Santo cielo com'è pericoloso amarsi a distanza. Prima la vicenda del ragazzo fiorentino sbattuto in cella in Inghilterra, adesso quella dell'avvocato calabrese tenuto in gattabuia dieci giorni all'aeroporto di Washington. Entrambi perchè, come dice un vecchio motto milanese "dove l'amur el ghè la gamba tira el piè". Il 35enne avvocato che oggi racconta la sua incredibile odissea in territorio Usa è stato frettolosamente sospettato di voler entrare clandestinamente negli Stati Uniti dove vigono leggi rigidissime post 11 settembre perchè aveva troppi timbri sul passaporto.
Dieci anni di sequestri senza clamore internazionale inghiottiti pagando milioni di dollari, fino alle barbare esecuzioni di imprenditori come Giovanni Vassallo o la giovane Rosina Di Brino. Filippo Sindoni, imprenditore alimentare, non girava nemmeno con la scorta e l’hanno riempito di pallottole solo perchè voleva ribellarsi. E’ la vita degli italiani del Venezuela, una delle grandi comunità di emigrati o loro figli che due giorni fa ha scritto una lettera di fuoco alla Farnesina: «Abbiamo bisogno di un esperto antisequestro, siamo preoccupati».
C'è qualcosa che salta all'occhio nella vicenda dei due fiorentini, padre e figlio, rinchiusi nelle carceri inglesi. E' la chat e i suoi inganni. Sandro non è il primo ragazzo che si tuffa in internet per ore dimenticando il mondo per cercare nella finestra che si apre sul monitor quelle parole che gli mancano. Possono essere d'amore, di stima, semrpe sono di un rapporto a due intimo e silenzioso che ingrandisce le emozioni proprio perchè non ha - apparenti - conflittualità. Si riempie di sogni.
E' stato identificato come oggetto numero 1. Le parole tecniche che descrivono la lunghezza, l'altezza e la profondità dove è stato individuato dal sonar, non rendono l'idea. Finchè non si vede quell'immagine sul fondo del mare dei Caraibi. Ha le sembianze nette di una fusoleria d'aereo sdraiata di lato. Le ali (lunghe 29 metri) non si vedono, forse sono coperte dalla sabbia. Davanti (o dietro) al muso una strisciata indica l'impatto con il fondo marino e la breve corsa fino all'immobilità.
Tra la confusione delle notizie, i dubbi, la lontananza e il dolore che si ravviva, la verità sul bimotore scomparso nel mare dei Caraibi il 4 gennaio con otto italiani a bordo, è molto più vicina.
Alla fine, quello che si era già stabilito di fare a fine gennaio, cioè chiamare un'azienda specializzata itlaiana, la Impresub, si farà adesso, dopo 3 mesi e mezzo.
Per fortuna siamo in democrazia e ognuno può dire la sua. Anche sulle donne violentate e uccise pur essendo un uomo che non ha mai lontanamente provato cosa significhi camminare per la strada e rischiare la violenza sessuale. Mi devo chiedere come mai la triste storia di Giuseppina abbia suscitato tanto desiderio di commenti. E praticamente tutti sulla stessa linea: Pippa Bacca se l'è cercata.
Pippa Bacca è stata uccisa, il suo abito bianco da sposa insudiciato e bruciato. Il suo messaggio di pace sulle orme dei territori sofferenti per le guerre infinite, si è trasformato in un attimo nella realtà che lei non voleva vedere: non ci si può fidare di uno sconosciuto.
E' successo in Turchia e poteva succedere ovunque. E' vero. Era successo anche sull'autostrada trafficatissima delle 8 di mattina tra Bergamo e Milano per una banale discussione tra un'automobilista e un camionista. Lei, 24 anni, è stata uccisa per niente.
Hanno votato. In Argentina la campagna è iniziata con il giallo delle 120 mila schede bianche in più, in Brasile con quelle delle diecimila in meno. Poi, all'ultimo momento, ci si è messa anche l'indagine calabrese per capire se la 'ndrangheta in Sudamerica abbia comprato 50 mila schede già belle firmate e così siamo a posto. O quasi.
LA MAMMA di Pippa è una contessa che indossa un vistoso bracciale comprato su una bancarella e abita in una casa di ringhiera stracolma di opere d’arte di sua figlia. «Non riuscivo a farla uscire di casa, a 33 anni le ho comprato un magazzino perché le ho detto: senti, porta via almeno le tue cose». Adesso Elena Manzoni, sorella di Piero, il genio provocatore che nel ’60 scioccò Milano con la «merda d’artista», aspetta: «Non risulta nessun incidente, non c’è in nessun ospedale. Forse è stata rapita. Coraggio?
Che nome dare al bimbo in arrivo se mamma è italiana, papà tedesco e l'infante vivrà a Bruxelles? Un dilemma risolto così da Marta: Rebecca Sofia Rieger. Però per Micky, da Toronto, "l'importante è che questo nome suoni bene nella lingua del Paese in cui risiede il bebè".