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Italiani in viaggio

Pubblicato da Bruna Bianchi Mer, 02/07/2008 - 12:53

Intervistando gli albergatori di 90 Paesi del mondo, Expedia ha svelato che gli italiani sono ospiti sgraditi e si piazzano al 14mo posto per maleducazione e arroganza. Non c'era bisogno di un'indagine mirata. Da sempre gli italiani all'estero non passano inosservati, soprattutto quell'italiano che all'estero ci va nei ponti e nelle ferie canoniche imposte dal calendario. Sono una discreta viaggiatrice e osservare fa parte del mio mestiere e riesco a confermare che gli italiani li riconosco prima di sentire il suono della mia lingua. Raramente mi ha fatto piacere incontrarli. Li noto perchè chiamano il cameriere con un urlo o toccandogli il braccio, perchè parlano a voce altissima al telefonino mentre visitano parchi tedeschi silenziosii, perchè si scolano birra sulle Ramblas di Barcellona lasciando le bottiglie dove capita. E perchè lasciano fare ai figli tutto quello che vogliono, dal toccare tutti gli oggetti in un negozio di souvenir, al piangere battendo istericamente i piedi per terra per un gelato a Bruxelles.  Esistono diverse tipologie di italiani in viaggio, ma è la maggioranza a lasciare un cattivo ricordo. Cosa facciamo allora di di diverso dagli altri, come gli  inglesi, i francesi, gli spagnoli, i giapponesi o i russi? Prima di tutto siamo meno viaggiatori di altri popoli, meno abituati al viaggio inteso come conoscenza di ulissiana memoria e perciò facili prede dell'atteggiamento "tutto è permesso, tanto non sono a casa mia". In effetti essere riconosciuti, benchè nei lati peggiori del carattere, dà sempre una certa soddisfazione: è come diversificarsi, esprimere una propria identità, e all'italiano questo coraggio non manca benchè non sia molto disposto a imparare dagli altri. Chi ritorna da una vacanza in un paese ospitale si accorge subito  se un luogo è pulito, se la gente è cordiale e se il rumore è confinato dove dovrebbe (una festa in piazza, la discoteca, ad esempio) se la grande offerta di ristoranti consente una scelta per risparmiare e non si ha la sensazione di essere fregati a bella posta, e se il cameriere ha attenzione verso il cliente. Non si capisce perchè allora, in questo contesto rilassato e di rispetto verso di noi, si lascino urlare i bambini al ristorante,  si permetta loro di fare capricci per ogni nonnulla facendoli appunto distinguere dai bambini locali. Non si capisce nemmeno perchè la famigliola, o gli amici in gruppo, debbano urlare per chiamarsi a due metri di distanza, perchè ritengano che l'unico modo per stare su una spiaggia, che so, della Spagna, sia farsi notare il più possibile per maleducazione.  E perchè non si cerchi di rispettare le abitudini del posto, anche se sono un po' meno libere delle nostre.

Abbiamo dei lati inconfondibili del carattere che sono gradevoli e che ci fanno nonostante tutto apprezzare anche al'estero: siamo più cordiali, più aperti, più chiacchieroni. Ma siamo terribilmente polemici, intolleranti, nervosi e non facciamo lo sforzo di imparare qualcosa. Con le lingue sraniere, si sa, siamo un disastro. Chi ha imparato un po' di inglese ha una pronuncia da brividi, ma siccome a Londra ci va una volta e forse mai più, usa la lingua dell'arrangiarsi. Tanto mi capiscono, si sente commentare. Vero. Lo sforzo lo fanno gli altri, noi no.

Che dire dei giovani? Usano poco il treno, che pure è conveniente fino ai 26 anni, e preferiscono ancora l'auto perchè è più comoda. Quanto si perde del viaggio muovendosi in auto! Non si conosce nessuno, non si fanno nuove amicizie, non si osserva come vivono gli altri e soprattutto non si guarda fuori dal finestrino senza ascoltare musica a palla nell'orecchio o giocando con gli sms.

Ci sono altri tipi di italiani in vacanza all'estero e sono quelli che non si fanno notare: viaggiano soli. Usano gli ostelli o le pensioni a baso prezzo, si spostano coi mezzi pubblici, accettano di parlare con altri viaggiatori come loro scambiandosi consigli e impressioni e non perdono occasione per chiedere informazioni scoprendo quello che nessuna guida turistica può offrire.  Non è raro che finiscano le vacanze con una persona appena conosciuta e magari incontrino l'amore inatteso. Anche le coppie stanno cominciando ad apprezzare questo modo di fare vacanza, pur sapendo che sarà una o due soltanto in un anno. Non rinunciano alle comodità, ma rinunciano agli alberghi e scelgono i bed and breakfast: fanno risparmiare, sono ovunque, visibili in internet prima di prenotarli, non pongono limiti di orario di rientro e consentono anche di mangiare in casa.

Molti italiani  che hanno puntato sull'estero quest'anno andranno in Spagna (e nelle isole), Grecia e Croazia, come accade ormai da parecchi anni. Prezzi più bassi, spiagge libere, buon cibo e aerei low cost che arrivano dappertutto con cifre irrisorie. La movida notturna è assicurata, quella sotto il sole è meno importante. Chi parte solo con questi presupposti (pagare meno) non riuscirà però facilmente a entrare nello spirito del viaggio in un paese straniero. Li troveremo più negli alberghi e nelle discoteche che per le strade a guardarsi attorno e scattare foto di volti nuovi, paesaggi nuovi, tramonti intensi.  Altri italiani invece varcheranno i confini europei. Saranno nei Caraibi o negli Stati Uniti e percorreranno rotte conosciute, senza quella capacità di perdersi, tipica del viaggiatore curioso, per vedere cosa c'è oltre il villaggio, oltre l'hotel o oltre il giro turistico ben definito.

Forse siamo un popolo timoroso delle novità, che vede pericoli anche dove non ci sono e che preferisce la sicurezza dei luoghi conosciuti e ben delimitati (la propria auto, il villaggio turistico, la guida) un po' come se fosse a casa propria. E appunto sentendosi a casa propria, ma in vacanza, ci si può permettere di alzare la voce, litigare, non limitarsi negli eccessi e anche essere decisamente maleducati con il personale di servizio o con i vicini di ombrellone.

 

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