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IL MISTERO DEI CARAIBI 5

Pubblicato da Bruna Bianchi Ven, 13/06/2008 - 13:13

 SARÀ un’impresa titanica in mano ai sub. A 302 metri di profondità c’è quell’"oggetto simile al Transaven per lunghezza e altezza" fotografato dal sonar della società venezuelana Incosta il 14 aprile. Al 90 per cento è l’aereo scomparso il 4 gennaio con gli otto italiani a bordo, aveva subito detto la Protezione civile venezuelana, per poi correggersi e abbassare la probabilità al 60: "In quella zona ci sono altri relitti mai recuperati". Dopo cinque mesi di snervante attesa per i familiari, è questione di giorni sapere se quell’oggetto così somigliante al Let 410 lo è davvero. E se dentro ci sono i corpi delle amiche Annalisa e Rita, della famiglia Durante e dei neo-sposi Fragione.

Non sarà l’italiana Impresub a scendere nei fondali del mar dei Caribi con il Rov (Remote operated vehicle) per scattare fotografie al relitto, bensì l’Andi, braccio operativo in America Latina della locale Atm Corporacion, che ha vinto la gara d’appalto del governo venezuelano.

L’AZIENDA italiana ha inviato tardi i preventivi e anche il materiale che dall’Italia doveva raggiungere Caracas via nave: questa è la spiegazione data per motivare una scelta di cui i nostri connazionali, senza notizie dei loro cari da cinque mesi, non fanno mistero di diffidare. I sub della Andi hanno però alle spalle un colosso americano con 70 filiali nel mondo e un progetto titanico. A cominciare dal robot (Rov) che verrà inabissato attraverso cavi mobili. La telecamera di cui dispone rimanderà a un computer in superficie le immagini captate e già in quel momento si potrà capire se quel relitto ha numeri e sigle di quello scomparso a gennaio. A questa prima operazione ne seguirà un’altra: i cavi del Rov dovranno agganciare l’aereo e portarlo in alto.  

Per evitare che si inabissi di nuovo verranno aggiunti dei palloni aerostatici, esattamente come si fece nel 1998 per recuperare a 3800 metri di profondità una parte della fiancata della poppa del Titanic, venti tonnellate di peso. Il palloni dovrebbero portare il relitto dai 300 ai 39 metri per poter fare entrare in azione i sub. A loro toccherà il recupero dei corpi, se verranno trovati all’interno.

IL LAVORO non è esente da rischi, primo fra tutti le condizioni in cui verrà trovato l’aereo. Se è rimasto integro nella caduta da 3000 metri di altezza potrebbe comunque spezzarsi per manovre sbagliate e gli occhi saranno puntati sul’abilità del manovratore del Rov.  

Erano le 9,38 di venerdì 4 gennaio quando il pilota, Esteban Bessil, lanciò il "may day" a 16 miglia dall’aeroporto di Gran Roque: "Ho entrambi i motori spenti, tento l’ammaraggio". Dieci giorni dopo il corpo del copilota Osmel Avil è stato trovato a 157 chilometri di distanza. Altri tre mesi e il sonar ha fotografato a 14 miglia da Los Roques, cioè a soli 410 metri dalla barriera corallina dell’arcipelago, il relitto adagiato sul fondo.  

Ora spetta ai sub della Andi togliere per sempre i dubbi sul mistero di otto italiani nel limbo da cinque mesi.

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