate di Sopra lo scorso 26 novembre. C'è qualcosa di sinistro nella scomparsa delle persone, qualcosa che ha toccato il cuore di tantissimi italiani che neppure conoscevano Stefano e Fabiola e continuano a scrivere, a tre anni di distanza, messaggi di speranza di ritrovarli in una specie di librone su internet (il guestbook) , così come su Facebook altrettanti italiani (sono più di 40 mila) lasciano un commento e una preghiera per la giovane ginnasta bergamasca. Erano da poco passate le 15 in Italia, il 4 gennaio del 2008, quando l'aereo da 19 posti, sul quale viaggiavano 8 italiani, 3 venezuelani, uno svizzero e due piloti, è diventato un misterioso Ufo scomparso dalle mappe del cielo, da quelle della terra e persino da quelle del mare. Non si è mai più trovato, e con esso, nemmeno i figli di Guernieri, Durante, Montanari, Colanni, Napoli e Frangione.  I soccorsi non hanno trovato niente, nemmeno una chiazza d'olio o un giubbotto galleggiante. Solo il mare ha restituito  un corpo, molti giorni dopo, sula spiaggia di Falcon, dove tutti i cadaveri delle tragedie di questo tratto di mare approdano. Sarebbero dovuti arrivare anche loro. Li aspettavano la guardia civil e persino i turisti che osservavano tutti gli oggetti portati dalle onde. Niente. Quegli otto italiani non ci sono più. Forse sono rimasti sul fondo grizoso del mare, forse dentro il mare non ci sono mai arrivati. Quel Transaven sinistro  ha finito con l'essere schiacciato tra le tante voci di aerei e navi spariti.  I soldi stanziati per le ricerche erano tantissimi e per un po' sono stati spesi facendole. Poi, di colpo, nonostante i tanti impegni presi tra governi, si sono arenate. Da mesi non si cerca più, come se ci fosse una sorta di  cancellazione del caso troppo dififcile da risolvere, troppo costoso da mantenere aperto.  Forse finirà così anche per Yara Gambirasio, come è finita così per tutti gli scomparsi che non hanno lasciato nemmeno una piccola traccia da inseguire. La rabbia iniziale, la fenesia di cercare ad ogni costo lascia il posto a un dolore sordo, così simile a quello delle catasfrofi più grandi di noi. I familiari dei dispersi o degli scomparsi, che neppure hanno un corpo da seppellire, che resteranno sempre col dubbio che qualcosa si poteva fare e non si è fatto, che mai avranno , forse,  giustizia, non dovrebbero essere mai dimenticati. Dietro le loro perdite così crudeli c'è anche  il senso di impotenza e la pena di tutti noi.  E perciò, se i loro genitori ce lo permettono,  gli otto italiani mai più ritornati dalla vacanza sull'isola di Los Roques almeno da oggi vorremmo sentirli anche i nostri, indimenticabili figli.

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